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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Progressismo de noantri


Breve riflessione a proposito dei progressisti in Italia. Innanzitutto il nome. Li chiamo così per mancanza di un termine migliore: "sinistra", così come "destra", ormai rendono patetico chiunque li pronunci.
Il loro problema, perché è evidente che da qualche anno in qua hanno un problema, è in parte identitario e in parte di approccio.
In un mondo in cui la classe proletaria e operaia di una volta non esiste più, hanno dovuto, per loro stessa natura, identificare delle nuove battaglie, dei nuovi deboli i cui diritti vanno difesi.
Questa è la fonte del primo problema, perché questi gruppi di cui hanno preso le difese sono eterogenei, con istanze spesso in contrapposizione tra loro (ad esempio le minoranze gender e gli immigrati provenienti da luoghi con retroterra culturale estremamente tradizionalista e spesso bigotto), avversate persino dai loro elettori storici.
Io in realtà sono anche d'accordo su alcune loro posizioni. Innanzitutto perché spesso sono anti populiste, e questo già è un merito.
Non sono d'accordo invece sul metodo che adottano. E qui entra in gioco il secondo dei problemi a cui accennavo.
Non si possono forzare sulla società visioni che per quanto possano essere giuste sono comunque rivoluzionarie rispetto a modi di pensare antichi e radicati. Le persone vanno accompagnate verso la modernità con umiltà, comprensione, spiegazioni facili da afferrare. Non vanno insultate, disprezzate, snobbate e fatte sentire arretrate solo perché sono titubanti di fronte al cambiamento. Anche dove il cambiamento si rende necessario o è addirittura inevitabile.
Ho letto alcune reazioni di illustri intellettuali e artisti veneziani alla vittoria del candidato sindaco di "destra". Sproloqui superbi, disprezzo per la plebaglia, disinteresse per i problemi della gente comune da parte di chi non si rende conto di non avere gli stessi problemi di quelle persone non perché ha un'idea del mondo migliore, ma solo perché è privilegiato, e crede che quel privilegio durerà in eterno.
Non ci siamo. Se questo è il loro stile comunicativo, anzi il loro stesso manuale di condotta, finiranno per essere sempre più distaccati da un elettorato che fa fatica a capire di cosa stiano parlando. Anche quando in realtà stanno cercando di fare passare un messaggio giusto.

Dinamismo costituzionale


Io al referendum sulla riforma costituzionale non ho votato. Ero all'estero ed ero pure contento di avere una buona scusa per non partecipare all'ennesima pagliacciata scarica barile orchestrata dai nostri disastrosi politic(ant)i. Gentucola che per limiti personali e faziosità di schieramenti non riesce a trovare un accordo su questioni fondamentali, riducendo tutto alla solita zuffa polarizzata e condannando il paese al collasso istituzionale. Con le patate bollenti che questi mediocri incompetenti non riescono a gestire e che passano invece ai cittadini io non mi scotto le mani.
Se avessi votato forse avrei scelto il no. Non per le ragioni fuffa avanzate dall'opposizione, che sul tema è tanto colpevole quanto la maggioranza, bensì per consapevolezza della mia inadeguatezza ad affrontare un quesito inadatto ai non esperti in materia.
Non mi è assolutamente piaciuto invece il ragionamento (ragionamento si fa per dire) di chi ha proposto di votare no perché la nostra costituzione è una creazione perfetta, infallibile ed eterna che non va quindi toccata. Mai. A prescindere. Ma dove vivono costoro, in una campana di vetro?
Innanzitutto i padri costituenti, consapevoli che il loro lavoro era solo l'inizio dell'opera, hanno inserito con lungimiranza il meccanismo di modifica. Quindi chi è aprioristicamente contrario alle riforme costituzionali abbia almeno le palle di prendersela con quelli che fa invece finta di osannare.
In secondo luogo la carta iniziale si inquadra in un preciso momento storico. Il mondo cambia di continuo, e nell'ultimo secolo lo ha fatto in maniera vertiginosa. Pensare che una costituzione stesa alla fine della guerra possa resistere, immutata e monolitica, a sconvolgimenti geopolitici, tecnologici e sociali quali quelli degli ultimi decenni è allucinante.
Prendete come esempio l'apertura: l'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. A parte che non mi è mai stato chiaro perché proprio sul lavoro? Perché non sulla dignità, o l'autorealizzazione o lo sviluppo sociale e culturale degli individui? Ma va beh, mettiamo che a quei tempi, a cavallo tra monarchia e repubblica, col paese da ricostruire, un po' di propaganda motivazionale potesse starci. Vi sembra tuttavia che oggi, quando chiunque rischia di essere rimpiazzato al lavoro dalle nuove tecnologie, possa ancora avere senso un articolo del genere? Cioè l'Italia dovrebbe essere una repubblica fondata sul lavoro svolto da Gemini o C1-P8?
E questo è solo un esempio. Molti degli articoli potrebbero rivelarsi inadeguati al continuo cambiamento. La costituzione non è una fortezza assediata da difendere. È uno strumento che deve essere coerente con l'attualità della congiuntura nazionale e internazionale. Se questa cambia e la carta non è più adeguata, le modifiche si rendono necessarie. Ma certa gente ripete a pappagallo, per giunta urlando, slogan che non hanno alcun significato, senza nemmeno interrogarsi sulla liceità di ciò che dice.
Disarmante, davvero, deludente ed estremamente deprimente.

I am "italiano"


Non sono mai stato nazionalista in vita mia. Campanilismo e tribalismo sono sentimenti che non solo mi sono estranei, ma mi turbano pure un po'. Identificarmi come italiano, però, mi dà sempre una soddisfazione particolare. Non è una questione di orgoglio, bensì di opportunità, di risorse, di patrimonio. Non si tratta di patriottismo, è "teoria dei giochi" pura e dura.
Ma vi rendere conto? Quando vi chiedono "Where are you from?" e voi rispondete "Italy", gli state scaricando addosso Roma, Venezia, Napoli, Firenze, Milano, Palermo. L'impero romano, la chiesa, il rinascimento. Poeti, musicisti, esploratori, filosofi, pittori, scultori, scienziati, registi, sportivi. Le Dolomiti, il lago di Garda, le Cinque Terre, la Costiera Amalfitana, la costa Smeralda, l'Etna. Il Colosseo, il Duomo di Milano, il ponte di Rialto, la Torre di Pisa, gli scavi di Pompei, i Trulli. Gli spaghetti, la pizza, le bruschette, il cappuccino. La Ferrari, Armani, Ferrero.
Non serve nemmeno che facciate l'elenco: "Italia" è l'etichetta su un pacco il cui contenuto conoscono tutti. È un colpo da KO, uno scacco matto, un'offensiva inarrestabile.
Poi lo sanno che magari hanno davanti uno stronzo. Però è uno stronzo italiano. Vuoi mettere?

P.S. A proposito, alla domanda "Where are you from?", anche se parlo piuttosto bene l'inglese, rispondo sempre "Italia!" o "Italiano!", in italiano appunto. E si comincia subito con una bella risata.

L'inversione


Si è ormai quasi completamente invertito il flusso di informazioni tra elettore e politico.
Quest'ultimo, proprio per il fatto di essere un professionista della politica, dovrebbe, in base alle proprie conoscenze, esperienze e abilità, essersi formato una propria visione da presentare ai cittadini.
Un po' per colpevole incompetenza, un po' per vile convenienza, un po' per subdolo calcolo, molti politici hanno smesso di proporre la loro visione, e hanno deciso invece di assecondare le istanze dell'elettorato, così come le captano in piazza, al bar o in spiaggia. Istanze che spesso alimentano essi stessi, tramite media compiacenti, facendo leva su fobie ancestrali, complessi di inferiorità e istinti tribali.
Non solo abdicano al loro ruolo di guida, ma finiscono per vanificare lo scopo stesso della loro funzione: riconciliare le esigenze collettive con gli interessi individuali.
E proprio a questo, paradossalmente, devono il loro successo.
Tutto ciò io lo trovo vomitevolmente distopico.

I libri di storia del futuro


Ed ecco che per l'ennesima volta la nostra classe politica ci chiama alle urne per fare gratis il lavoro che dovrebbero fare loro, super stipendiati.
Un altro quesito per costituzionalisti rivolto agli elettori. Cioè il cuore della macchina dello stato dato in pasto ad un'equipe di profani, una parte dei quali soffre persino di una forma acuta di analfabetismo funzionale e non è in grado di comprendere un titolo di giornale che contenga più di cinque parole (tra l'altro anche questa è almeno in parte responsabilità della politica).
In parallelo ci tengono alla larga da questioni etiche o pratiche su cui anche un tizio con la quinta elementare tutto stadio e osteria riuscirebbe a formarsi un'opinione competente, che sia "Sì" o che sia "No": eutanasia, matrimoni tra persone dello stesso sesso, depenalizzazione della cannabis, introduzione di servizi tipo Uber e chi più ne ha più ne metta.
Un quesito referendario ideale dovrebbe puntare il più possibile al "sentimento politico" dell'elettore, non su sue presunte competenze in tema di giurisprudenza o di meccanica quantistica, e la risposta dovrebbe essere quasi immediata. Se io chiedo ad un passante in piazza: "Suicidio assistito: Sì o No?", "Matrimonio tra persone dello stesso sesso: Sì o No?, "Depenalizzazione della cannabis: Sì o No?", quella persona saprà quasi sicuramente darmi una risposta su due piedi, senza passare settimane a far finta di prepararsi per affrontare una domanda a cui non potrà comunque rispondere con piena cognizione di causa. Una classe politica (onestamente non mi sento nemmeno di fare troppe differenze tra gli schieramenti) che non prova nemmeno più vergogna nell'esporre in pubblico la propria incompetenza, l'inadeguatezza, i privilegi da casta e pure un pizzico di codardia davanti alle decisioni più importanti per il paese.
Io spero vivamente che i libri di storia del futuro li condannino duramente, come meritano. E che i nostri discendenti li conoscano per quello che sono stati, come a noi vengono presentati i peggiori imperatori, papi o tiranni del passato.
Personalmente mi sentirei pronto a maledirli dal più profondo dell'animo, se non fosse che non sono superstizioso e non credo che funzionerebbe. Chi lo è, lo faccia anche per me.

Passo d'uomo


Vi siete mai chiesti perché, non appena utilizziamo un mezzo di locomozione, anche semplicemente un cavallo, una carrozza o una bicicletta, le probabilità di avere un qualunque incidente aumentano, mentre sono praticamente nulle quando camminando ci imbattiamo in altri pedoni?
Se la risposta vi sembra banale probabilmente non è quella esatta.
La spiegazione, come spesso accade, è data dal meccanismo evoluzionistico, che ha modellato il nostro corpo e la nostra mente per gestire eventi che hanno luogo alla nostra velocità naturale: il passo d'uomo. A qualsiasi velocità superiore a quella, accadono eventi che il nostro sistema non è progettato per gestire.
Un'esperienza dinamica totalmente naturale può quindi essere goduta solamente in posizione eretta, camminando. La bici è molto meglio dei veicoli motorizzati, certo, ma è tuttavia meno naturale della camminata.
Se volete entrare in simbiosi con la natura che vi circonda, sintonizzati sulla configurazione più naturale possibile del vostro sistema, allacciatevi le scarpe e andate a camminare.

Fazionalismo sistemico


Le fazioni politiche in Italia non si dedicano tanto ad avanzare proposte quanto a criticare sistematicamente l'operato degli avversari.
E i cittadini, a seconda del polo che hanno scelto in maniera arbitraria, trovano fondate le critiche verso gli "altri" e inaccettabili quelle dirette alla propria fazione. È un atteggiamento assurdo, che però viene adottato dalla gente come se fosse un dovere marziale, superiore, insindacabile.
In realtà la maggior parte delle critiche, verso qualunque fazione, hanno un fondo di verità.
Ed è altrettanto vero che, se non accompagnate da proposte ispirate a una visione lungimirante, sono totalmente improduttive.
Tra l'altro una critica al proprio operato è un favore gratuito fatto dall'avversario, e potrebbe essere utilizzata in maniera machiavellica per correggere il tiro e sconfiggerlo.
Purtroppo di geni come Machiavelli in Italia, ahimè, non ne nascono più da tempo.

Un po' di satira


Leggo di retate delle forze dell'ordine a seguito delle quali alcuni cittadini, non per essere stati beccati alla guida sotto l'effetto di cannabis, bensì per essere stati trovati in possesso di modiche quantità della sostanza, sono stati denunciati come consumatori. Ben fatto! C'era proprio bisogno di un bel giro di vite per questi DROGATI!
"Ma è una sostanza leggera..." ripetono piagnucolando 'sti cazzo di diversamente tossici! Leggera un paio di palle! Lo sanno tutti che se fai un tiro di spino sei spacciato, il tuo futuro è scritto, anzi iniettato, calato, sniffato, verso il disastro delle tossicodipendenze. È arcinoto che chi precipita nel burrone delle droghe pesanti è stato condannato dal quel tiro di canna, e non dai litri di vino, birra e spritz che si è fatto fino ad allora.
L'alcol è parte della nostra tradizione. È buono, nutriente e sano come tutto ciò che appartiene alla nostra gamma culinaria: le salsicce, il tiramisù o la pasta ai quattro formaggi, per esempio. Okay, magari queste pietanze non sono proprio sanissime, ma ci siamo capiti. Il vino e la grappa li conosciamo, sono nostri amici di vecchia data, come possono farci male? Danni al fegato? Pfui, semmai l'alcol il fegato lo fortifica! Cancro? Ma dai, è vino, mica amianto!
La marijuana invece è un intruso recente, come l'hummus, il the verde o la spirulina che, come si sa, non essendo parte della nostra tradizione, fanno sicuramente male! Perché tutto ciò che facciamo noi è nobile, e quel che viene da fuori è il male assoluto. È risaputo che le culture progrediscono al meglio quando sono isolate e impermeabili, non quando cooperano, si compenetrano e si integrano. Pomodori, patate e peperoni ringrazino la caduta in prescrizione del reato di immigrazione illegale, altrimenti anche quegli ortaggi extracomunitari farebbero la fine che si meritano!
Ma poi questi sprovveduti cosa avevano in mente quando andavano in giro con mezzo grammo di indica in tasca? Robe da ergastolo, anzi da manicomio! Rischiare di giocarsi la fedina penale per una mezza cannetta quando potrebbero starsene tranquilli e protetti dalla legge - illuminata, giusta e magnanima, sempre sia lodata - a sorseggiare bicchierini di scotch in una cantina stipata di whiskey a sufficienza per placare la sete di un reggimento di beoni scozzesi? POLLI!
Per non parlare degli effetti poi. Vuoi mettere un gruppetto di individui che si passano uno stroppone, col sorriso ebete stampato sulle facce da viziosi, mentre blaterano inermi ascoltando musica, pensando autonomamente all'interno dei confini della propria mente, con una bella brigata di ubriaconi allegramente molesti e virilmente attaccabrighe che guardano schiumando una partita di calcio in TV?
E le condizioni del giorno dopo, ne vogliamo parlare? Quelle emozioni che ti dà l'alcol - il sonno spezzettato, il cerchio alla testa, la disidratazione, i contorcimenti interni - con il THC o il CBD te le puoi scordare! Eppure mica ti fanno lo sconto per il pacchetto incompleto. Furbi loro!
Poi mi vengono a raccontare che in alcuni stati si usa la cannabis persino per gestire i sintomi di patologie psichiatriche, neurologiche o altro. Ma per chi ci hanno preso? Usare piante o estratti per curare le malattie? Ma quando mai? hahahaha
Lasciate perdere ragà, la cannabis è una truffa, quel che promette è troppo bello per essere legale.
No, aspettate, volevo dire...troppo bello per essere vero.

Neo-schiavismo


Sul problema dello schiavismo dei rider pensavo di non voler scrivere nulla, perché ha una soluzione talmente banale che non meriterebbe grosse attenzioni. Invece ho deciso di scriverne proprio per affrontare il motivo per cui tale soluzione non viene applicata.
Partiamo con la soluzione. Il costo totale della consegna deve includere una parte per il contributo del rider più alta di quella attuale. Molto più alta. E deve pagarla chi ordina.
Se non vuoi o non puoi farti da mangiare e preferisci il cibo del ristorante, ma al ristorante non ci vuoi andare, né per mangiarci né per ritirare il tuo pasto di persona, e ti aspetti che qualcuno ti effettui la consegna a casa, beh quel servizio devi pagarlo, perché chi lo eroga è lì per servirti, non per farti da schiavo.
L'esercente potrà farti un minimo sconto sul menù perché non occupi spazio in sala e non ti deve servire al tavolo, ma qualcuno deve pur lavorare per il confezionamento e la consegna del tuo pasto.
Il costo del rider lo paghi tu, e attualmente è troppo basso. Lo capisce anche un fesso.
Quindi perché un problema così banale non viene risolto?
Perché la causa siamo tutti noi, la responsabilità è altamente distribuita e quindi ignorata. In casi come questo è facile fare finta di nulla. Inoltre la parte lesa è minoritaria e debole, quindi la maggioranza se ne avvantaggia in maniera ignobile, facendola franca. Anche se alla fine il sacrificio sarebbe minimo, decide comunque di non farlo. Anche se a parti invertite, cioè quando è in gioco il nostro salario, campiamo diritti e denunciamo soprusi, che siano veri o meno.
Siamo egoisti e avidi, non per cattiveria bensì per natura. A questo servono la politica e la legge: a smussare i difetti naturali dell'individuo a favore della comunità. 
Purtroppo politica e legge non sempre fanno bene il loro lavoro. E nemmeno noi cittadini. A differenza dei rider, che nonostante ciò la prendono sempre e comunque lì dove non batte il sole.

I bei tempi inventati


Che ci siano a tutt'oggi problemi di sicurezza nelle città italiane è innegabile.
Ma il paragone con i presunti fiabeschi anni '70, '80 e '90 è un falso storico. Lo si potrebbe anche archiviare come ridicolo, se non fosse utilizzato per biechi fini propagandistici.
Le ultime decadi del secolo scorso sono state segnate da ondate di fenomeni criminali di svariati tipi. Le strade non erano per nulla sicure, le proprietà private men che meno, per non parlare dei veicoli. Piazze centralissime e parchi pubblici in mano alla mala dello spaccio, dove dopo una certa ora era folle incamminarsi.
La situazione era quindi molto tesa, anche tralasciando problemi gravissimi come le organizzazioni mafiose al picco della loro potenza, racket, rapimenti, terrorismo di diversa matrice.
Personalmente ricordo quattro o cinque svaligiamenti a casa, auto rubate, non parliamo di biciclette, portafogli e documenti; mia nonna, così come molti altri anziani, trascinata a terra da due ceffi in motorino che le strapparono la borsa di mano; mia madre terrorizzata con i figli piccoli in una piazza trasformata in campo di battaglia tra celerini e manifestanti.

Siamo uomini o automobilisti?


Mi stupisce sempre incontrare gente che si oppone a qualsiasi proposta atta a restituire al pedone - cioè l'essere umano - parte dello spazio usurpato dai veicoli - cioè macchine artificiali, che uccidono, avvelenano, assordano e invadono come bulli d'acciaio porzioni sproporzionate di aree che spetterebbero invece alla natura e alla comunità. 
Ma da che parte stanno? Sono nati con le gambe o con le ruote?

QUESTIGGIOVANI


"Mannaggia a questi giovani."
"Il mondo al giorno d'oggi..."
"Dove andremo mai a finire?"
"Non ci stanno più i valori!"
Lo ripeteva vostro padre,
l'aveva detto già suo zio,
dello zio il nonno pure
e di quel nonno l'antenato.
Sta scritto in geroglifico,
in latino e cuneiforme,
su carta, pergamena,
papiro e tavolette.
Ma se nell'era antica
e poi nel medioevo,
fino all'età moderna
qualcuno s'è lagnato,
la conclusione è ovvia:
il problema non so' i tempi
e li giovani stanno bene,
siete voi che state vecchi!


RIBELLIONE


La determinazione con cui la maggioranza di “matusa” si scervella per trovare falle logiche nella motivazione con cui questi studenti hanno fatto sapere ai commissari d’esame che l’esame non l’avrebbero sostenuto sa di impotenza, più che di autorevolezza, per non dire autorità.
In realtà tutte le critiche mosse hanno, nell’angolo ammuffito da cui strillano, un senso. “Tutta la vita è competizione.” “Troppo comodo non sedersi a quel tavolo e farla franca.” “Che mancanza di rispetto nei confronti di chi si sbatte per darti un’istruzione.” “Stai voltando le spalle ad una società che gratuitamente sta cercando di darti un futuro.”
Hanno senso, certo, ma dal punto di vista di chi è stato colto di sorpresa, e magari è stato messo ko da un montante inaspettato. È come cercare di trovare la quadra alle promesse di un generale che ha appena portato a termine un colpo di stato, o alle esultanze del boss dei reclusi che si sono ammutinati, per provare poi a smontarle con la logica dei burocrati.
Sarà che non sto molto in Italia, e comincio a reagire alle notizie della madre patria in maniera un po’ atipica, ma io di questa faccenda noto il gesto, più che la spiegazione. È una rivolta. Non è una critica al sistema, con solide e razionali motivazioni socio-politiche. È una ribellione all’autorità, e quindi un atto di forza. Il gesto non ha senso. Il gesto è il senso. Coglie impreparati, e quindi stende al tappeto, proprio il fatto che arrivi da dove non te l’aspetti, da una generazione che credi di aver cresciuto, ma che invece ha già sviluppato una mentalità propria, diversa dalla tua, nuova, imprevedibile, in parte sconosciuta persino a chi la incarna. E che quindi la esplora, la mette alla prova, per vedere fino a che punto può spingersi nell’usarla come ariete.

La curva a F


Arezzo col maltempo è un arazzo grigiolino:
la pioggerella martella la facciata del Duomo
su cui vigila stoico il condottiero di pietra;
nel centro medievale in un pomeriggio feriale
sono poche le serrande alzate di negozi e botteghe.
Una serie di scale mobili perennemente in moto,
come un'astronave trasportata indietro nel tempo,
fa scorrere i visitatori dal parcheggio alle piazze.
A chi scende dall'auto potrebbe sorgere un dubbio:
perché l'autostrada che collega Firenze a Roma,
dal nome non allineato col meteo del giorno,
virando dalla traiettoria che ci si aspetterebbe
ignora Siena e Grosseto passando di qui?
L'inspiegabile si spiega come sempre in Italia,
col clientelismo, le prevaricazioni e i vezzi dei potenti:
all'epoca della progettazione delle nuove infrastrutture
il primo ministro in carica era un tronfio aretino.


 

 

 


Ode alla birra piccola


Chi, come me, al bar ordina birre piccole viene spesso guardato con sospetto se non addirittura ridicolizzato da chi consuma invece birre medie. Io resto sempre un po' perplesso: non capisco se costoro hanno problemi con l'aritmetica delle scuole elementari o se sia una questione dogmatica relativa ad una qualche religione che non conosco.
Alla fine della serata, infatti, loro avranno bevuto N birre medie e io avrò bevuto N x 2 birre piccole, quindi la stessa quantità di liquido e di alcol. Forse avrò speso un po' di più, ma non necessariamente. E comunque non sembrano farne una questione di risparmio, bensì di virtù o addirittura virilità (si tratta infatti quasi sempre di uomini, raramente di donne).

A tal proposito volevo ricordare ai presuntuosi sapientoni che:
- il volume delle due birre piccole che bevo io equivale a quello della vostra birra media, quindi la vostra scelta non implica che siate bevitori più forti e non vi rende più erculei: stiamo parlando della dimensione di un bicchiere, non di quella del vostro organo sessuale;
- mentre io mi gusto la seconda piccola, appena spinata, fragrante, frizzante e fresca, voi vi state sorbendo il culo (eh già, proprio il culo) della vostra media, slavato, svampito, intiepidito e diluito con la saliva vostra e degli avventori con cui state chiacchierando (compreso me), che ci sputazzano dentro;

Elogio dell'antisportività - Bangkok, Thailandia


Mi hanno chiesto dove guardare le partite della nazionale assieme ad altri italiani, qui a Bangkok. La stessa domanda si ripropone a Kuala Lumpur, a Singapore o a Saigon.
La partita di turno la guardino pure in compagnia dove vogliono, loro. Io mi diverto a vederla dove ci sono solo inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi, olandesi o russi. Zero italiani: la responsabilità della rappresentanza patriotica grava quindi sempe e solo sulle mie spalle.
La condizione di combattente solitario non mi spaventa, anzi mi esalta. Ho delle tecniche rodate che metto in pratica a seconda dei casi. Per iniziare, durante i loro inni rutto e farfuglio. Al "Fratelli d'Italia" invece se qualcuno sgarra sparo degli "shhhhht" fulminanti. Il mio motto è: "La par condicio a te, la perculazio a me!"

E lasciami bere, cazzo! (con inserti veneti debitamente tradotti in italiano)


- NO! Non lo reggere per il calice: afferralo per lo stelo, così non lo rovini col calore corporeo.
E va ben, sposta chei dei cusì ghea moea de rompare 'e bae (E va bene, sposta quelle dita così la smette di rompere le palle).
- ASPETTA! Non lo bere ancora: fai ruotare il bicchiere, infilaci dentro il naso e riconosci l'aroma.
Uffa, eora, dai, sguarata sto goto, impiraghe dentro 'a napia e daghe na snasada (Allora, dai, scuoti questo bicchiere, infilaci dentro il naso e annusa).
- CHE FAI? Non deglutire! Tienilo sulla lingua piegata a conchetta, aspira un filo d'aria e...
- ...e...e...e...e chiudi quella bocca, porca troia! Lasciami trangugiare questa broda d'uva fermentata in santa pace! Io sono un tipo da birrozza, delle tecniche di degustazione non m'importa un accidente, voglio solo divertirmi
un po' e farmi venire sonno prima di andare a letto.

Oh, fino all'altro giorno ci saremmo scolati un fiasco di metanolo senza rendercene conto, ora ci esprimiamo come dei rampolli di una dinastia vinicola della Champagne, r moscia inclusa. Nel giro di vent'anni noi veneti, da imbriagoni del tavolaccio, ci siamo evoluti in sommelier. Ma quindi cos'eravamo prima? Crisalidi del mosto pronti a far spuntare le ali da farfa-brilla? O i brutti anatrocch-enologi che avrebbero sorpreso tutti trasformandosi in candidi cigni del sorseggio?

Mah, misteri del darwinismo alcolico.


Come al tempo del vassallaggio

Nelle pagine dedicate al mondo ultras il giudizio sui fatti di Padova-Catania è praticamente unanime: gli ultras della squadra di casa sono dei codardi e hanno fatto una figura di merda colossale in diretta TV. Il fatto che l’attacco dei catanesi sia avvenuto contro settori pacifici dello stadio Euganeo non è un’attenuante bensì un’aggravante, dato che i padovani non si sono nemmeno lanciati a difendere i loro vecchi e bambini.
D’altro canto questa sentenza, dal punto di vista degli ultras, è inattaccabile, visto che tutti, compresi i padovani, aderiscono al medesimo codice, lo stesso che vige dai tempi del vassallaggio o dei comuni medievali: se dei forestieri cagano sul sagrato della tua cattedrale o se rapiscono la figlia del tuo ciambellano e la gang-bangano, tu organizzi una spedizione punitiva e risolvi la questione sul campo di battaglia.
La cosa che più atterrisce chi è estraneo all’ambiente è lo stupore di questi elementi

Gli eroi nazionali

Dopo la sterile polemica del granchio blu arriva quella totalmente impotente - sì, impotente nel senso di disfunzione erettile - sui limiti di velocità. Curioso che la scintilla scocchi spesso nella regione in cui sono nato e cresciuto. Non me li immaginavo così proni al vittimismo i veneti. I nostri nonni avevano decisamente una scorza più dura: ci siamo impappamolliti parecchio nel giro di un paio di generazioni.
Entro nel merito con un aneddoto personale. Anni fa andavo spesso in Spagna, per lavoro e svago. Una volta, atterrato a Madrid, venne a prendermi un mio caro amico del posto. Viaggiavamo a bordo della sua auto, lungo un vialone ampio, dritto, illuminato e semi-deserto che da Barajas portava verso il centro della bella capitale. Procedevamo con un'andatura da lumaca, per lo meno questa era la mia impressione. Dopo alcuni minuti, incapace di resistere, gli chiesi come mai guidava così lentamente. “C’è il limite dei 60km/h, sto viaggiando ai 58: in che senso lentamente?” Di uscite a sproposito ne faccio parecchie, per fortuna però ho la prontezza di rimediare alla mia goffaggine. “Ah, sì, scusa, è vero!”, e chiusi lì la discussione. Però, che tranvata sui denti! Che lezione di civiltà!