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Thailandia violenta: finalmente se n'è accorta pure la stampa

Il video del pestaggio
La stampa italiana pubblica il video di un pestaggio avvenuto nelle strade di Hua Hin, una nota località di villeggiatura thailandese, e finalmente i lettori realizzano che la Thailandia, oltre ad essere una fantastica destinazione esotica caratterizzata da "spiagge paradisiache, sorrisi contagiosi e cibo ottimo anche se speziato", è pure questo: violenza brutale, diffusa e alle volte gratuita.
Spesso su questo blog ho pubblicato le mie impressioni su qualche rissa a cui mi è capitato di assistere a Bangkok e dintorni. Chi non le avesse lette può dare un'occhiata ai post contrassegnati col tag "violenza". La scena ripresa dalla telecamera di sorveglianza nel centro di Hua Hin non mi ha quindi stupito particolarmente. La reazione spropositata a un'offesa apparentemente futile, i pugni tirati con freddezza quasi professionale, i colpi sferrati su bersagli indifesi e per giunta stesi a terra, l'indifferenza davanti ai corpi immobili sono atteggiamenti agghiaccianti a cui ho assistito numerose volte. Per fortuna rispetto a ciò che mi è capitato di vedere in passato in questo caso mancavano i dettagli splatter delle chiazze di sangue e quelli noir delle armi improvvisate. Magra consolazione.

Lingua franca/2 - Da Hua Hin a Koh Phayam, Thailandia

L'amico I regge sul polso una mini mantide religiosa a Koh Phayam
Oltre che nell'Europa di lingua tedesca l'italiano può funzionare come lingua franca anche nel S.E. asiatico. 
Siamo a Hua Hin, golfo del Siam, due o tre ore a sud di Bangkok. Ristorantino con terrazza sul mare, pesce sui piatti davanti a noi. Siamo a tavola con un gruppo di zurighesi, e come al solito almeno un paio di loro parlano italiano quasi perfettamente. Paese buffo la Svizzera: tutte quelle lingue ufficiali e nessuna che lo unifichi, i suoi abitanti costretti alle volte a parlare in inglese tra di loro. Mi intrigano, mi incuriosiscono, ma non mi sorprendono più. 
Poche ore più tardi, mentre aspettiamo la corriera per Ranong, un ragazzo mi chiede se so qualcosa a proposito del bus per Phuket, che è già parecchio in ritardo. Ha parlato in italiano correttamente, c'è un po' di rumore e non sono riuscito a concentrarmi sui dettagli dell'accento. Scopro quindi che è inglese, della Cornovaglia. Ha vissuto per vari mesi a Caserta e poi a Ravenna. Mi racconta che all'inizio parlava persino con un vago accento campano.

È quasi Hua Hin - Thailandia

Apro gli occhi. Da qualche minuto il getto del condizionatore disegna un cerchietto di freddo sul velo di sudore che mi copre la fronte. L’ambiente climatizzato del taxi e il calore del corpo avvinghiato al mio sono lo Yin e lo Yang di questa notte che volge all’alba. L’abbraccio con la studentessa straniera si fonde nell’odore e nella sensazione di ruvido della miscela di fumo, vapori d’alcol e note distorte che c’è rimasta spalmata addosso nel locale in cui ci siamo incontrati alcune ora fa.

Le sue labbra hanno la consistenza della carne che circonda una puntura di insetto e mi baciano la guancia saltellando col tocco fresco e morbido delle zampe di un cucciolo. Si muove lentamente e ad occhi chiusi, come se la scena la stesse sognando. O come se la stessi sognando io.

Fuori dal finestrino sfreccia una sagoma familiare, e poi un’altra. Avverto il tassista. Quando l’auto si ferma la bacio, scendo e resto ad osservarla mentre si allontana. Ha uno sguardo deluso, o sollevato. Tanto la rivedrò, penso, ce lo siamo promessi. Mi sbagliavo, ma sembrava giusto così. Ed è il momento quello che conta, non l’analisi, né la sintesi o le conclusioni elaborate a freddo.

Una flebo di linfa vitale - Golfo del Siam, Thailandia

Non c’è rollio né moto di beccheggio, il traghetto scivola dall’isola alla costa, tagliando la calura sul golfo del Siam.

Il motore sbuffa e la barca rallenta, io scollo la schiena dal sedile in velluto. Dal ventilatore giapponese si sviluppa un cono in cui mi rifugio per sfuggire a questo forno. Nemmeno la brezza che fa solletico al ponte indebolisce la presa dell’afa snervante.

Il pilota manovra facendo percorrere allo scafo delle lente mezzelune di avvicinamento al molo. Una colonna di pneumatici riveste un pilastro. La gomma è sgualcita e ridotta a brandelli. Con gli altri passeggeri osservo dal parapetto la complessa manovra d’avvicinamento. Lo scafo arrugginito si appoggia alla struttura stiracchiando le fibre di un pneumatico malmesso. Alcuni frammenti di staccano dal pezzo e si infilano muti tra le piccole onde.

Facendo perno sulla colonna di legno il traghetto lentamente si mette in linea con il molo. Si abbassa il portellone da cui sfilano le auto. Sopra il pontile una pezza di juta sbuffa nuvolette ad ogni passaggio. Tutto attorno a me riflette il grigio del cielo.

Borse in spalla barcollo sulla passerella, attraverso il ponte che cigola e traballa e percorro il corridoio che ci collega al piazzale. Passo dopo passo, senza volare, percorro verso l'alto la penisola malese. Samui-Surat, Surat-Hua Hin, poi l’ultimo pulmino che mi porta a Bangkok, zigzagando tra caldo, palme e baracche, con l’acqua e la polvere sotto le scarpe.

Il viaggio è noia, pensieri e paragrafi, il viaggio è una flebo di linfa vitale.


Foto Koh Samui, di Fabio Pulito