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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

La cresta del gallomat - Bangkok, Thailandia

 


È famoso, almeno in Europa, il caso degli sportelli bancomat dalle commissioni esose, normalmente appartenenti a circuiti alternativi (non quelli bancari), tipo "Euronet".

Non tutti sanno però che, in caso di utilizzo della propria carta in un paese con valuta diversa da quella del conto bancario di riferimento, anche le banche ufficiali "ci provano", proponendo la scelta di un tasso di cambio precalcolato, rifiutando il quale ci si affida a quello applicato dalla propria banca. Beh, se vi capita una proposta del genere rifiutatela sempre, perché è "indecente".

Me ne ero già accorto in Europa, uscendo dalla zona dell'Euro, quando mi furono proposti dei tassi di cambio da usura legalizzata in Polonia e Repubblica Ceca. Il trucco che permette loro di restare nei confini della legalità è proprio quello di proporre la scelta. E se accetti sei fregato. Ovviamente vengono utilizzate le solite tecniche "retorico/grafiche" che puntano su debolezze evolutive dei nostri meccanismi cognitivi, per cui davanti al messaggio visualizzato siamo inclini ad accettare, per poi pentircene quando facciamo due conti a consuntivo.

Mi è capitato di recente anche a Bangkok. Ho avuto pure il modo di scattare un paio di foto e confrontare sul posto la tariffa proposta, quella applicata dalla mia banca e quella relativa al tasso ufficiale. Ecco il resoconto.

Per un prelievo di 30000 THB la banca locale mi ha proposto un tasso che risultava in un totale di 865 euro (vedi foto sopra, non faccio il nome della banca, tanto ci provano tutte).

Dopo che ho rifiutato, affidandomi al cambio applicato dalla mia banca, ho controllato la spesa effettiva, che ammontava a 815 euro. Vediamo, se non ho imbrogliato per passare l'esame di quinta elementare dovrei farcela: 865 - 815 = 50...quindi sono 50 euro di cresta!!! Pazzesco! Tra l'altro scrivono: "Abbiamo effettuato la conversione alla valuta del tuo conto...per la tua comodità". Comodità un paio di palloni Tango! Forse intendono dire che senza 50 euro in tasca sono più leggero e quindi più agile. Boh.

Ripeto il consiglio: per quanto scarsa possa essere la fiducia che riponete nella vostra banca, non accettate mai il tasso di cambio offerto dalla banca locale. E' un furto legalizzato.

Legalized! - Bangkok, Thailandia

Hanno anche il menù

L'avevo accenntato qui ma avevo rimandato l'argomento ad un altro post. Ecco il post dedicato.

Il governo thailandese ha legalizzato la cannabis. Alla fine è successo prima qui che da noi. Chi l'avrebbe mai detto? Io no, visto quello che ho sentito, osservato e provato in prima persona in più di vent'anni di viaggi. Non me lo sarei mai aspettato, men che meno dalla giunta militare che da qualche anno tiene le redini del paese.

Non so quanti poveri (e ingenui) turisti ho incontrato, che hanno dovuto trascorrere qualche ora/giorno orribile, rovinandosi le vacanze, per aver ceduto alla tentazione di farsi una canna in un luogo di cui non sanno un cazzo.

Poveri ragazzini perquisiti alle stazioni degli autobus e trattenuti per essersi dimenticati di eliminare un granello di erba dallo zaino prima di partire. Altri fermati e perquisiti di notte, in vicoletti bui, lontano da occhi indiscreti, con fare intimidatorio e con la raggelante possibilità di vedersi "piantare" qualcosa in tasca. 

La perquisizione sommaria è capitata varie volte anche a me, ovviamente senza conseguenze.

Stai andando a dormire, hai bevuto un paio di birre e in fondo alla strada noti il fanale della motoretta giapponese su cui viaggiano due poliziotti, sempre gli stessi. Ti vedono, controllano se c'è in giro qualcuno e se è abbastanza buio. Quando si sono assicurati che l'atmosfera è quella giusta si fermano, ti fanno il saluto militare e poi con un sorrisetto beffardo ti invitano a farti perquisire. "Only check!" Only check un cazzo, neanche vi conosco, viscidi corrotti. Mani dappertutto: nelle tasche, dentro le borse, tra le falde dei portafogli. Una volta un agente mi fermò vicino ad Asok, aveva gli occhi da invasato - sembrava che la coca se la fosse fatta lui - mi fisso negli occhi per vedere se avevo le pupille dilatate e poi mi infilò una mano sotto la camicia, la poggiò sul petto e cominciò a contare le pulsazioni. Follia distopica. 

Ovviamente della lotta al traffico di stupefacenti a questi non importa nulla. Capitalizzano sull'ingenuità e la vulnerabilità degli stranieri che, se portati in stazione e trattati in maniera intimidatoria, sbattuti in una gattabuia piena di topi e scarafaggi, lasciati senza informazioni e possibilità di comunicare con l'esterno, ovviamente senza alcuna formalizzazione del fermo, dopo uno o due giorni, alla richiesta di un'ingente somma per "chiudere un occhio" acconsentono senza battere ciglio. E non stiamo parlando di prezzi da paese in via di sviluppo: la bustarella andrà divisa tra tutti quelli che devono tenere l'acqua in bocca e ammonterà a un bel po' di migliaia di euro.

Ne ho incontrato più d'uno che ha subito il trattamento del finto arresto. Più anglofoni, ma anche qualche italiano.

Quando quest'anno mi sono imbattuto in banchetti che vendevano bustine di erba, canne già pronte, grinder, magic cookies e altro non credevo ai miei occhi. "Cannabis is not illegal in Thailand anymore!" scriveva qualcuno, sapendo che in molti avrebbero condiviso la mia incredulità.

Basta che non te la fumi in pubblico, che te la porti a casa e la consumi in privato, per il resto sei a posto. Io non ho comprato nulla. Sono decisamente a favore della depenalizzazione ma non sono mai stato un gran consumatore. I ricordi del passato poi mi incutono ancora un certo timore reverenziale.

Ovviamente lo spirito d'iniziativa dei thailandesi non ha tardato a mettersi in moto. La prima settimana ho visto due banchetti, la seconda cinque, alla terza sono apparsi i furgoncini, infine gli ambulanti col bauletto che si aggirano tra i tavoli del bar.

Dal bando alla deregulation il passo è stato breve. Probabilmente la saturazione del mercato imporrà l'assestamento su una posizione di equlibrio. Ci vorrà qualche settimana, forse dei mesi. La situazione però è fluida: per ora i clienti sono nella stragrande maggioranza ragazzi del posto, ma i turisti sono di nuovo in aumento ed è difficile prevedere l'andamento della domanda.

Ovviamente poi ci sarà qualcuno che si farà beccare a fumare in strada, come se stesse bevendo una birra. E sarà quello il momento in cui gli avvoltoi in uniforme potranno tornare a volteggiare sui cieli della città degli angeli.
Chioschetto

Furgoncino

Di lato

Altro furgoncino

Ancora pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia

Un palloncino gonfiato con la miscela di gas e aria

Alcuni anni fa, prima della pandemia, la polizia di Bangkok aveva preso uno dei pochi provvedimenti di cui potessero andare fieri a livello internazionale. Intendo un provvedimento serio, messo in pratica, non una semplice dichiarazione d'intenti che potesse essere spazzata sotto lo zerbino allungando una mazzetta.

Da alcuni mesi era diventato estremamente popolare aspirare a pieni polmoni il contenuto di un palloncino gonfiato con una miscela d'aria e di protossido di azoto, volgarmente detto "gas esilarante" ("laughing gas" in inglese). I baretti sistemati alla buona lungo il ciglio della strada vendevano birra, cocktail scadenti in secchiello di plastica (i famosi bucket) e appunto i palloncini di laughing gas. La gente beveva, inalava, si ubriacava e si stordiva. L'effetto di questo gas infatti non è esattamente esilarante bensì leggermente inebriante e alla lunga anche anestetizzante e dissociativo. 

La polizia era stata a guardare per un bel po', magari riscuotendo delle mazzette dai venditori. Poi, un bel giorno, forse sotto pressione di qualche ministro, delle autorità sanitarie o della FDA thailandese, si era incazzata. Gli agenti effettuarono un'incursione, chiusero i bar incriminati, arrestarono varie persone e confiscarono la merce illegale.

Avevano persino esposto delle foto del materiale sequestrato, accompagnate da un'informativa in thailandese e in inglese sugli effetti dannosi per la salute e l'ambiente del composto (il monossido di azoto è un potente gas serra).

Forse l'azione era offuscata da un po' di ipocrisia ma a me era piaciuta: applichi pene severe per chi fa uso di cannabis, che fa più bene che male, e non batti ciglio se dei ragazzini si fanno di un gas nocivo sotto i tuoi occhi? Insensato.

Purtroppo il ciclone del covid ha scompigliato le carte. Torno a Bangkok e vengo accolto dallo scempio di centinaia di ragazzini thailandesi che aspirano un palloncino dietro l'altro. Tutto come prima, anzi peggio. Perché se tre anni fa ti vendevano un paio di palloncini per 2 o 3 euro, ora per poco più puoi comprarti una scatoletta da 10 ricariche. Degli addetti si aggirano tra i tavoli con il dispositivo che serve a gonfiarli. Li chiami, gli dai una cartuccia, loro la avvitano alla sede d'ingresso sulla bomboletta, che credo sia piena di aria compressa, sistemano il palloncino sull'ugello di uscita, premono una leva e ti porgono il palloncino gonfiatto.

Ho visto un gruppetto di giovani ragazze che aveva sul tavolo più di dieci scatolette da dieci ricariche l'una. Chiedo ad un'amica in comune quante ne hanno comprate. "Una ventina" mi risponde. In due se le sono inalate tutte nel giro di qualche ora: 100 palloncini a testa, fai che qualcuno l'hanno perso e altri li hanno offerti in giro, se ne saranno fatti almeno 70, uno dietro l'altro, come delle fumatrici incallite che accendono una nuova sigaretta con la brace di quelle che stanno per finire.

Sciocco da parte dei ragazzini, cinico da parte dei venditori e irresponsabile da parte delle autorità. Perché hanno fatto marcia indietro? Corruzione? Forse. Libera tutti post covid? Magari.

Ma allora lascia anche che la gente si faccia le canne in strada, no? Controlla la provenienza, tassa pure, ma lascia fare.

E attenzione, forse sta succedendo. Ho notato dei banchetti che vendono...ma no, no, questo è l'argomento di un'altra storia.

Il dispositivo di gonfiaggio

Le scatolette da 10 ricariche

Fase del gonfiaggio

Fase del gonfiaggio

Fase del gonfiaggio

Fase del gonfiaggio

Fase del gonfiaggio

Fase del gonfiaggio


Altre pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia

E dai, ragazzi, prendete bene la mira!

Come già detto in precedenza la zona turistica di Bangkok di questi tempi si rivolge alla clientela interna per colmare il vuoto lasciato dal turismo straniero di massa.

All'ora di chiusura dei bar e dei club vedi gruppetti di thailandesi che si avviano verso le fermate dei taxi. Spesso due di loro reggono dai lati un loro amico/a completamente sbronzo/a. Una scena da commediola romantica di serie C, materializzata nel centro della capitale siamese.

L'intossicato è completamente andato, spesso non riesce nemmeno a muovere le gambe e i suoi piedi strisciano di punta sulla pavimentazione nuova della strada principale o sull'asfalto di quelle secondarie. A volte non indossa una scarpa, o nessuna scarpa. Quando è cosciente, invece, di solito passa il tempo a vomitare. In questi casi, visto che gli amici sono impegnati a trasportarlo, gli hanno piazzato la faccia dentro ad un sacchetto del 7eleven, con le maniglie avvolte attorno alle orecchie. Sembra uno di quei cavalli che trainano i carri per turisti nei centri di alcuna città europee, che mangiano la biada col lungo muso infilato in un sacco di iuta che pende dal loro collo.

Ti guardi attorno e ne vedi molti di questi gruppetti. Aderiscono tutti al modello descritto sopra, nelle sue due varianti: 1) lo sbronzo è incoscente e striscia i piedi lungo la strada o 2) è cosciente e vomita nel sacchetto appeso alle sue orecchie.

Avanzano lentamente, ondeggiando e sbandando.

Sembra un'innocua apocalisse zombi. Puoi stare a goderti questo spettacolo "The walking drunk" con la tua birretta in tutta tranquillità, senza timore di essere morso e trasformato in uno di loro. A meno che anche tu di birrette non ne abbia bevute troppe, s'intende.

Agenzie di viaggi: aneddoti - Koh Chang, Thailandia

 

Un'agenzia turistica che noleggia anche moto

Aneddoto #1

Il viaggiatore entra in un'agenzia di viaggi.

"Vorrei andare a Koh Chang, domani".

L'addetto prende il cellulare e compone un numero che copia da un foglietto. 

Tradotto a cazzo dal thai: "Avete un posto per la tratta Bangkok - Koh Chang di domani?"

Ascolta la risposta, saluta e mette giù il telefono.

"Sì, c'è posto, vuoi andare?"

"Sì, certo."

L'addetto compila un voucher e lo consegna al viaggiatore. Questi gli porge il denaro. Poi però è assalito da un dubbio.

"Ma non dovresti chiamare di nuovo e confermare il posto? Comunicando anche il numero del voucher?"

"Ma va, è tutto a posto, ti verranno a prendere davanti allo Starbucks alle 5am in punto."

Ci manca che dica: "Non vorrai insegnarmi il mio mestiere, vero, turista apprendista?"

Ore 5am. Davanti a Starbucks passa barcollando qualche reduce della notte di bagordi, poi un camion della spazzatura, qualcun altro che si alza presto per lavorare. Di pullman per Koh Chang nemmeno l'ombra. Cinque minuti più tardi, come consigliato dall'addetto dell'agenzia, il viaggiatore chiama il numero dell'azienda di trasporto, 

"Salve. Sono davanti a Starbucks, sto aspettando il minivan per Koh Chang."

Dopo qualche secondo di quello che sembra essere un silenzio imbarazzato un uomo risponde:
"Koh Chang? Ah Okay..." E mette giù.

Il viaggiatore non sa se essere rassicurato (ha comunque risposto qualcuno), oppure allarmato ulteriormente (non hanno detto che stanno arrivando).

Dopo un paio di minuti un tizio scende da un motorino e si avvicina al viaggiatore. 

"Vai a Koh Chang?"

"Sì!"

Il viaggiatore fa per prendere il bagaglio. 

"Mi fai vedere il tuo voucher?"

...

"Ah, vedi, la tua agenzia non ha confermato la tratta, ha solo chiamato per chiedere informazioni sulla disponibilità."

Il viaggiatore ripensa all'addetto che lo trattava con sufficienza.

"Glielo avevo anche detto! E adesso?"

"Ti possiamo far fare il viaggio con i mezzi di linea."

"Ma il bus è quello scomodo che fa un sacco di fermate?"

"Sì!"

"E prenderei dei mezzi che dovrebbero costare metà del prezzo, ma senza ricevere un rimborso?" 

"Esatto!"

"E ci metterei il doppio del tempo?"

"Più o meno, sì!"

"Va beh, ci riproverò domani."

Aneddoto #2

Un biglietto di bus, treno o traghetto si può comprare direttamente da chi eroga il servizio, oppure, se non si sa come raggiungere l'azienda o si vuole risparmiare del tempo, si ricorre al servizio di una delle tante agenzie di viaggio disseminate un po' dappertutto nelle zone turistiche. Purtroppo anche se sembrano tutte uguali non lo sono per niente, specialmente riguardo ai prezzi. Un biglietto che l'azienda principale vende a 850b si può trovare a 900b in un'agenzia (50b di ricarico/commissione), ma a ben 1150b in quella che sta solo cento metri più in là. La cifra in valore assoluto non è enorme, ma si tratta di un ricarico quattro volte più grande: 300% in più!

Aneddoto #3

Un tedesco mi racconta di un suo viaggio da Ho Chi Minh City, Vietnam, a Phnom Penh, la capitale della Cambogia. A Ho Chi Minh City un'agenzia di viaggi espone un cartellone che pubblizza un viaggio in bus per Phnom Penh di sole quattro ore! Impossibile, pensa il tedesco. Entra e chiede delucidazioni. L'addetta gli spiega: "Sì, in effetti scriviamo così per attirare i clienti, ma in realtà il viaggio dura 5 ore."

Bugiarda incallita, pensa il tedesco, anche cinque ore è improponibile. Compra comunque il biglietto. Sulla quale l'addetta scrive: "Durata: 7 ore."

Quindi finora abbiamo 3, 5 e 7. Ma non è finita,  c'è chi offre di più .

Entrando nel mezzo il tedesco chiede all'autista fra quanto è previsto l'arrivo a Phnom Penh.

"10 ore, mon ami!"

A giochi fatti, l'autobus sarà arrivato nella capitale cambogiana 12 ore dopo la partenza.

In effetti i clienti li attirano, con un effetto vagamente comico.

La stanza di qualcuno convertita ad agenzia. Vi fanno pure il bucato.

Chiusa per ferie, come se non ne avessero fatte abbastanza, forzatamente.

Chiusa, forse per sempre.

Bonus: toro meccanico da allenamento per rodeo, dismesso, in locale chiuso.

Misure anti-covid, Bangkok - Thailandia



Termometro

In quanto ad allentamento delle misure anti-covid la Thailandia è ancora indietro rispetto a noi. 

L'obbligo più sorprendente è quello della mascherina all'aperto, che teoricamente è ancora in vigore. Onestamente se non sono in qualche zona particolarmente a rischio non la porto mai, col caldo che fa è davvero soffocante. C'è da dire però che molti thailandesi sono ligi.

Anche all'interno di molte strutture se non la metti non succede nulla (come segnale in codice basta osservare se gli addetti la indossano o no, poi decidi di conseguenza). 

Nei supermercati, nei minimarket, nei centri commerciali e nei mezzi pubblici invece va indossata, non ci sono cazzi. Anche nei parchi pubblici è obbligatoria: all'ingresso c'è una guardia che ti invita ad indossarla e a controllare la temperatura sull'apposito dispositivo (vedi sotto).

Una differenza sostanziale rispetto all'Europa è la presenza appunto di termometri su colonnina all'ingresso di molte attività. Sono fissi e basta avvicinarci una mano. Sul display appare la temperatura e viene emesso anche un segnale sonoro. Rispetto ai nostri "a pistola" questi mi sembrano sempre tarati bene: non ricordo di aver mai osservato misurazioni da rettile. 

Quando, prima di partire, ho saputo che sarebbe stato un salto indietro nel tempo in quanto a restrizioni, mi ero preoccupato non poco. In realtà però non è nulla di particolarmente scocciante. Alla fine basta avere una mascherina in tasca e indossarla in quelle poche occasioni in cui è assolutamente necessario farlo.

Dicono anche che il primo luglio varie misure saranno rimosse. Attendiamo fiduciosi.



La mia misurazione



Tutti mascherati, come a carnevale

Pillole di decadenza - Bangkok, Thailandia


C'è un banchetto sul ciglio della strada, sistemato sul marciapiede, tra la filiale di una grossa banca e un bar coi tavoli all'aperto. Tra i tavoli del bar e il banchetto giace stravaccato un vagabondo, visibilmente alcolizzato, narcotizzato e addormentato. Sta sdraiato in diagonale, con la testa rivolta verso la banca e i piedi che puntano il centro della carreggiata. La strada è chiusa al traffico e quindi non rischia di essere schiacciato sotto le ruote di un veicolo pesante, però qualche pedone distratto o uno dei mezzi a due ruote che si infilano tra la folla potrebbero passarci sopra. Tra l'altro è sera, il fondo stradale è color antracite e lui, oltre ad avere la carnagione scura, non si fa un bagno dal giorno dell'esame di terza media ed è spalmato di un denso strato di smorcia scura.

Un addetto alla sicurezza del bar cerca di svegliarlo e gli dice di spostarsi. Il vagabondo alza la testa e strabuzza gli occhi sbalordito, come il presidente di uno stato democratico destato in piena notte dagli ufficiali della giunta militare che ha appena messo in atto un colpo di stato. Sembra non capire cosa gli stia succedendo, forse la musica ad alto volume dei bar lo stordisce, anche se non aveva nemmeno scalfito il sonno profondo in cui era piombato. Si guarda attorno, con un'espressione da pazzo. Poi, quando vede l'addetto che gli dice di alzarsi, sembra pensare: "Ah, tutto qui? Mi hai svegliato perché dormivo in strada? Ma non ti preoccupare, è normale, vai, vai...". Quindi appoggia il capo a terra e in un batter di ciglia rientra in fase NREM, quella pesante, a prova di techno music. 

I ragazzi che gestiscono il banchetto sono preoccupati perché il vagabondo non svolge esattamente la funzione di una modella davanti a una boutique, anzi proprio il contrario. Ora si è voltato: indossa una specie di gonnellina, senza le mutande, alla kilt scozzese. La gente che passa lo osserva con compassione quando lo vede dormire a terra ma viene travolta dallo sconcerto quando lo sguardo si posa sul pube esposto. Va da sé che affrettano il passo e non si accorgono nemmeno del banchetto. La coppietta aveva sperato nell'intervento dell'addetto del bar. Ora non resta loro che agire direttamente. Con l'aiuto di un altro ambulante lo svegliano di nuovo e cercano di far filtrare qualche semplice istruzione attraverso l'imbambolamento dell'alcol. Il vagabondo però non capisce nemmeno dove si trova. Quindi lo sollevano di forza per le braccia e lo spostano più indietro, in un punto più sicuro per lui e più conveniente per loro. La ragazza si sfila una banconota dalla tasca e gliela porge, dandogli qualche consiglio su come spenderla. Il vagabondo, che finora non ha capito nulla, comprende immediatamente il valore del gesto (altro whisky domani), quindi congiunge le mani, abbassa il capo e ringrazia devotamente.

I ragazzi tornano al banchetto, prendono la boccetta del gel alcolico anti-covid e ci si fanno la doccia. Poi cominciano a seguire i primi clienti, che senza la distrazione del vagabondo hanno cominciato a notare i prodotti esposti.

Questa è l'anima del commercio, signore e signori: le apparenze contano.

The show must go on - Bangkok, Thailandia

 

7eleven, chiuso, wow

Alberghetto-ristorantino

Torno a Bangkok dopo due anni di lontananza forzata, una versione macro del distanziamento sociale insomma. Molti mi chiedono com'è la situazione. Ecco un breve resoconto.

Innanzitutto ho visto solo Bangkok. Ho notizie di seconda mano da Pattaya, ma non so praticamente nulla delle condizioni di Chiang Mai, dell'Isan o delle isole a sud.

Il centro della capitale è abbastanza a posto. Vige ancora l'obbligo della mascherina ma se uno non la porta all'esterno non succede nulla. I centri commerciali sono aperti, gli alberghi e i ristoranti principali anche e i mezzi funzionano regolarmente. Va detto però che molti di coloro che trovavano impiego nel settore alberghiero e che sono rimasti a casa non hanno ancora ripreso a lavorare.

Per quanto riguarda la zona più turistica le vie principali sono piuttosto vivaci, almeno la sera, quando si riempiono di turisti (non ancora moltissimi) e (numerosissimi) ragazzi thailandesi alla ricerca di divertimento come se fosse ossigeno dopo un'apnea troppo lunga.

Prima del tramonto, quando sui marciapiedi non ci sono ancora i tavolini e le casse della musica, si notano delle serrande abbassate. Ma sono ogni giorno di meno.

Lungo le vie periferiche - oltre i canali o verso il fiume - invece la scena è molto più triste. Forse addirittura il 50% dei locali - alberghetti, ristorantini, baretti e persino i minimarket della poderosa catena 7eleven - sono chiusi. Non semplicemente chiusi, ma proprio sprangati, murati, diroccati, "discarichizzati". La zona l'ho osservata bene nel corso degli ultimi due decenni e so che molte delle attività sono frutto dell'intraprendenza e della tenacia di famigliole semplici, che si sono lasciate alle spalle il lavoro sui campi e sono venute in città armate di un carretto per vendere spiedini o bibite ai turisti stranieri, hanno investito i risparmi per ingrandirsi e hanno creato dei complessi molto redditizi. Due anni di chiusura totale però sono troppi per molti di loro: ci sono gli affitti da pagare, i debiti contratti e magari una gestione squinternata e qualche vizio costoso. Con l'avvento della pandemia hanno ripreso il carretto parcheggiato in cantina e se ne sono tornati in campagna. 

Non tutti però. Il proprietario del caffè dove vengo spesso a lavorare sorseggiando americano bollente o ghiacciato, mi racconta che non ha mai chiuso, che quando le norme imponevano il solo asporto faceva accomodare i pochi clienti nel retro: praticamente una versione thai di uno speak-easy proibizionista. Alle volte l'incasso della giornata ammontava a pochi euro, ma era sempre meglio che tornare al paesello, tramutatosi nel frattempo in un villaggio fantasma. G., un pensionato americano con cui chiacchiero spesso e che rivedo con piacere dopo questi anni di lontananza, mi confida che gli ha allungato qualche somma nei momenti più difficili.

Lo so che anche da noi è stata dura, ma se vi può servire come magra consolazione sappiate che viviamo comunque nella fettina (ristretta) più agiata del pianeta. E che per il resto dei poveri diavoli che abitano questa valle di lacrime non ci sono ammortizzatori sociali, disoccupazione, cassa integrazione, assegni vari, pensioni, procedure sanitarie onerose a costi da discount, prezzi calmierati, aiuti alle famiglie, ecc.

Per concludere con una nota più lieta, nella settimana abbondante che è trascorsa da quando sono arrivato ho notato che all'interno dei locali chiusi si è cominciato a sgomberare e ripulire, e che alcune attività hanno riaperto o stanno per farlo (la foto che segue è stata scattata nello stesso punto di quella di testa, alcuni giorni dopo).

The show must go on.

Stesso alberghetto-ristorantino, alcuni giorni dopo

 

Come se niente fosse - Bangkok, Thailandia

Saphan Rama VIII

Attraverso la strada per imboccare l'entrata del parchetto che dà sul fiume Chao Phraya, da dove voglio scattare una foto al ponte Rama VIII, illuminato di giallo dopo il tramonto. È uno dei simboli dei miei decenni di viaggi in oriente, e sono due anni che non lo vedo.

All'improvviso sento un botto. Mi volto e noto uno scooter adagiato a terra, un signore che cerca di sollevarlo e lì a fianco un pick-up con un paio di ragazzotti a bordo e il solito cargo di gente nel cassone posteriore. Attendono con calma che il signore alzi il motorino e sgomberi la carreggiata. Il signore maneggia con altrettanta calma lo scooter. Finalmente riesce a sollevarlo, ci sale sopra e lo riaccende. Gli operai del pick-up lo osservano senza commentare, nemmeno con qualche espressione facciale. 

Il signore del motorino ha controllato che il mezzo funzioni regolarmente, si volta verso il pick-up, alza la mano in segno di scuse e di saluto, accelera e se ne va. I ragazzi del pick-up rispondono al saluto e quando la via è libera ripartono.

Se non si fosse capito, il signore del motorino partiva dal ciglio della strada, non ha fatto attenzione al traffico, ha tagliato la strada al pick-up. Il ragazzotto alla guida ha frenato ma non è riuscito ad evitare l'impatto con lo scooter. Il resto lo sapete già.

Lascio a voi il confronto con cosa sarebbe successo da noi.