Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta taiwan

Durian: il vero frutto proibito, ovvero la misura della libertà - Kuala Lumpur, Malesia

Un durian aperto a colpetti di machete: un fagiolozzo intatto e un seme spolpato
Cosa c'entra il durian, un frutto tropicale, con la libertà? Forse nulla, forse molto.
Il durian. L'avevo assaggiato anni fa, appena arrivato nel Sud Est Asiatico. Dev'essere stato a Singapore: a Bugis Junction infatti, dove alloggiavo, non appena arrivava la stagione della raccolta la zona si riempiva di bancarelle. Pur non facendomi schifo, come invece alla maggior parte degli occidentali, non mi aveva entusiasmato, anche se non saprei spiegare il perché. Nemmeno la sua presunta, terribile puzza mi aveva colpito. E pensare che proprio a Singapore, a causa del cattivo odore che emanano, i durian sono proibiti negli hotel, nella metropolitana e in altri luoghi pubblici, con tanto di cartelli di divieto illustrati. Ma a Singapore è persino vietato importare gomme americane, figuriamoci mangiare frutta puzzolente in ambienti chiusi. In Asia mi è capitato di annusare cibo ben più maleodorante del durian. Certe varietà di chou doufu (tofu puzzolente) in Cina e a Taiwan mi hanno costretto a tapparmi il naso quando mi trovavo a cinquanta metri o più dal ristorante-sorgente. Un'intensità simile a quella del fetore che ormai più di vent'anni orsono, in un paesino dell'Appennino Lucano, saliva dalla scarpata su cui putresceva la carcassa di una vacca ed entrava dalla finestra rotta impregnando l'aria della stanza, tenendo me e mio fratello svegli tutta la notte, a cercare topi morti sotto il letto e controllare i conati di vomito mentre non smettevamo di ridere increduli. Il durian puzza vagamente di gas da cucina, ma non si tratta di un odore insopportabile.

Sala numero 6 - Kuala Lumpur, Malesia

Sono alla biglietteria del cinema, al centro commerciale Pavilion. Chiedo se è possibile avere un posto senza vicini. Mi prendono sul serio e quando il film ha inizio sono l'unico spettatore presente in sala. Non c'è nemmeno bisogno di abbassare il volume del telefono.
Se ne avete l'occasione e un paio d'ore da impegnare andate al cinema al Pavilion e guardate un film taiwanese. La storia non è male e avrete una sala privata. È un affare da non perdere, caldamente consigliato.

Immagine: locandina del film "A place of one'e own". Taiwan, 2009