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Un dipinto appeso all'entrata di una guest house a Hua Hin Mi è capitato di recente di ascoltare una storia di prostituzione davvero bizzarra. Proprio quando me ne stavo andando da Pattaya , la più grande fucina di racconti del genere, che nei vari mesi trascorsi lì me ne ha sfornati così tanti, così diversi e variopinti da farmi credere che non sarebbe più stato possibile sorprendermi. Eppure una storia come questa non l'avevo mai sentita. Il protagonista anonimo, un puttaniere italiano in età avanzata che per l'appunto chiameremo PA, da Puttaniere-Anonimo, un bel giorno scende dalla stanza del suo albergo alla ricerca di ciò che i turisti della categoria a cui appartiene escono spesso a cercare quando sono da queste parti. Non è una missione tranquilla però, come qualcuno di noi potrebbe pensare. Non si tratta di far due passi, imbattersi nella prima delle migliaia di occasioni offerte dalla città e sbrigare la faccenda. No, PA è torturato dai dubbi, si arrovella pe...
Sempre più spesso appaiono nei giornali e in TV servizi su Tiziano Terzani, il famoso giornalista, esperto d'oriente, scomparso alcuni anni orsono. Un regista di recente ha pure girato un film sulla sua vita. Un personaggio famoso dunque, celebrato, strumentalizzato anche, ma da quando in realtà? Quasi dieci anni fa - nel settembre 2001, quando arrivai in Asia - Terzani era pressoché sconosciuto al grande pubblico italiano. Certo, c'era chi aveva letto qualche suo contributo sul Corriere della Sera o la Repubblica, ma a causa forse del fatto che aveva quasi sempre lavorato come inviato di un giornale straniero (Der Spiegel) non figurava tra le firme più famose in patria. Persino il bestseller che lo avrebbe reso finalmente e definitivamente celebre (Un indovino mi disse), pur essendo in circolazione già dalla metà degli anni novanta, non era ancora tra i titoli più venduti nelle librerie italiane al principio del nuovo millennio. Nella sezione "viaggi in oriente" di ...
La determinazione con cui la maggioranza di “matusa” si scervella per trovare falle logiche nella motivazione con cui questi studenti hanno fatto sapere ai commissari d’esame che l’esame non l’avrebbero sostenuto sa di impotenza, più che di autorevolezza, per non dire autorità. In realtà tutte le critiche mosse hanno, nell’angolo ammuffito da cui strillano, un senso. “Tutta la vita è competizione.” “Troppo comodo non sedersi a quel tavolo e farla franca.” “Che mancanza di rispetto nei confronti di chi si sbatte per darti un’istruzione.” “Stai voltando le spalle ad una società che gratuitamente sta cercando di darti un futuro.” Hanno senso, certo, ma dal punto di vista di chi è stato colto di sorpresa, e magari è stato messo ko da un montante inaspettato. È come cercare di trovare la quadra alle promesse di un generale che ha appena portato a termine un colpo di stato, o alle esultanze del boss dei reclusi che si sono ammutinati, per provare poi a smontarle con la logica dei burocrati...
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