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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Esperti di tutto, tranne che se stessi

Da Wikipedia
E' curioso come chi sostiene di sapere perfettamente cosa sia meglio per la nostra costituzione, per l'Italia, per l'Europa e ora anche per la presidenza degli Stati Uniti d'America, spesso poi non sia in grado di risolvere il più piccolo dei suoi problemi esistenziali e non riesca a migliorare di una tacca la sua vita o le sue relazioni con chi lo circonda.
Si tratterà di altruismo responsabile seppur masochistico, di genialità selettiva oppure di semplice qualunquismo?

I finti ghandiani della viabilità ciclabile

Da Il Mattino di Padova
Ho trovato degli ottimi spunti per l'analisi della società italiana studiando il comportamento e gli argomenti di alcuni individui che utilizzano la bicicletta per spostarsi in città.
La loro presunzione di superiorità è chiara: utilizzo la bicicletta e non un mezzo motorizzato, questo fa di me un ecologista e un progressista, di conseguenza si può concludere che ho un grande senso civico. 

Obiezione: ma allora perché invadi le zone pedonali, le piazze, i marciapiedi, le zone coperte da portici, insomma tutti quegli spazi atti a garantire la sicurezza e la comodità di chi va a piedi, in particolare di anziani, bambini, persone con difficoltà di deambulazione o genitori con passeggini?

Risposta: beh, ovvio, perché da un lato automobilisti e motociclisti utilizzano con prepotenza le carreggiate, dall'altro le autorità non forniscono né una legislazione né delle strutture che agevolino il traffico su due ruote.


Una replica ipocrita e meschina, strumento di una tattica moralmente discutibile: occultare le proprie colpe puntando il dito su quelle degli altri, giustificare le prime utilizzando come scusa le seconde. Una ciliegina poggiata sulla grande torta all'inciviltà, specialità nazionale come il tiramisù o il panettone. La logica cinica è la seguente: chi è più forte di me calpesta i miei diritti, io quindi mi rifaccio sul più debole di tutti, calpestando i suoi.

Eh no, signore e signori ciclisti: voi non siete i ghandiani della viabilità ciclabile. Il mahatma con le sue battaglie colpiva solo l'oppressore, avrebbe perso la guerra pur di non penalizzare i deboli e gli indifesi. Quella che portate avanti non è disobbedienza civile: la vostra condotta è indice di spregio per le regole, maleducazione civica, arroganza e prepotenza. 

Le nuove multe e la tolleranza zero ve le meritate tutte. L'educazione civica voi non avete il diritto di insegnarcela. Semmai la dovreste apprendere, come i politici che disprezzate. E se vi serve un consiglio su una buona scuola di viabilità potete andare a farvi un giro in Olanda o Danimarca. 

Politologi e artisti: inneggiare alle foibe sulle pareti dell'università - Padova, Italia

Questo folle richiamo ad un'anacronistica polemica pseudo politica da guerra fredda sta dipinto sulla facciata del Liviano, una delle sedi più importanti dell'università di Padova, nelle cui aule si insegnano lettere antiche e moderne, filosofia e, soprattutto, storia!

Ma questi aspiranti intellettuali lo sanno cosa sono state le foibe? Qualcuno gli ha spiegato che non furono l'equivalente titino di Norimberga o Loreto? Che fu pulizia etnica prima ancora che rappresaglia politica?
Probabilmente alcuni di loro hanno pure la faccia tosta di partecipare a manifestazioni per la pace e la solidarietà: ma che senso ha mobilitarsi per le persecuzioni ai danni di una tribù di Papua Nuova Guinea se non hai capito che genere di angherie hanno subito i tuoi stessi nonni e bisnonni, a due sole ore di auto da qui? Forse Papua Nuova Guinea fa più figo?

Lo sanno questi caproni che nel secondo dopoguerra la città in cui fanno finta di studiare e si atteggiano a progressisti dal cuore buono accolse e ospitò migliaia di profughi giuliani e dalmati? Che un intero quartiere a ridosso di piazzale Stanga venne costruito per ospitarli?

Si sono mai chiesti perché tanti loro amici e compagni di studi, padovani da generazioni, hanno un cognome un po' strano, con tante k, x, j o ich?

Come si può riuscire a spiegare la tragedia dei profughi africani e asiatici di oggi se i membri della futura intellighenzia di un'importante città universitaria ingiuriano in questo modo gli esuli italiani di settant'anni fa?

Poi, certo, la colpa delle rogne italiane è sempre esclusivamente di chi ci comanda: Renzi, Grillo, la Raggi e Berlusconi. Gli elettori sono dei poveri geni incompresi, che esprimono le loro opinioni illuminate sulle pareti dell'università. Anzi, le dipingono, quindi oltre che politologi sono pure artisti. Ma sì, mettiamola così, in effetti viene tutto più semplice.

Il prezzo da pagare - Bangkok, Thailandia

Tra i vari barboni che affollano i marciapiedi di Bangkok ce n'è uno che incrocio spesso. Passa la sua giornata in una specie di galleria, un vicoletto coperto da lamieracce che collega due strade, utilizzato, a seconda delle necessità, come mercato, scorciatoia o bivacco appunto. E' un tipo dall'aria simpatica, bassino, cicciottello, con l'occhio vispo e una barbetta nera. La notte dorme sulle panchine di un centro di massaggi. Di giorno e di sera sta invece seduto nella posizione del loto, con la schiena rivolta verso una parete che separa due negozi. Quando qualcuno gli passa davanti lui chiude gli occhi e con dei movimenti scattanti abbassa la testa e unisce le mani in preghiera, invitando la buon'anima a depositare qualche moneta nel bicchiere di plastica che sta sempre davanti a lui.

L'altro giorno, passando di lì, l'ho visto seduto nella sua usuale posizione meditativa, rivolto però non verso il centro del vicolo bensì a fissare la parete, schiena ai passanti. Tra le mani reggeva una torta alla crema, di quelle economiche, industriali, chimico-radioattive che vendono nei 7-eleven. Sono pronto a scommettere che gliel'aveva appena regalata qualcuno, come il mezzo phat thai che il mio amico coreano - non essendo riuscito a terminarlo a causa del troppo peperoncino - gli aveva donato il giorno prima.

Il barbone se ne stava lì, senza far nulla, con la torta poggiata sui palmi delle mani. Ad un tratto ha abbassato lo sguardo, con lo stesso movimento rapido che utilizza per impietosire chi gli passa davanti. Ho pensato che si apprestasse ad assaggiare il suo dolcetto, invece si è fermato col naso a pochi centimetri dalla crema - come per annusarla - ed è rimasto in quella posizione per alcuni secondi. Poi, all'improvviso, ha alzato le mani e s'è spiaccicato la torta in faccia. Tenendosela schiacciata contro il volto ha quindi cominciato a muovere la testa, lentamente, a destra e a sinistra, in basso e in alto, per spalmarsi 
per bene la crema sugli zigomi, sulla fronte e sul mento. Soddisfatto del risultato ha rialzato il viso, si è poggiato la torta sulle gambe e ha infilato le dita nella crema per gustarsela. 

Solo a quel punto mi sono accorto che mi ero fermato ad osservarlo: pensando che avrei potuto metterlo in imbarazzo mi sono prontamente rimesso in marcia, senza smettere di interrogarmi sul perché avesse fatto una cosa del genere. 

Qualcuno potrebbe liquidare la questione concludendo che non ci sta molto con la testa, e magari avrebbe pure ragione. Io però credo che sia qualcos'altro. Può darsi che mi sbagli ma ho l'impressione che si sia voluto infliggere una sorta di punizione per aver ricevuto un dono così prelibato, che abbia voluto pagare con quel gesto il lussuoso dessert che gli era stato offerto. Hai visto cos'è successo? Te ne stai qui tutto il giorno, circondato da gente che lavora, si affretta e si stressa, a chiedere la carità, senza fare nulla. Ogni tanto ti danno una moneta, alle volte mezzo phat thai oppure il resto di uno spiedino di maiale. Oggi qualcuno ti ha regalato una torta alla panna, fresca, intera, nella sua bella confezione di plastica trasparente. Una torta da signori, a te, che pisci dietro la colonna e ti lavi con lo sputo. Non vorrai mica sorridere, aprirla e pappartela in pace, così, come se niente fosse?! Eh no, tu quel regalo da signori lo devi pagare: la torta te la gusti solo dopo essertela schiacciata in faccia, tiè!

Un vero affare! - Bangkok, Thailandia

Siete stati in Thailandia almeno una volta nella vita? Ci siete andati prima del 2016? Siete usciti la sera, dopo una giornata a scarpinare sotto il sole tra templi e bancarelle? Vi siete seduti al baretto improvvisato, con i tavolini sul ciglio della strada e le seggiole sistemate sopra i tombini, tra liquame e spazzatura? Avete ordinato una birra Chang, bottiglia grande?

Mi riferisco a quella che il cameriere thailandese chiama laaarrrge, da 66 cl, etichetta verde oro su vetro marrone, pochi spiccioli, tanto alcol, 6.4% il contenuto indicato dalla casa produttrice. In realtà in passato la Chang non aveva un controllo di produzione molto efficace e quella cifra si riferiva ad un valore medio piuttosto grezzo. La distribuzione del contenuto alcolico nelle varie bottiglie era rappresentata da una gaussiana bassa e cicciona, con deviazione standard non trascurabile. Anzi, forse non si trattava nemmeno di una gaussiana e quello non era affatto un valore medio: sembrava essere piuttosto un valore minimo. Tradotto in parole povere: ogni bottiglia aveva un contenuto alcolico di almeno 6.4%, ma poteva tranquillamente capitarvi una boccia da 8%, botta assicurata.

Tempo che fu! Come potete notare osservando l'esemplare nella foto la Chang ha apportato ai suoi prodotti vari cambiamenti, alcuni più evidenti, altri un po' meno.

Innanzitutto il vetro della bottiglia non è più di quel caratteristico marrone che faceva tanto Asia rurale: gli uomini marketing del nuovo corso della Chang hanno optato per una tinta verde smeraldo, più chic, metropolitana e occidentale, che ricorda le bottiglie della Heineken o della Carlsberg.

Oltre ad averle cambiato il vestito l'hanno messa pure a dieta: non più 66 cl, bensì 62. Inoltre le hanno anche abbassato il livello dell'alcol nel sangue: 5.5%, e si tratta di un vero e proprio valore medio ora, controllato molto meglio di un tempo. E' vero, rimane sempre più alto di quello delle concorrenti (Singha e Leo stanno fisse a 5%), ma si tratta comunque di un bel taglio.

E' per la vostra salute, sembra che dicano loro. E' per le loro tasche, dico io. 

Considerando che anche il prezzo è aumentato non restano dubbi: ci hanno inculato!

(Dis)avventure da ingegneri - Bangkok, Thailandia

Sono al 7-Eleven, al frigorifero delle birre. Ci sono due ragazzi davanti a me: parlano spagnolo, dall'accento direi che sono argentini, o uruguaiani, più probabilmente argentini. Uno dei due sta accucciato e tasta varie bottiglie di birra, mentre l'altro gli tiene la porta aperta.

- Cazzo, sono tutte calde!
Si lamenta quello accucciato.
- Devi cercare tra quelle nel fondo!
Gli suggerisce l'amico.

Evidentemente non sono stati spesso in un 7-Eleven, altrimenti si sarebbero accorti che i frigoriferi, tramite un'apertura sul retro, danno su un magazzino interno e proprio da lì vengono riforniti, non da davanti. Le bottiglie più fredde devono stare quindi all'estremità aperta ai clienti, come è giusto che sia.


Decido quindi di aiutarli dandogli qualche consiglio. Ho bevuto un paio di birre ma sono convinto di avere ancora una buona capacità di giudizio: pur essendo inesperti mi sembrano dei ragazzi svegli, non è necessario utilizzare un gergo semplificato, posso passare direttamente ai dettagli tecnici. Dopo un paio di birre mi capita spesso di sentirmi così: parte di una comunità di essere umani tutti simili, simpatici, curiosi, aperti...e possibilmente laureati in discipline tecnico-scientifiche!

- Ragazzi, è inutile che cerchiate sul fondo: se le bottiglie più vicine alla porta sono calde lo saranno necessariamente anche le altre! I frigoriferi sono riforniti con un sistema di tipo FIFO, non con uno di tipo LIFO: le birre che avete davanti non sono rimaste all'interno meno a lungo delle altre, anzi, è più probabile il contrario!

Mi osservano in silenzio. Decido dunque ti tagliare la testa al toro, sintetizzando il concetto con una spiegazione inequivocabile.
- Insomma, le file di bottiglie non sono delle stack, bensì delle queue!

Forse la mia capacità di giudizio non è poi così buona: i due ragazzi mi guardano confusi, anzi, sembrano addirittura allibiti, persino irritati! Pigliano due bottiglie a caso e se ne vanno. Oltre a non ringraziarmi mi sembra che mi mandino pure a fare in culo!

C'è una sola spiegazione per una tale reazione: non fanno parte della mia comunità di persone brille tutte simili. Non sono curiosi, né simpatici o aperti, inoltre devono essere laureati in discipline umanistiche...

Thailandia violenta: finalmente se n'è accorta pure la stampa

Il video del pestaggio
La stampa italiana pubblica il video di un pestaggio avvenuto nelle strade di Hua Hin, una nota località di villeggiatura thailandese, e finalmente i lettori realizzano che la Thailandia, oltre ad essere una fantastica destinazione esotica caratterizzata da "spiagge paradisiache, sorrisi contagiosi e cibo ottimo anche se speziato", è pure questo: violenza brutale, diffusa e alle volte gratuita.

Spesso su questo blog ho pubblicato le mie impressioni su qualche rissa a cui mi è capitato di assistere a Bangkok e dintorni. Chi non le avesse lette può dare un'occhiata ai post contrassegnati col tag "violenza". La scena ripresa dalla telecamera di sorveglianza nel centro di Hua Hin non mi ha quindi stupito particolarmente. La reazione spropositata a un'offesa apparentemente futile, i pugni tirati con freddezza quasi professionale, i colpi sferrati su bersagli indifesi e per giunta stesi a terra, l'indifferenza davanti ai corpi immobili sono atteggiamenti agghiaccianti a cui ho assistito numerose volte. Per fortuna rispetto a ciò che mi è capitato di vedere in passato in questo caso mancavano i dettagli splatter delle chiazze di sangue e quelli noir delle armi improvvisate. Magra consolazione.

Anche i tre turisti malmenati tuttavia hanno commesso degli errori; non è che per questo si siano meritati calci e cazzotti, sia chiaro, di sicuro però non hanno fatto molto per evitarli. Osservando le immagini con attenzione si nota che il tafferuglio comincia quando il più giovane degli stranieri si trova uno dei thailandesi davanti e lo spinge via come se fosse un groviglio di ramaglie. Lo stesso thailandese viene in seguito rimproverato e persino schiaffeggiato davanti a tutti dalla signora, come se fosse un monello coi moccoli. Inoltre, pur non avendo a disposizione l'audio e non sapendo quindi cosa i litiganti si siano detti, c'è il sospetto che sia volata qualche parola grossa e che i toni siano stati piuttosto concitati. Dalle nostre parti tutto ciò non giustifica una reazione violenta: alle parole grosse si risponde con altre parole, ad una spintarella si ribatte al massimo con un buffetto e su una signora, specialmente se matura, non si alzano mai le mani. Dalle nostre parti, dicevo. Non sempre però, come siamo abituati a credere, tutto il mondo è paese. Forse lo è quello occidentale e magari lo sono anche quello asiatico e quello africano, al loro interno; se confrontati tra loro si stratta invece di tre mondi diversi. 

In Thailandia risolvere un contenzioso per mezzo di una discussione appassionata non è sempre una buona idea, per contro in certi casi ricorrere alle mani sembra essere l'unica soluzione percorribile; picchiare una donna non è necessariamente un tabù e accanirsi su un individuo in dieci contro uno può essere considerato un atto di solidarietà. Quello che a noi scandalizza ai thailandesi può sembrare sensato, e viceversa. Un thailandese tende a diventare aggressivo quando gli sembra di aver perso la faccia in pubblico, quando si sente umiliato, trattato con condiscendenza, oggetto di urla, ironia o sarcasmo. Proprio quello che potrebbe essere successo durante il Songkran a Hua Hin. Inoltre, sfortunatamente per i poveri turisti inglesi, durante le celebrazioni del capodanno thailandese la gente si ubriaca e l'alcol, si sa, non contribuisce certo a calmare gli animi.

Probabilmente quei turisti erano arrivati in Thailandia da poco e non erano abbastanza informati sulle usanze locali, purtroppo però ignorare i tratti culturali, i comportamenti da evitare e le insidie dei paesi che si visitano non è una scusante, bensì un errore. Madornale, aggiungerei. E' uno dei motivi per cui spesso documento le scene raggelanti a cui mi capita di assistere: non si sa mai, magari oltre a terrorizzare i turisti riesco ad aiutarne qualcuno a tenersi lontano dai guai.