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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Incomprensione al punchball - Bangkok, Thailandia


La scena si apre col giovane che ha appena tirato il pugno.
Ha colpito forte e preciso, lo sa. I numeri rossi del punteggio 
in stile anni settanta scorrono veloci, lui ritorna ai margini, qualcuno allunga all'addetto venti baht per prenotare un turno.
Il vecchio dà due pacche sulla spalla del giovane, come a voler dire: "hai fatto bene, figliuolo", mentre annuisce accondiscendente.
Il giovane si gira di scatto e lo fissa con gli occhi strabuzzati della bestia braccata pronta a tutto, mentre pensa: "che cazzo mi tocchi a fare, vecchio culo?"
Si separano così. Il vecchio parlottando tra sé e sé, convinto di avere incoraggiato un ragazzo meritevole. Il giovane scuotendo la testa, turbato per essere stato offeso nella sua virilità ma soddisfatto per aver ricacciato al suo posto il vegliardo con un semplice sguardo.
I protagonisti della scena non ci hanno capito nulla.
Qualcuno, tra il pubblico, sorride divertito.

Urbano criceto in gabbia mentale - Padova, Italia


La psiche di un bimbo nel corpo di un vecchio,
avanza a strattoni, con passo irruento,
canuto e ingobbito curiosa e s'inquieta,
il marciapiedi solcato come sentinella in trincea.

All'improvviso si blocca, allunga il collo,
ascolta sospettoso il fruscio di uno spettro
che da sempre e per sempre, dietro la solita siepe,
spia le sue mosse e gli prepara un agguato.

Farfuglia improperi, o riti propiziatori,
fa dietrofront lanciando un urlo ancestrale,
poi col passo dell'oca fa ripartire la ruota
come urbano criceto nella sua gabbia mentale.


La curva a F


Arezzo col maltempo è un arazzo grigiolino:
la pioggerella martella la facciata del Duomo
su cui vigila stoico il condottiero di pietra;
nel centro medievale in un pomeriggio feriale
sono poche le serrande alzate di negozi e botteghe.
Una serie di scale mobili perennemente in moto,
come un'astronave trasportata indietro nel tempo,
fa scorrere i visitatori dal parcheggio alle piazze.
A chi scende dall'auto potrebbe sorgere un dubbio:
perché l'autostrada che collega Firenze a Roma,
dal nome non allineato col meteo del giorno,
virando dalla traiettoria che ci si aspetterebbe
ignora Siena e Grosseto passando di qui?
L'inspiegabile si spiega come sempre in Italia,
col clientelismo, le prevaricazioni e i vezzi dei potenti:
all'epoca della progettazione delle nuove infrastrutture
il primo ministro in carica era un tronfio aretino.


 

 

 


Ode alla birra piccola


Chi, come me, al bar ordina birre piccole viene spesso guardato con sospetto se non addirittura ridicolizzato da chi consuma invece birre medie. Io resto sempre un po' perplesso: non capisco se costoro hanno problemi con l'aritmetica delle scuole elementari o se sia una questione dogmatica relativa ad una qualche religione che non conosco.
Alla fine della serata, infatti, loro avranno bevuto N birre medie e io avrò bevuto N x 2 birre piccole, quindi la stessa quantità di liquido e di alcol. Forse avrò speso un po' di più, ma non necessariamente. E comunque non sembrano farne una questione di risparmio, bensì di virtù o addirittura virilità (si tratta infatti quasi sempre di uomini, raramente di donne).

A tal proposito volevo ricordare ai presuntuosi sapientoni che:
- il volume delle due birre piccole che bevo io equivale a quello della vostra birra media, quindi la vostra scelta non implica che siate bevitori più forti e non vi rende più erculei: stiamo parlando della dimensione di un bicchiere, non di quella del vostro organo sessuale;
- mentre io mi gusto la seconda piccola, appena spinata, fragrante, frizzante e fresca, voi vi state sorbendo il culo (eh già, proprio il culo) della vostra media, slavato, svampito, intiepidito e diluito con la saliva vostra e degli avventori con cui state chiacchierando (compreso me), che ci sputazzano dentro;
- se non sono soddisfatto della prima scelta, posso decidere di cambiare marca e tipo al secondo giro, voi invece dovete continuare a sorbirvela fino alla fine, o lasciarla lì sprecandola;
- se mi sono rotto le palle di consumare birra o del locale in cui sto bevendo, posso decidere di interrompere alla prima, terza, quinta, settima (ometto il resto della sequenza che comunque è lunga come la serie dei numeri dispari, quindi infinita) birra piccola, voi invece dovete... beh, vedete il finale del punto precedente;
- nel caso in cui il prezzo per litro dei due formati sia uguale o simile, non state nemmeno risparmiando (esempio birra da 30cl a 3€ e birra da 50cl a 5€, come nella foto);
- se non siete dei clienti bensì degli esercenti la propaganda pro birra media - nonostante sia completamente priva di basi concrete - va comunque a vostro vantaggio. Quindi se la sfruttate siete dei geni del commercio e mi devo complimentare con voi. Se invece siete dei clienti, beh, ci state cascando come dei polli.

Vi è in realtà un oggettivo (ma solo presunto) vantaggio nella scelta della birra media: non dovete tornare al banco a ordinare dopo averne bevuta metà, cosa che invece deve fare chi ordina due piccole. Siccome però stiamo parlando di una serata al bar, e non della fila al casello dell'autostrada, io trovo che fare due chiacchiere col barista o con la/il cliente che mi sta di fianco sia un'opportunità di svago più che una seccatura.

Riassumendo: la birra media può essere definita la "birra del taccagno", in caso il suo prezzo al litro sia significativamente inferiore a quello della piccola. Altrimenti non resta che definirla la "birra del fesso". Un fesso che inspiegabilmente prende in giro chi fa la scelta più azzeccata. In entrambi i casi, comunque, c'è poco di cui vantarsi.

P.S. Anch'io ogni tanto ordino una birra media, soprattutto in pizzeria. Sto cercando di trovare un buon motivo per cui lo faccio, ma non ci riesco. Quindi rileggendo la lista di cui sopra mi sento un po' fessacchiotto pure io.

L'oscenità invisibile - Padova, Italia


Puntellato col coccige sul muro di cinta
di un'antica villa del centro città,
tra signore in tailleur, auto di lusso e levrieri,
come se nulla fosse, fissa un'altra realtà.

I pantaloni sdruciti, fermati sopra il ginocchio,
come un cane inarcato, le ginocchia piegate,
lo percorre un fremito, qualcosa precipita
su un cumulo bruno tra le scarpe sfondate.

Persino in India, indigenti e intoccabili,
quando ne hanno bisogno, per dignità,
si scelgono un cantone che, oltre al conforto,
assicuri loro un po' d'intimità.

Ma gli sguardi sgomenti non sono un granché
per chi come lui non usa carta o bidè.
Si alza i calzoni, striscia le suole sul porfido,
poi come un alieno torna a sedersi al caffè.

Falce e rastrello - Asiago, Italia

 


Falce e rastrello,
senza martello è più bello,
in caso di pioggia,
ci aggiungiamo l'ombrello,
se invece c'è il sole,
mettiamo il cappello.
La sera al tramonto,
ci sta pure il vinello,
cabernet sauvignon,
merlot e rabosello,
lo bevono tutti,
ma non il vecchiarello,
a cui cresce la panza,
però cala l'🐦
I ❤️ country music 🎶🎵

L'aveva già scritto Nietzsche più di un secolo fa.


Ciò che i lettori dei militari-antropologi o di altri autori simili amano oggi sentirsi raccontare lo aveva già scritto Nietzsche nel XIX secolo. L'aveva fatto ovviamente meglio, in maniera più informata, organica e completa, in grande anticipo e con più onestà intellettuale. Inoltre, al di là di ogni sospetto, lo scrisse senza riscuotere grosso successo presso i suoi contemporanei (spesso succede a chi su certe tematiche arriva decenni prima degli altri), senza puntare ad un seggio in parlamento, mentre era gravemente malato e buttando nella differenziata della decadenza anche le responsabilità delle religioni dominanti e i particolarismi nazionali, che invece i nostri contemporanei hanno riciclato per puntellare le loro strutture scricchiolanti.

Altro piccolo particolare: il grande filosofo tedesco - prima di arrivare alle sue conclusioni - aveva lavorato come insegnante, non come specialista della guerra. Ops, scusate, intendevo specialista della difesa, ovviamente.

Fa un po' di tenerezza - e anche tristezza - ricorrere a grossolane semplificazioni attuali quando da centocinquant'anni c'è a disposizione una serie di lavori di grande spessore culturale a cui al tempo avevano accesso un gruppuscolo di iniziati, e che si trovano oggigiorno in libreria per pochi spicci o persino gratuitamente in una biblioteca comunale.

Se davvero vi interessa l'argomento, provate a leggere Nietzsche. Lo so, è un po' difficile, succede con tutti quelli che non si accontentano di spolverare i rimasugli delle chiacchiere dal bancone del bar, ma dedicano anni allo studio, cercano di andare a fondo con la loro analisi e coltivano il sano dubbio che alimenta la comprensione al posto del marciume che avvizzisce tra le certezze incrollabili. Però credetemi, una volta che ci si è rotti la testa per capirlo, dà le sue soddisfazioni.

P.S. avendo Nietzsche scritto quelle cose un secolo e mezzo fa, ne consegue che la società del tardo '900 - che gli attuali nostalgici del passato ricordano come simbolo primordiale della tradizione messa a rischio dalla deriva decadente dei nostri giorni - era da lui prefigurata come conseguenza nefasta della deriva decadente dei suoi giorni. I nostri favolosi anni '80 e '90, per chi era giovane decine di anni prima potevano non essere affatto favolosi, bensì il terribile segno di un collasso sociale. Morale della favola: a prescindere dalla società e dal periodo a cui si faccia riferimento come modello virtuoso del passato, c'è sempre qualche generazione precedente che vede il tuo modello virtuoso come conseguenza indesiderabile della decadenza dei costumi del suo tempo. Non se ne viene fuori, a meno che, continuando ad andare all'indietro nel tempo per cercare il paradiso, non si arrivi al periodo in cui andavamo in giro mezzi nudi, mangiando un giorno sì e tre no, facendo quindici figli per vederne crescere uno, e rischiando di morire di cancrena a vent'anni per aver pestato nella sequenza meno auspicabile prima un riccio e poi una merda.