Post

Segnali sbagliati, con foto - Suzhou, Cina

Le indicazioni e i segnali in Cina sono quasi sempre tradotti in inglese. Senza essermi documentato ma andando semplicemente ad intuito direi che potrebbe persino esserci una legge o una direttiva del governo dietro tutto ciò. Se si tratta di segnaletica stradale o indicazioni in luoghi pubblici le traduzioni sono spesso impeccabili. E' quando si entra nel settore privato che un cartello può acquistare improvvisamente il valore di una vignetta umoristica e venirti in aiuto quando hai una giornata storta, o anche solo un po' noiosa.
Gli strafalcioni alle volte sono talmente clamorosi da far pensare che frasi intere vengano acriticamente passate al traduttore di Google o che per un termine comune, con una ventina di traduzioni completamente diverse, l'addetto tenda cialtronescamente a pescare dal dizionario la prima della lista, senza chiedersi se abbia senso o no.
Per rendere l'idea della densità d'errore per numero di cartelli tradotti pubblico qui esclusivamente le foto di quelli che ho pescato nel complesso residenziale in cui vive l'amico che mi ha ospitato qui a Suzhou. Buon divertimento.
Centinaia di copie affisse nel complesso, tutte con lo stesso errore in "architecture"
Questo è il mio preferito: "Divieto di paraboliche d'alta quota". Imbattibile...

Forse il miglior museo di guerra che abbia mai visitato - Nanjing, Cina

300000 vittime in una sola città
Sbarchiamo alla stazione centrale di Nanjing, diamo occhiata a Google Maps e prendiamo la metropolitana per Yunjinlu. Seguendo (male) le indicazioni della mappa affissa in stazione entriamo al museo (gratuito) della seta e dei broccati. Capiamo subito di aver toppato ma facciamo comunque un giro tra bachi, telai e tuniche. Poi usciamo a farci arrostire di nuovo dall'insopportabile canicola estiva della Cina centro-orientale e arriviamo quindi al museo giusto, quello del massacro di Nanchino.
La struttura si sviluppa in parte tra padiglioni climatizzati e in parte all'aperto (grande sofferenza...era meglio venirci in primavera). Centinaia di visitatori passeggiano tra sculture e installazioni commemorative, ricostruzioni, bunker, vere (e parecchio macabre) fosse comuni riportate alla luce dai recenti scavi e una stupenda esibizione fotografica, che vi consiglio di lasciare come chicca finale. 
Ovviamente per concentrarsi sul valore dell'esposizione bisogna grattare via l'inevitabile patina di retorica e ricordarsi di tralasciare per qualche ora la strumentalizzazione da parte del governo cinese degli eventi storici e del conseguente odio contro i giapponesi per biechi fini di predominio regionale. Le belle frasi del tipo "perdonare ma non dimenticare" in questo contesto suonano particolarmente vuote. Quel che penso a proposito di questo rancore pilotato l'ho già scritto qui, qui qui
Si tratta comunque di uno dei migliori musei di guerra che abbia visitato. Certo, anche quelli di Hanoi e Saigon possono vantare dei pezzi esposti di prima categoria ma le strutture che li ospitano e la cura dei dettagli sono di livello nettamente inferiore. Al museo di Nanjing la qualità tocca in maniera trasversale numerosi aspetti: architettonico, artistico, storico e documentale. Per giunta l'ingresso è completamente gratuito, per tutti. Se vi trovate di passaggio nella Cina orientale (in particolare a Shanghai e dintorni) vi consiglio vivamente di andarlo a visitare.

Un altro po' di foto:

Il leggendario vento di Suzhou - Cina

La sua bimba può anche arrostire all'inferno, a patto che la sua pelle da principessina rimanga riparata dai raggi del sole...
Fa caldo a Suzhou, un caldo demotivante. Io per esempio ho sospeso le mie corsette tonificanti. Chi poteva immaginare che l'avrei sofferto a questo modo dopo tutti quegli anni di allenamento ai tropici? Per fortuna spesso tira il proverbiale vento di Suzhou, come ama chiamarlo l'amico L. Oltre a rinfrescarti la pelle però le raffiche ti abbattono anche la bicicletta parcheggiata, ti gettano un pugno di polvere sugli occhi e scoprono la coscia o la tetta di qualche ragazza procace, se va bene a te e male a lei. Ma la soddisfazione più grossa me la tolgo quando vedo le smorfiosette di città con il parasole chiuso, costrette a farsi cuocere la pelle e diventare scure come delle qualsiasi contadine dell'entroterra. In realtà l'abbronzatura alle ragazze orientali dona parecchio, almeno secondo me. Le rende più sensuali, feline, speziate. Gli asiatici, soprattutto quelli benestanti, la considerano però una perdita di status, un'onta da lavare con costosissimi trattamenti estetici e porcate come le "creme sbiancanti", che in realtà sono semplici protezioni solari camuffate. 

Segnali buffi/8

Spesso mi imbatto in segnali, cartelloni, scritte o etichette divertenti. Quando capita mi assicuro sempre di non andarmene senza una foto. Le propongo a rate anche qui.
Riposa in Pace, Eye Steak (Bangkok, Thailandia)
Una specie di semaforo a risparmio energetico (Thibaw, Birmania)
Se volete laurearvi in "Distanza", questa è l'università che fa al caso vostro (Mandalay, Birmania)

Pasticcini e betulle - Suzhou, Cina

Il plico di scartoffie
Per placare la periodica crisi di astinenza da zuccheri di L invece del gelato oggi ho deciso di comprargli una fettina di millefoglie. Vado in una pasticceria fighetta al piano interrato di un bel centro commerciale e ordino la pasta. Invece di servirmi un ragazzetto munito di cappello da chef scribacchia qualcosa su una ricevuta. Questo in realtà è un termine non del tutto appropriato in quanto la cedola funziona da ricevuta soltanto alla fine di una procedura che potrebbe aver senso se stai acquistando un quintale di cemento, una cassa di candele per automobili o anche, visto che siamo in tema, un sacco da venti chili di vaniglia per la tua pasticceria. Ma non certo per un singolo pasticcino. Dopo aver ritirato il documento compilato in triplice copia multicolore bisogna infatti recarsi a una cassa centralizzata che serve tutti i negozi di quel settore del centro, pagare, ricevere due dei tagliandi contrassegnati da una stampante collegata alla cassa nonché un'ulteriore ricevuta, tornare alla pasticceria dove l'addetto ritirerà uno dei due tagliandi, ti consegnerà il terzo, l'addizionale ricevuta e il pasticcino. Che per essere sicuro di battere ogni record di consumi inutili per grammo di merce venduta ha inserito prima in una bustina di plastica e poi in un sacchetto…di carta. Svolgendo una stima veloce ritengo che debba essere stato necessario abbattere una quindicina di betulle per fornire a questo intricato iter burocratico la materia prima necessaria. Carta che ovviamente la maggior parte della gente infila nel primo cestino disponibile che trova.
L'aggravante è che non si tratta di un semplice vezzo dei dirigenti di questo centro commerciale ma funziona così in molti altri complessi, grandi magazzini e food court. Ti devi comprare un rossetto? Vuoi mangiare una minestrina al volo? Ti serve un barattolo di miele? Devi portare a spasso il plico di carta, fermarti a tutte le stazioni di questa via crucis fino a quando lo depositi su un cumulo di spazzatura. 
Speriamo almeno che riciclino. Beh, in realtà, considerando che...vabbè…sì speriamo…

Altre foto qui sotto:

Ma davvero mangiate il riso anche voi??? - Suzhou, Cina

I "pacchetti" di riso cinesi
Vado a comprare dei gelati al negozietto di alimentari vicino a casa. Se a L non viene somministrata la sua razione quotidiana di veleno zuccherato va a finire che si intristisce fino alla sera successiva. 
Passo di fianco all'angolo del riso e mi ricordo che l'abbiamo finito con l'ultimo risotto ai porri e salsiccia(*). Non ci sono i prezzi. Chiedo quanto costano i pacchi piccoli(**), ne prendo uno e lo trascino fino alla cassa. La ragazza ci mette un po' ad attivarsi, mi guarda strabiliata e quando finalmente si decide a scannerizzare il codice a barre esclama: 
"Ma...davvero mangi il riso PURE tu???"
" E certo che mangio il riso pure io, perché?"
"Io credevo..." poi mette le dita sopra una tavola immaginaria e le porta alla bocca per mimare l'azione "...che VOI mangiaste soltanto pane!"
Ma pensa un po': se parli a un cinese in cinese come se fossi un cinese non fa una piega, dandolo per scontato. Se invece scopre che anche tu mangi il riso ti guarda come se fossi Yuri Gagarin appena sbarcato dallo Sputnik. 
Proprio a me poi, che vengo dalla pianura padana, terra di risaie, mondine e risotti. Questi cinesi sono veramente degli assi a sorprendere te quando vengono sorpresi da te.

L'idea meno artistica per promuovere l'arte (con foto) - Shanghai, Cina

L'ex centrale elettrica convertita in museo
Grazie allo strabiliante sistema ferroviario ad alta velocità che la Cina ha messo in piedi in una manciata d'anni Shanghai dista da Suzhou meno di mezzora in treno. La prima volta che coprii la tratta, nel 2005, il carro bestiame che mi ci portò ci mise quasi il doppio, e l'atmosfera era molto più pittoresca. La meta della nostra gitarella odierna è il museo d'arte contemporanea "Power Station of Art",  che fino al 28 luglio ospita la mostra "15 minutes Eternal", interamente dedicata a Andy Warhol.
La Power Station of Art, come dice il nome, è una vera e propria centrale elettrica dismessa e convertita in maniera davvero interessante in un museo d'arte contemporanea. Una struttura molto intrigante, un progetto realizzato molto bene. Una di quelle opere che ormai si mettono i piedi (in tempi brevi) solo in Cina, l'unico paese che può permettersi investimenti ingenti quasi a fondo perduto, per pure ragioni di prestigio o strategia. Potete osservare alcuni particolari nelle foto che pubblico qui sotto. Non ne troverete però delle opere: sono infatti uno dei pochi tontoloni che ha rispettato il divieto di farle.
Oltre alla sede dell'evento mi è piaciuta, ovviamente, anche l'esibizione stessa.
La cosa che più mi ha sorpreso però è il prezzo dell'ingresso: 20 RMB, equivalenti a due euro e mezzo! E sto parlando dei biglietti interi, non di quelli scontati per gli anziani o gli studenti. Sebbene la mostra sia iniziata già da un mese e mezzo e questa con tutta probabilità non sia la regione del pianeta in cui la fama dell'artista americano tocca il suo apice l'affluenza è consistente e la gente è molto interessata. In giro per l'Asia si può tranquillamente arrivare a pagare cinque volte tanto per visitare attrazioni di valore notevolmente inferiore, posto che siano di alcun valore.