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(Dis)informazione emotiva


La notizia deve trasmettere informazione. Arricchire il bagaglio conoscitivo dello spettatore. Niente di più è niente di meno.
Se quando guardate un telegiornale o un video vi sentite invece colpiti a livello emotivo — indignati, arrabbiati, intristiti, euforici o impietositi — siete il bersaglio di tecniche manipolatorie atte a raccogliere consenso su qualche tema. Il fine può essere politico, economico, bellico, strategico in genere. Di sicuro non si sta cercando di informarvi.
Gli organi governativi, i propagandisti, i cosiddetti "spin doctor" sono maestri nell'utilizzo di queste tecniche e si servono di media accondiscendenti per metterle in atto.
Non sto parlando solo delle TV e dei giornali di stato. Ne sei vittima anche tu, che credi di abbeverarti alle pure sorgenti del fantasmagorico bluff chiamato anti-mainstream.
Le tecniche sono subdole, ma gli effetti sono talmente plateali da renderle inoffensive, a patto che uno ne sia consapevole e tenga alto il livello di attenzione.
Per sfuggire all'incantesimo basta porsi la domanda implicita nell'incipit: la notizia mi colpisce a livello emotivo? Se la risposta è "sì": spegni immediatamente il baracchino gracchiante, usa il lercio foglio per pulirti il culo o poggia il cellulare su quella pila di carte che stanno volando via.
Disciplinati a sottoporti sempre a quel semplice test. E agisci di conseguenza quando l'esito è positivo. Non ti preoccupare: quella a cui rinunci non è vera conoscenza.

Le guerre e i sempliciotti: parte seconda


Potete trovare la prima parte qui.

Spieghiamo meglio perché i sempliciotti che tifano per l'uno o l'altro guerreggiante, pur essendo convinti di essere ispirati da fini intuizioni analitico-geopolitiche, in realtà non ci hanno capito un cazzo. Peggio ancora, fanno più o meno consapevolmente il gioco di qualche lurido propagandista.
Ricordatevi che non ci si riferisce qui ai fan di Putin o di Zelensky, degli israeliani o dei palestinesi, di Trump o Khamenei. Qui non c'è nessun "o", ci sono solo "e": si sta parlando di TUTTI costoro. Di chiunque semplifichi temi che sono in realtà complessi e che hanno radici ficcate molto profondamente nel suolo roccioso della storia. Storia che loro ignorano, ovviamente, a parte qualche sedimento filtrato ad arte qua e là. E che altrettanto ovviamente non riescono ad analizzare con un minimo di utilità ai fini del dibattito.
In guerra, qualsiasi guerra, ognuno ha poca ragione e tutti hanno molto torto. Non c'è giusto o sbagliato. E nemmeno vi sono buoni o cattivi. O meglio, tutto ciò non esiste in termini assoluti. Se ne può parlare soltanto in termini relativi: relativi alle motivazioni di ciascuna parte, che sono ispirate da criteri di sopravvivenza, di sicurezza e di prosperità, e quindi di sopraffazione. Si tratta di ottiche soggettive e faziose per natura, egoistiche e spietate. Anche, perché no, ancestrali, primordiali e tribali.
Spesso, come nelle faide tra famiglie o clan, i conflitti durano da talmente tanto tempo che nessuno ricorda più per quale motivo siano iniziati. Si tramandano di generazione in generazione, come se fossero parte del patrimonio genetico.
Inoltre, la matassa in cui sono avvolti è estremamente più caotica di come viene presentata dai portavoce delle parti, o percepita dai loro sostenitori.
Infine, in ogni guerra, la comunicazione è sempre inquinata da censura e propaganda. SEMPRE. Quindi, se leggete o ascoltare qualcosa che sembra dare ragione ad uno dei contendenti — magari il vostro beniamino — oppure dare torto all'altro, sappiate che non si tratta di un'informazione che conferma o confuta la vostra partigianeria — che è comunque per sua stessa natura mal riposta. Siete in realtà il bersaglio di becera pubblicità. Quella che appunto chiamiamo propaganda.
Se vi schierate dunque, non solo non ci avete capito un cazzo, ma siete pure complici, in quanto ripetitori di una squallida gran cassa.
Continuate pure, se vi va. Ma ora che lo sapete non potete più permettervi di atteggiarvi a paladini della giustizia.

Le guerre e i sempliciotti


I poveri illusi sono tanti, tantissimi, troppi.
Li vedi fronteggiarsi su due schiere dell'opinione pubblica create artatamente sul terreno di un conflitto, una diatriba o un contenzioso.
Sanno sempre con la sicurezza ostinata di un mulo chi ha ragione e chi ha torto. Tacciano gli illusi del campo opposto, altrettanto farlocco, di ingenuità o malizia. Accusano l'opinione pubblica avversaria di asservimento propagandistico e sbandierano le fonti schierate dalla loro parte come depositarie della pura verità.
Fanno il tifo, dandosi quella patetica, nonché irritante aria da analisti incompresi.
Il risvolto tragicomico di tutto ciò è che hanno ragione. Ognuno di loro ha ragione. Le accuse che scagliano contro i "nemici" sono vere. Lo sono da entrambi i lati, però.
Il perché di questa polarizzazione imbecillesca è noto: l'incapacità — che contraddistingue alcune semplici menti — di gestire il caos, la complessità insita in ogni settore della realtà, non solo sociale ma anche antropologico, biologico, naturale. Una complessità con cui fanno i conti ogni giorno nelle loro misere vite ma che paradossalmente non riescono ad accettare quando si tratta di eventi che hanno luogo ad un livello più alto, e quindi ancora più complicato.
Si potrebbe osservarli con tenerezza e lasciarli a sguazzare nella loro patetica piscinetta semplificata per bambini che non sanno nuotare in acque agitate.
Il problema è che il loro numero non è trascurabile, è anzi imponente, e influenza quindi la società in cui dobbiamo vivere pure noi. Chi esercita il potere — politico, mediatico o finanziario — questo lo sa e agisce di conseguenza, alimentando le spiegazioni polarizzate fornite a questi autodichiarati astuti. Riesce quindi a sfuggire al controllo che sarebbe necessario a fargli svolgere il suo compito a vantaggio della comunità e non di se stesso.
È il "divide et impera" di romana memoria. Tutt'ora estremamente attuale ed efficace.
Si tratta purtroppo di una spirale auto alimentata, un circolo vizioso, una tendenza quasi irreversibile.
Noi abbiamo comunque il dovere — morale, umano, laicamente sacro — di continuare a provarci. Se sarà stato invano, per lo meno non avremo nulla da rimproverarci.
E se sarà catastrofe, potremo puntare il dito e affermare: "Noi ve l'avevamo detto!" Una magra consolazione è sempre meglio di una pingue e vile inazione.

Immigrazione incontrollata: le teorie


Ho letto una vignetta provocatoria. Recitava più o meno così: <<Chi vorrebbe l'immigrazione incontrollata secondo i populisti? I "progressisti-buonisti". Ma chi la vuole davvero? Gli "industriali-capitalisti" (ovvero chiunque abbia bisogno di un bacino di manodopera a buon mercato).>>
Non sono mai stato un gran che come complottista, però la seconda tesi mi convince più della prima. Innanzitutto perché ha più senso. Per quale motivo infatti della gente qualunque, sulla base delle proprie idee politiche, dovrebbe augurarsi l'immigrazione incontrollata, con tutti i problemi di ordine pubblico che questa comporta? Gli altri, quelli del secondo scenario, hanno invece degli interessi molto concreti ad importare lavoratori a basso costo. E poi, come dicono gli americani, se vuoi sbrogliare una matassa, "follow the money", segui i soldi. Ed è abbastanza chiaro dove conduca la traccia del denaro.
Attenzione però, questo smonta totalmente l'altra tesi cospiratoria a riguardo. Quella della sostituzione etnica, che secondo gli amanti delle ipotesi più fantasiose sarebbe perseguita dalla solita cupola pluto-giudaico-fascio-marxista-supercazzolosa-con-scappellamento-a-destra-come-se-fosse-antani.
Chi vuole manodopera a basso costo è interessato, come dice la stessa espressione, al costo di tale manodopera, non alla sua etnia. La sostituzione etnica sarebbe semmai una conseguenza e non il fine del meccanismo.
Per assurdo, a sostituzione avvenuta, gli "industriali capitalisti", o chi per essi, per risparmiare sui costi del lavoro andrebbero in cerca di cristianissimi bianchi emarginati, mettendo in moto dunque un processo di sostituzione etnica a parti invertite.
Un circolo vizioso insomma. Il solito vicolo cieco in cui si ficca chi crede a teorie fantasiose solo perché hanno il fascino, appunto, delle teorie fantasiose.

Disegno sinistro - parte settima: l'estremizzazione


Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Lo sbilanciamento che genera la polarizzazione alimenta — ed è alimentato da — un circolo vizioso di natura socio-politico-mediatica per mezzo del quale la polarizzazione stessa viene amplificata ed esaltata piuttosto che attenuata o placata.
Alla lunga questo processo instabile volto alla crescita costante non può che portare all'estremizzazione.
Oggi stiamo appunto in uno dei picchi dovuti a questo diabolico meccanismo, i cui effetti e sintomi sono evidenti osservando il tono ed il livello del dibattito in seno all'opinione pubblica.
Dibattito che riassumerei così: cialtroneria cazzara urlata a pieni polmoni.

L'illusione dei gruppi


I gruppi politici, economici o religiosi non esistono nel mondo reale. Sono un prodotto della nostra mente.
Ovviamente, nonostante questi gruppi non esistano in qualità di vere e proprie entità fisiche, sono trattati come tali, e le persone si identificano come membri di uno o più di essi. Questi individui esistono eccome - sono reali - e dal momento che dichiarano la loro affiliazione ad un gruppo, noi siamo indotti a postulare anche la realtà del gruppo stesso.
Questo è il punto in cui inizia l'illusione, ma non quello in cui finisce. I gruppi noi li profiliamo, ottenendo così serie piuttosto precise di caratteristiche a loro associate. Di conseguenza tendiamo ad attribuire un pacchetto di caratteristiche a tutti i membri di un gruppo, come se questi non fossero esseri umani dotati della loro unicità, bensì semplici ripetizioni di un dato modello. Un procedimento che se applicato a noi stessi ci sembrerebbe inaccettabile viene allegramente utilizzato per semplificare il resto del mondo.
Ciò può anche andare bene in certe specifiche circostanze. Tuttavia dobbiamo sempre tenere a mente che quasi nessuno dei membri di quel gruppo è correttamente descritto da quella serie di tratti identificativi. Di fatto, la maggior parte di essi potrebbe non essere associabile ad alcuno di quegli attributi.
Questo distinguo non è solo importante: è fondamentale. Le conseguenze di una tale trappola mentale possono infatti risultare socialmente disastrose.
I gruppi possono essere molto utili come strumenti concettuali. Fate però sempre attenzione a non prenderli troppo seriamente.

Disegno sinistro - parte sesta: la follia collettiva


Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Il disegno sinistro ha però anche un effetto collaterale che, chissà, potrebbe persino giocare a sfavore di chi lo causa.
Gli italiani, ma forse non solo loro, stanno progressivamente e inesorabilmente scivolando in un baratro di follia collettiva. Vivono ormai in un mondo virtuale in cui credono di essere coinvolti e impegnati in lotte sempre più lontane dalla trama delle loro vite, crisi di cui conoscono solo ciò che la propaganda rifila loro, a qualunque fazione si ispirino.
Un tempo litigavano per la recinzione in comune col vicino, per il prezzo delle uova, per la manutenzione della caldaia. Ora si trovano in piazza e si mandano in culo in nome di paesi, popoli ed eventi lontani.
Per non parlare del tempo e dell'energia che impiegano gratuitamente, accettando acriticamente le direttive di parte, quando per richieste più ragionevoli e retribuite non esitano a mostrare il dito medio al proprio datore di lavoro.
Davvero incredibile la potenza della propaganda, la minuziosità del lavaggio del cervello impartita.
Goebbels sembrava uno sfigato che senza l'ascesa del nazismo sarebbe stato destinato all'oblio. Ma è incredibile la quantità di talento, anche maligno, che le vicende storiche possono lasciare sotterrata o portare alla luce in maniera assolutamente arbitraria.
Li hanno sconfitti i nazi, certo, ma alcune loro tecniche se le sono studiate minuziosamente.

Accettare il caos


Le persone spesso fanno fatica ad accettare l'elusività di una realtà estremamente complessa, globalizzata e interconnessa, dove un evento apparentemente minore che ha luogo in un oscuro punto del mappamondo possa stravolgere le loro comode vite a migliaia di chilometri di distanza.
Tendono quindi a prediligere spiegazioni che sono al contempo semplici da comprendere e affascinanti da seguire. Un po' come la trama di un blockbuster hollywoodiano, quando invece il modello cinefilo simbolicamente più adatto sarebbe quello dei drammi esistenziali da cinema d'essai.
Le più tipiche tra queste spiegazioni contemplano piani di controllo delle masse monolitici, operati da un piccolo gruppetto di individui super potenti, tutti d'accordo tra loro, per fottere noi miliardi di poveri pedoni.
La realtà ovviamente è più simile ad un groviglio caotico, in cui si intrecciano numerosi schemi di controllo, potentati, mandarinati, eventi casuali, opportunismo, intuizioni, visioni, errori, colpi di culo, rapporti di forza. È un po' la traslazione su un livello globale di ciò che ci accade quotidianamente nelle nostre piccole e insignificanti vite. Siamo noi stessi dei minuti nodi di un grafo estremamente complesso, lo constatiamo di persona ogni singolo giorno: come possiamo pensare che l'intero mondo sia invece semplificabile con una narrativa da cartone animato giapponese?
Più riesci ad accettare, comprendere e gestire il caos, più resti coi piedi ancorati a terra e hai possibilità di rimanere a galla. Seguendo le teorie del piano supremo ti perdi invece in una realtà virtuale-parallela che può facilmente tramutarsi in un vero e proprio manicomio.
Il mio consiglio: stanne fuori. Meglio confusi che impazziti.

Disegno sinistro - parte quinta: la traslazione


Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Ma poi notate: le polarizzazioni che funzionano meglio nel contesto della "matrix" sono proprio quelle "traslate".
Gli esempi sono i soliti. Ci sono due popoli che combattono una guerra vera, a migliaia di chilometri da qui. E parallelamente da noi si sviluppano due fazioni, per l'appunto "traslate", che simulano un conflitto le cui radici, motivazioni e ideali appartengono a ecosistemi totalmente estranei al nostro e per ciò difficilmente comprensibili nei loro più minuti dettagli culturali e anfratti antropologici. Questi sono gli elementi della contesa più reconditi e ancestrali, e proprio per questo i più fondamentali. Tale inafferrabilità è la ragione per cui tutta la questione viene semplificata in maniera banale, patetica e tristemente ridicola.
Lo stesso succede per altre questioni, traslate su dimensioni diverse da quella spaziale: fascismo e antifascismo sulla dimensione temporale, virus e vaccini su quella scientifica, capitalismo e comunismo su quella economica.
Ciò che rende queste polarizzazioni efficaci è proprio l'elusività dei temi, lontanissimi dagli ambiti concreti della vita delle persone che vi abboccano, e quindi persistenti in quanto non direttamente verificabili.
Il motto ormai è noto: "Lascia che i polli si azzuffino su questioni traslate. Sarà poi facile fotterli nel loro contesto più intimo."

L'acquario


Per quanto a chi sta sguazzando dentro a un acquario
si cerchi di spiegare che sta sguazzando dentro a un acquario,
questi non capirà che sta sguazzando dentro a un acquario,
proprio perché sta sguazzando dentro a un acquario.

Il vero complotto


Non ho mai capito per quale ragione chi non resiste al fascino delle teorie del complotto, invece di occuparsi di casi non verificabili - lo sbarco sulla luna, l'undici di settembre, la cupola pluto-giudaica e via dicendo - non si concentri invece sulle cospirazioni che sono sotto gli occhi di tutti, da secoli se non addirittura da millenni.
Mi riferisco ai meschini, vili, subdoli e delinquenziali lavaggi del cervello operati su bimbi e ragazzini, per fini religiosi, patriottici, militari o politici.
A chi cazzo verrebbe in mente, in età adulta, di credere a regni dei cieli e giudizi universali, a supremazie su popolazioni che vivono su territori al di là di confini tracciati arbitrariamente, a ragioni supreme per farsi ammazzare, a sistemi di governo fallaci, se tali convinzioni non fossero impiantate nella testa degli individui quando la loro mente è in fase di formazione, ancora vulnerabile e incapace di valutare cosa sia meglio per il proprio benessere?
Credo sia il crimine collettivo più squallido ed efferato che sia stato commesso e si continui a commettere a livello globale. Una schifezza contro cui tutti, avendola subita, dovremmo ribellarci. E da cui dovremmo soprattutto tenere al sicuro i nostri ragazzi.
Paradossalmente sono spesso gli stessi genitori che offrono i loro figli in sacrificio sull'altare della convenienza sociale. Gli stessi genitori che magari si indignano se i loro ragazzi prendono un'insufficienza in matematica. L'onta del voto negativo no, la circonvenzione e la manipolazione mentale sì. Pazzesco. Un obbrobrio per cui riesco a trovare poche giustificazioni accettabili, ma molte bieche motivazioni.
È arrivata l'ora del risveglio: complottisti di tutto il mondo: unitevi! Lasciate perdere le vostre inutili speculazioni su argomenti inverificabili e puntate il dito contro questo evidentissimo scempio. Lottate finalmente per avere un mondo migliore. Salvate i nostri giovani dal plagio organizzato e legalizzato, mistico o secolare che sia.
Le generazioni future ve ne saranno grate. Se vi interessa essere ricordati per aver scelto il lato giusto della storia, questo è il vostro momento.

Diffidenza


Lo scettico e il bastian contrario sono personalità caratterizzate da atteggiamenti profondamente diversi.
Il primo è un virtuoso che coltiva il dubbio, prova a capire, sa sospendere il giudizio. È pronto a mettere tutto in discussione, ma procede con metodo, cerca prove, usa il ragionamento.
Il secondo è un collezionista di certezze ottuse, spesso vittima di ridicole polarizzazioni. Rigetta pregiudizialmente ogni affermazione ufficiale, alle volte anche solo per il gusto di farlo. Mosso dalla smania di apparire più "furbo" finisce per essere un negazionista compulsivo.
Lo scettico è ispirato da curiosità e senso critico. I suoi strumenti sono i fatti, i dati e la logica. Persegue il suo obiettivo con rigore e pazienza.
Il bastian contrario è spinto da fobia e vanità. Speculazione e diffidenza sono gli attrezzi nella sua cassetta. Non ha tempo per l'analisi, conclude in fretta.
Lo scettico studia il sistema, ne individua i vincoli e manovra con cautela i gradi di libertà.
Il bastian contrario strattona, si dibatte, scalcia, e finisce aggrovigliato in una matassa di fibracce alternative.
Lo scettico nuota controcorrente, da solo, verso la fonte. Il bastian contrario, invece, è risucchiato in un torbido gorgo, in fondo al quale non troverà niente.

Disegno sinistro - parte quarta: Matrix


Potete leggere la terza parte seguendo questo link.
L'ho tirata in ballo spesso la Matrix ultimamente. È arrivato il momento di parlarne più diffusamente.
La stupenda trilogia interpretata da Keanu Reeves l'hanno vista un po' tutti. E molti dopo averla guardata si sono esaltati: "È una storia intelligente, io l'ho compresa, quindi sono intelligente anch'io." Pensano.
E in effetti il risultato appare incoraggiante. Poi però li osservi e ti risulta chiaro che non ne hanno colto tutti i lati simbolici, gli aspetti metaforici: ciò che la rende attuale anche senza l'apocalisse tecnologica. Si sono fermati alla trama delle macchine senzienti che succhiano l'energia degli umani facendoli vivere in un sogno simulato, la matrice stessa. Non riescono a fare due più due, ad unire quei benedetti puntini.
Spieghiamo quindi l'allegoria. Nella nostra realtà le macchine possono essere rappresentate dal livello del potere. I sogni - la matrice - sono invece le questioni polarizzate che da quel livello vengono fornite ai cittadini. L'energia succhiata è infine quella degli individui che abboccano al trucchetto e si dedicano anima e corpo a carburare il meccanismo.
Facciamo qualche esempio tratto dalla sequenza di polarizzazioni per volgo diffuse negli ultimi anni. Vi siete schierati, con elmetto e baionetta, prendendo posizione (qualunque posizione) sulle varie diatribe relative alla pandemia? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla guerra Russia-Ucraina? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla questione Palestina-Israele? Siete nella Matrix. Vi siete schierati sulla guerra USA-Iran? Siete nella Matrix.
E state sicuri che quando l'interesse sulla crisi del momento scemerà, i controllori della Matrix ve ne forniranno altre. Come già detto il contenuto non è la chiave. L'obiettivo è la distrazione, la spaccatura dell'opinione pubblica. Il divide et impera.
Okay, prendetevi un po' di tempo per rifletterci. Poi, chi non aveva colto il parallelo di cui sopra alla prima visione vada pure a rivedersi il film. Magari stavolta lo capisce davvero.

Trovate le altre puntate della saga "Disegno sinistro" seguendo questo link.

Dinamismo costituzionale


Io al referendum sulla riforma costituzionale non ho votato. Ero all'estero ed ero pure contento di avere una buona scusa per non partecipare all'ennesima pagliacciata scarica barile orchestrata dai nostri disastrosi politic(ant)i. Gentucola che per limiti personali e faziosità di schieramenti non riesce a trovare un accordo su questioni fondamentali, riducendo tutto alla solita zuffa polarizzata e condannando il paese al collasso istituzionale. Con le patate bollenti che questi mediocri incompetenti non riescono a gestire e che passano invece ai cittadini io non mi scotto le mani.
Se avessi votato forse avrei scelto il no. Non per le ragioni fuffa avanzate dall'opposizione, che sul tema è tanto colpevole quanto la maggioranza, bensì per consapevolezza della mia inadeguatezza ad affrontare un quesito inadatto ai non esperti in materia.
Non mi è assolutamente piaciuto invece il ragionamento (ragionamento si fa per dire) di chi ha proposto di votare no perché la nostra costituzione è una creazione perfetta, infallibile ed eterna che non va quindi toccata. Mai. A prescindere. Ma dove vivono costoro, in una campana di vetro?
Innanzitutto i padri costituenti, consapevoli che il loro lavoro era solo l'inizio dell'opera, hanno inserito con lungimiranza il meccanismo di modifica. Quindi chi è aprioristicamente contrario alle riforme costituzionali abbia almeno le palle di prendersela con quelli che fa invece finta di osannare.
In secondo luogo la carta iniziale si inquadra in un preciso momento storico. Il mondo cambia di continuo, e nell'ultimo secolo lo ha fatto in maniera vertiginosa. Pensare che una costituzione stesa alla fine della guerra possa resistere, immutata e monolitica, a sconvolgimenti geopolitici, tecnologici e sociali quali quelli degli ultimi decenni è allucinante.
Prendete come esempio l'apertura: l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. A parte che non mi è mai stato chiaro perché proprio sul lavoro? Perché non sulla dignità, o l'autorealizzazione o lo sviluppo sociale e culturale degli individui? Ma va beh, mettiamo che a quei tempi, a cavallo tra monarchia e repubblica, col paese da ricostruire, un po' di propaganda motivazionale potesse starci. Vi sembra tuttavia che oggi, quando chiunque rischia di essere rimpiazzato al lavoro dalle nuove tecnologie, possa ancora avere senso un articolo del genere? Cioè l'Italia dovrebbe essere una repubblica fondata sul lavoro svolto da Gemini o C1-P8?
E questo è solo un esempio. Molti degli articoli potrebbero rivelarsi inadeguati al continuo cambiamento. La costituzione non è una fortezza assediata da difendere. È uno strumento che deve essere coerente con l'attualità della congiuntura nazionale e internazionale. Se questa cambia e la carta non è più adeguata, le modifiche si rendono necessarie. Ma certa gente ripete a pappagallo, per giunta urlando, slogan che non hanno alcun significato, senza nemmeno interrogarsi sulla liceità di ciò che dice.
Disarmante, davvero, deludente ed estremamente deprimente.

Disegno sinistro - parte terza


Potete leggere la seconda parte seguendo questo link.
Spieghiamo ora meglio il punto di vista del cittadino.
Quando questi si pone al livello delle polarizzazioni e seleziona una fazione per una o più delle questioni polarizzate, ha già scelto di operare al livello subordinato: è già quindi entrato nella Matrix.
Il cittadino può dunque scegliere se gettarsi nella mischia o no e quale polo preferisce. Non può però decidere il merito della questione polarizzata, in quanto l'ha già scelta e dunque approvata così com'è.
Quindi al livello superiore, quello del potere per capirci, vengono selezionate e poi diffuse tramite media compiacenti le polarizzazioni del momento. Queste vengono offerte alla scelta dei cittadini, un polo o l'altro fa poca differenza, l'obiettivo come ormai sappiamo è la distrazione, non il contenuto.
È come se dicessero: "Questa è la questione calda del momento (il tema polarizzato). Queste sono le fazioni, scegline una e impegnati a supportarla. Cerca fonti, fai propaganda sui social, in piazza, al bar. Insomma impiega delle ore della tua vita al nostro servizio, su argomenti che non puoi davvero capire in profondità e su cui non hai alcun potere di intervento. Ovviamente lo fai gratuitamente. E non ti preoccupare di cosa noi facciamo mentre tu sei distratto a quel modo. Ai tuoi interessi ci pensiamo noi."
E a questo invito al suicidio intellettuale, culturale e morale il cittadino picchia i tacchi e risponde: "Signor sì!"

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Disegno sinistro - parte seconda


Potete leggere la prima parte seguendo questo link
Vorrei spiegare meglio come credo funzioni la manipolazione delle masse tramite la tecnica della polarizzazione su temi "lontani", quelli per cui non esiste possibilità di verifica diretta da parte dei cittadini.
Bisogna astrarre dalle questioni polarizzate stesse e immaginare un livello superiore, dove tali questioni vengono accuratamente selezionate, alimentate e guidate per spaccare l'opinione pubblica in fazioni contrapposte. Fazioni che sprecano tempo ed energie supportando l'uno o l'altro polo, senza come detto poter verificare nulla.
Quelli che scelgono uno degli schieramenti sono già stati risucchiati da questa specie di Matrix, quindi restano all'oscuro del livello superiore. Credono che il piano su cui si sono posizionati sia quello attinente alla realtà, dove avrebbero libera scelta, e si fidano ciecamente delle fonti di informazione a cui si abbeverano. Ovviamente vale per ogni fazione. Tutti sono convinti di avere ragione. In realtà hanno tutti torto, non tanto per quanto riguarda il merito delle questioni, ma proprio per aver abboccato all'amo ed aver preso posizione.
Al livello superiore, nel frattempo, attivata così la modalità "divide et impera", è possibile agire indisturbati sulle problematiche "vicine", quelle su cui i cittadini avrebbero facoltà di verifica e controllo, ma su cui nessuno ha tempo o voglia di ficcare il naso, dato l'impegno a tempo pieno profuso infruttuosamente sulle crisi "lontane".
In sostanza ci vengono tesi dei tranelli. Evitarli sarebbe facilissimo, basterebbe resistere alla tentazione di prendere partito su faccende che comunque non sono verificabili. Ma noi non riusciamo a resistere alla tentazione, mettiamo il piede nella trappola, sprechiamo energie dibattendoci e menandoci come i capponi di Manzoni. Nel frattempo qualcuno ci svaligia indisturbato la casa.
I maligni sono loro, al livello superiore. I fessi però siamo sempre noi quaggiù.

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Il disegno sinistro


Qualcuno ha notato che i cittadini non si misurano quasi più su questioni di condominio, quartiere o comune - che li interessano in prima persona e che possono toccare con mano - e si confrontano invece quasi esclusivamente su crisi lontane, come Israele-Palestina, Russia-Ucraina, USA-Iran - su cui hanno informazioni di terza mano (quando va bene) e possibilità di intervento efficaci come le mosse di una partita di Risiko giocata a Natale?
Se stavate per rispondere che lo fanno per altruismo lasciate perdere, con me non attacca. Il carico egotico e il livello di certezza (per non parlare della cialtroneria) che molti convogliano nelle proprie arringhe non lascia spazio ad interpretazioni benevole del loro atteggiamento.
Ho un sospetto. Lasciate che faccia un po' il complottista. Non vi viene in mente che possa esserci un tacito disegno, strumentale alla politica e implementato con l'ausilio dei media, per tenerci lontani dalle problematiche che ci interessano direttamente e su cui avremmo sia la facoltà di intervento che il diritto di avanzare richieste, dirottando la nostra attenzione e le nostre energie su argomenti che non sono alla nostra portata e su cui non abbiamo possibilità di manovra?
Il motto sembra essere questo: "Occupatevi pure di crisi lontane, che mentre siete distratti vi fottiamo per bene a casa vostra." Sarebbe un piano diabolico, tuttavia molto, molto efficace.
Ma non preoccupatevi, ovviamente sto vaneggiando e la mia è un'idea improponibile. Continuate pure come avete sempre fatto. Di sicuro riuscirete a fermare le guerre negli altri continenti, mentre a casa i nostri governanti si occuperanno al meglio e spassionatamente delle vostre esigenze. Fate benissimo.

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In prestito dall'arte astratta



Questi sono due quadri di arte astratta molto famosi. Non sono un esperto d'arte e non mi metterò certo a parlare della materia. Trovo però che l'arte sia un ottimo strumento per comunicare visivamente delle idee che sarebbero altrimenti contro intuitive, anche idee che non hanno nulla a che fare con i lavori in sé.
Utilizzerò il quadro di Kandinsky - "Composition VII" (il primo) - per rappresentare la realtà. Il quadro di Rothko - "No. 4, two dominants" (il secondo) - può invece essere preso in considerazione per simbolizzare una semplificazione polarizzata della stessa realtà.
Ora provate a immaginare di voler comprendere la complessità inerente alla prima rappresentazione utilizzando la seconda come modello di studio. Ridicolo, no?
Ancora peggio è pensare di voler non solo capire, ma addirittura manipolare la realtà complessa utilizzando il modello polarizzato.
Per quanto assurdo possa sembrare, questo è ciò che molti di noi fanno ogni giorno, in qual si voglia ambito.
Io credo che questo sia uno degli aspetti più tragici dei nostri tempi.

Cortocircuito anacronistico


C'è una domanda che mi assilla da molto tempo. Perché in Italia, a così tanti anni dai fatti salienti, ci sono ancora tante persone che si identificano nello scontro tra fascisti e anti-fascisti? Perché l'anacronismo dei temi del dibattito non ha relegato ai libri di storia anche i dibattenti?
Una risposta potrebbe essere formulata tracciando un parallelo con la genetica.
Quando il trauma collettivo causato da una spaccatura sociale è troppo lesivo, quando i fatti hanno ecceduto il limite della capacità di gestione umana, il meccanismo cicatrizzante che solitamente si occupa di farci voltare pagina e far fermentare la cronaca perché si trasformi in storia fallisce. Semplicemente non entra in funzione. La ferita non si rimargina, il trauma rimane, la spaccatura sociale stessa non viene riparata e i lembi della carne lacerata restano divaricati.
Bene, questo è il risultato, ma come funziona il flusso? Così come il patrimonio genetico dei genitori viene trasmesso ai figli, le polarizzazioni in oggetto - quelle "gravi",  a differenza di quelle che sono state disinnescate - vengono erroneamente trasmesse da una generazione all'altra assieme ai tratti culturali "sani". Ricordiamoci, per restare nell'ambito della genetica, che anche il meccanismo di propagazione del DNA può commettere degli errori.
L'appartenenza ai gruppi contrapposti di una certa epoca, che normalmente perde di valore quando la storia passa al capitolo successivo, viene in questi casi estremi perpetuata. Ciò avviene non soltanto nella direzione genitore->figlio, ma anche in quella insegnante->studente, anziano->giovane, gruppo->individuo, guru->seguace e via dicendo.
Un effetto collaterale del processo in atto, che diventa anche propulsore di un ciclo retroattivo autoalimentante, è il fatto concreto che chi è stato assorbito da uno dei due gruppi dichiara apertamente di appartenervi e quindi si trova davanti degli individui che altrettanto effettivamente appartengono allo schieramento "nemico". E si sente dunque legittimato a continuare a combattere le sue battaglie. È una guerra illusoria, come quella dei militari giapponesi rimasti in agguato nelle foreste filippine decine d'anni dopo Hiroshima e Nagasaki. Illusoria nelle istanze, ma reale nella sua concretezza. In sostanza è una divisione effettiva ma non più supportata dalle fondamenta storiche che l'hanno generata e sostenuta.
Fascismo e antifascismo, pur non avendo da tempo alcuna motivazione storica, sono visti come movimenti necessari proprio perché le persone non hanno smesso di rappresentarli. Cioè non hanno senso e hanno senso allo stesso tempo.
La soluzione all'inghippo, che comunemente si pensa debba essere politica, o peggio ancora militare, dovrebbe invece essere cercata nelle cassette degli attrezzi proprie di altre discipline: sociologia e psicologia. La contrapposizione è una vera e propria patologia di gruppo, che come qualsiasi patologia non va discussa, bensì curata.
Perché sarebbe importante curarla? Innanzitutto perché, come qualsiasi problema fisiologico, è causa di conseguenze disfunzionali. Inoltre, trovandoci evidentemente sull'orlo di un cambiamento epocale su cui dovrebbero essere concentrate tutte le energie a disposizione, sperando bastino, essa rappresenta un pericolosissimo elemento di distrazione dagli obiettivi fondamentali di un sistema paese.
Ovviamente non credo affatto che saremo in grado di prendere coscienza, svegliarci e uscire da questo sogno ambientato nel passato per affrontare le sfide del presente. Temo invece che le legnate inferte da tali sfide ci costringeranno ad un risveglio molto traumatico.

L'inversione


Si è ormai quasi completamente invertito il flusso di informazioni tra elettore e politico.
Quest'ultimo, proprio per il fatto di essere un professionista della politica, dovrebbe, in base alle proprie conoscenze, esperienze e abilità, essersi formato una propria visione da presentare ai cittadini.
Un po' per colpevole incompetenza, un po' per vile convenienza, un po' per subdolo calcolo, molti politici hanno smesso di proporre la loro visione, e hanno deciso invece di assecondare le istanze dell'elettorato, così come le captano in piazza, al bar o in spiaggia. Istanze che spesso alimentano essi stessi, tramite media compiacenti, facendo leva su fobie ancestrali, complessi di inferiorità e istinti tribali.
Non solo abdicano al loro ruolo di guida, ma finiscono per vanificare lo scopo stesso della loro funzione: riconciliare le esigenze collettive con gli interessi individuali.
E proprio a questo, paradossalmente, devono il loro successo.
Tutto ciò io lo trovo vomitevolmente distopico.