martedì 22 maggio 2012

Il test - Sapa, Vietnam

Esperti delle risorse umane stanno tenendo dei colloqui per una delicata posizione aziendale. Qual è il modo migliore per essere sicuri di assumere i candidati più svegli, quelli in grado di pensare fuori dagli schemi, di uscire dalla propria zona di comfort, di adattarsi al cambiamento, di aspettarsi l'inaspettato e tutti gli altri luoghi comuni che si usano in quel settore? Quelle loro furbe domande trabocchetto? Mah, ormai le migliori risposte si possono trovare in rete. Colloqui di gruppo? Finiscono spesso per essere delle esibizioni un po' tristi di aggressività malcelata. E comunque anche per questi le istruzioni si possono trovare in internet. No, niente di tutto ciò. Il mio consiglio? Ferrovie vietnamite. Eccovi un buon test, selezionatori! Le ferrovie dello stato vietnamite.
Siamo appena scesi dal treno in arrivo da Hanoi. Faccio vedere il mio biglietto e mi lasciano passare. Sono a Sapa, finalmente. LM fa la stessa cosa. LF anche. Poi è il turno di C.
L invece resta bloccato all'uscita, la guardia non lo lascia passare. L allarga le braccia, poi osserva la guardia indicando noi, liberi, oltre le sbarre di quella gabbia in cui è rimasto intrappolato. La guardia non si impietosisce e gli chiede di nuovo di mostrargli il biglietto. Noi sghignazziamo. Il volto di L è paonazzo. E' irritato, esterrefatto, scandalizzato: non lo lasciano uscire dalla stazione perché non è in grado di esibire un biglietto che è già stato controllato due o tre volte. Gli sembra incredibile che la sua libertà venga limitata per via di una tariffa che ha regolarmente pagato. La sua espressione pone una domanda che non ha una risposta. E che succede se non lo trovo? Avete intenzione di tenermi qui per sempre? Di arrestarmi? Di prendermi in ostaggio? Di sequestrarmi? Fino a che punto potrà arrivare la vostra reazione spropositata a questo non-problema? 
Ovviamente da un punto di vista teorico ha completamente ragione. La guardia non lo sta bloccando per il bene dell'azienda per cui lavora, per il biglietto o per il pagamento della tariffa. Non è una questione di giustizia, ma di giustificazioni. Lo fa per dare un senso al proprio ruolo, alla sua stessa presenza in quel posto. Perché gli hanno detto di farlo. E questa è una cosa che accade spesso nei paesi comunisti, specialmente quelli asiatici. Alla gente bisogna dare un lavoro, anche uno inutile o, come in questo caso, controproducente. Ed è proprio quando hai dei problemi con questo tipo di impiegati che all'improvviso ti ritrovi sbalzato fuori dalla tua zona di comfort, dalla scatola in cui pensi abitualmente, costretto ad adattarti al cambiamento, quell'inaspettato che ti saresti dovuto aspettare, molto più di quando hai di fronte un gruppetto di selezionatori in una sala riunioni in cima a un edificio aziendale. 
Alla fine il biglietto salta fuori. Era stato infilato in una tasca dello zaino, o abbandonato sopra il sedile all'interno del vagone. La guardia è soddisfatta e lo lascia passare. In caso non lo avesse trovato L sarebbe dovuto andare all'ufficio del capostazione, aspettare, cercare di spiegarsi, magari pagare una multa, forse una mazzetta, chi lo sa.
La prossima volta, se capita a voi, tenete bene a mente quelle poche semplici regolette, concentratevi, continuate a sorridere, ostentate calma e cordialità. E soprattutto non entrate mai in conflitto, non prendeteli in giro, non siate ironici o sarcastici. E' un tranello in cui è facile cadere, ma stareste solo soddisfacendo una vostra necessità, non le loro. E se volete uscire dai guai in fretta è sulle seconde che dovete concentrarvi. Altrimenti non li convincerete ma li irriterete soltanto, rendendoli ancora più cocciuti.
Lasciate che passi. Sopra la vostra testa, attraverso il vostro corpo, tra le vostre gambe, sotto i piedi. In quel modo finirà tutto più in fretta. Sarà anche un buon esercizio di autocontrollo e riuscirete persino a riderci sopra. Non subito forse, ma tra un po' di tempo magari.
Provateci quindi. Lasciate che passi, non resistete, lasciate che passi, avete visto, siete già un po' più calmi, lasciate che passi...lasciate...che...passi...

Estate 2005 
 
Foto di un treno vietnamita di Khánh Hmoong (CC)

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