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La rottura di palle


Una delle più importanti lezioni impartiteci dai grandi del passato è quella del primato del dubbio sulle certezze.
Il culto del dubbio, però, è una rottura di palle. Ti costringe a stare sempre sul pezzo, a romperti il capo per cercare di capire, senza faziosità o superficialità, ogni argomento di discussione. Lo fai se l'attività ti appassiona. Non è un'attitudine adatta ai pigri mentali, agli eternamente indaffarati o ai fanatici monocorde.
Per questi risulta molto più semplice avere certezze granitiche a cui affidarsi, mentre dalla propria trincea sparano raffiche contro dei nemici immaginari. Ed è ancora meglio se tali certezze vengono fornite in pacchetti preconfezionati del minor numero di tipi possibile, preferibilmente due, così che chi vuole utilizzarle sa esattamente quale deve scegliere.
Anzi, non scegliere, raccogliere. La scelta è comodo farla una volta per tutte, abbandonandosi ad una o l'altra estremità di una società sempre più polarizzata. Da quel momento in poi sai sempre a chi ti devi rivolgere ogni qual volta ti serva il pacchetto adatto a te per interpretare ciò che succede.
Vedo gente molto preoccupata per come l'AI rischi di educare le persone a smettere di pensare. Ma come? Chi è appassionatamente curioso e ama il ragionamento, la ricerca e la comprensione, userà l'AI solo per le attività più meccaniche e meno interessanti. I pazienti affetti da sindrome della certezza polarizzata, invece, avevano già smesso di pensare da tempo. L'AI li aiuterà semplicemente a continuare a non ragionare, facendo anche meno fatica.

Evoluzione della disinformazione


La disinformazione è una tecnica che hanno utilizzato tutti. Chi comanda, chi si ribella, alleati, nemici, religioni, lobby, sette, aziende, mafie, narcotrafficanti.
Da sempre.
Poi è arrivato il primo colpo di scena.
Proprio quando si pensava che uno strumento come il web potesse rendere l'informazione più distribuita e quindi più facile smascherare i soliti noti, è avvenuto il contrario: sfruttando la nuova tecnologia, molti altri soggetti sono entrati nel meccanismo disinformativo. Anche a titolo individuale. Spesso al servizio di un referente, ma a volte addirittura per nient'altro che tornaconto personale.
Siamo arrivati al punto in cui si fa fatica a dare ascolto a chicchessia, e bisognerebbe restare scettici nei confronti di qualsiasi tipo di informazione, ad eccezione di quelle che raccogliamo in prima persona coi nostri sensi.
Ed ecco il secondo "coup de théâtre".

Propagande

Che la nostra opinione pubblica sia stata manipolata per anni dalla propaganda USA è oltremodo evidente. E anche - dopo il caso degli archivi Mitrokhin grazie ai quali si scoprì l’acqua calda - che le opposizioni tradizionali in Europa fossero teleguidate dalla propaganda del Cremlino.
Molto più sorprendente è ciò che sta accadendo oggigiorno, nell’era del web, dei social e dei vari canali d’informazione aperti a tutti.
La società intera - e quindi non solo gli organi di informazione o le organizzazioni politiche - si è ormai spaccata lungo una linea di separazione che in alcuni tratti coincide con la vecchia cortina di ferro, e in altri è invece più fluida. Il grosso della popolazione reagisce in maniera pappagallesca (anzi, forse i pappagalli sono più autonomi) all’una o all’altra propaganda, senza organi fissi di riferimento ma andandosi a cercare personalmente le fonti che confermano le leggi scolpite nelle tavole che la divinità
 prescelta ha consegnato loro.

Geopolitica per noi fessacchiotti - Lezione 1: Divide et impera.

Vi consiglio di leggere l’introduzione motivazionale, prima di addentrarvi tra le righe della prima lezione. La potete trovare cliccando qui. Probabilmente i temi trattati vi risulteranno comunque difficili da elaborare, visto il lavaggio del cervello che abbiamo subito per anni. Almeno però avrete chiaro l’ambito della discussione.
Cominciamo l’analisi con una domanda. È meglio per un soggetto geopolitico controllare mezzo mondo o nulla? Non è difficile dai, neanche per dei fessacchiotti della geopolitica come noi: è meglio controllare mezzo mondo. Sì, certo, avere sotto controllo il mondo intero sarebbe meglio che controllarne mezzo, però se la storia ha piazzato sulla scacchiera due giocatori dalla forza equivalente non ti resta che accontentarti di mezzo mondo. Che non è poi male, comunque.
Abbiamo stabilito così il primo punto fisso della nostra teoria, che a me sembra semplice, ma assicuratevi di averlo compreso a fondo, altrimenti ciò che segue vi risulterà piuttosto oscuro.
Poniamo ora un’altra domanda.

Geopolitica per noi fessacchiotti - Intro motivazionale

Non capisco come possiate ancora dividervi tra simpatizzanti di USA o Russia. Due imperi di merda che dal 1945, ma anche prima, rompono i coglioni a tutta l’Europa e a tre quarti del resto del mondo. Il divide et impera lo formalizzarono i romani, ma esisteva già da un po’, e lo conosciamo da millenni. MILLENNI! Eppure niente da fare: i somari non hanno ancora capito un pene e continuano a scalciarsi sui testicoli.

Streams?


Mainstream proclamano, che parolone.
Chi lo segue "sa bene" d'aver ragione,
chi è contrario sa scegliere "l'informazione". 
Circo e stadio sono i modelli imperanti:
clown in TV e pagliacci in rete
mettono in scena spettacoli aberranti
per un pubblico di ultras armati di machete.
Si partecipa in massa ad ogni nuova diatriba:
una malattia, una guerra, l'ambiente, il petrolio!
L'originalità viene estratta da un giacimento esaurito:
il "Trito e ritrito" più che cliché è un nuovo rito.
Compromesso, ragionamento? Dei tecnicismi ignobili,
insulti e urla son qui le armi nobili.
Profani? Mai! Davanti a nulla,
esperti dell'intruglio purché sia tafferuglio.
Ci si schiera sempre, senza nutrire dubbi,
monasticamente devoti a qualche tipo di "ismo":
imperialismo, terrorismo, 
fascismo, comunismo,
wokeismo, waspismo,
tradizionalismo e progressismo.
Ore ed ore trascorse ad odiare,
carburati da notizie che alimentano il rancore.
Davanti alle ineffabili questioni globali
io resto perplesso, senza posizione:
per quanto ci provi non riesco a scegliere
tra due imperi arroganti,
tra un miliziano e un soldato,
tra questa o quella vittima,
tra alternative astratte.
Programmi in TV e video in YouTube 
con equanimità li ignoro entrambi,
resto nel mio angolo, in flebile penombra,
a sfogliare testi specialistici e vecchia letteratura.
Fra poesie, filosofia, scienza e romanzi,
cerco il bello, il profondo, l'ispirazione, l'arguzia.
L'esempio di un poveraccio, 
troppo impegnato a campare
per permettersi di dedicare
al massimalismo il suo tempo,
che tuttavia sorride, condivide e aiuta,
resta il promemoria sgualcito e sbiadito
dell'esistenza inequivocabile seppur remota
di un'umana capacità di vivere in armonia la vita.