Il divertimento secondo me
Mi sono sempre saputo divertire, in qualunque posto e modo, in qualsiasi momento. Frequento anche i tipici luoghi del divertimento. Non tutti, sia chiaro, ma alcuni sì. Li riconosco subito: possiedono qualche ineffabile caratteristica che soddisfa il mio istinto.
Ci vado anche da solo. Ho sempre amato farlo. A volte posso sembrare schivo, assorto, persino cupo. È soltanto apparenza. Forse sono brillo, e me la sto spassando davanti al palcoscenico della mia mente. Inoltre osservo e ascolto. La musica, certo, ma non solo.
Io lo so cos'è il divertimento. Lo so meglio di quello che sorride a tutti e "fa" l'estroverso. Ho conseguito una laurea, un master e un dottorato in divertimento. Tutto honoris causa, ovviamente. Semplicemente non mi diverto in modo prescritto, precostituito, prefabbricato. In generale i "pre-qualcosa" mi danno l'orticaria.
Il divertimento per me è qualcosa di spontaneo, istintivo, creativo. Il mio divertimento è, come un po' tutto il mio stile di vita, una forma d'arte — perdonate l'immodestia. È tuttavia una forma d'arte un po' insolita, esotica, che sembra appartenere ad altri lidi. Un po' come le maschere africane, le stampe giapponesi o le danze tahitiane che fecero il loro sbalorditivo e dirompente ingresso nel panorama culturale europeo dell'ottocento.
Credo che non smetterò mai di cercare di divertirmi. E nemmeno di riuscirci, se tutto va bene. È persino possibile che schiatterò divertendomi.
Sì, pensandoci bene, spero proprio che vada a finire così.

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