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Un'impertinente domanda pertinente

Una famigliola...belle facce sveglie!
Questo lo scrivo mentre mi trovo a Kuala Lumpur, ma si tratta di una pura coincidenza: potrei osservare delle scene anaggole in qualunque altro posto. Sicuramente in ogni grande metropoli asiatica.
Guardali lì, imbambolati davanti allo schermino. Quanti sono? Tanti, troppi, quasi tutti in pratica. Attorno ai tavoli del caffè, nei mezzi pubblici, al ristorante. A controllare gli aggiornamenti in Facebook, a giocare ai giochini, a chattare, persino a farsi le foto da soli, in posa sorridente davanti al loro stesso braccio teso. 
Non starò qui ad aggiungere l'ennesima critica alla lunga lista, un nuovo pedante giudizio su questa smania assurda. Mi pongo solo una domanda: ma prima, quando quegli aggeggi non esistevano, questi individui che cazzo facevano? Non dico quando non c'erano i cellulari, perché molti di loro a quel tempo erano ancora dei marmocchi, ma solo pochi anni fa, quando l'espressione smart-phone ai più sarebbe sembrata una specie di ossimoro, ai tempi in cui gli schermi erano ancora grigi o verdi, e le scritte nere. Quando coi telefoni ci si potevano solo fare le chiamate o mandare i messaggi.

Segnali buffi/7

Spesso mi imbatto in segnali, cartelloni, scritte o etichette divertenti. Quando capita mi assicuro sempre di non andarmene senza una foto. Le propongo a rate anche qui.
An'vedi, non era veneziano ma...irlandese! (Costanza, Germania)

Che pesanti questi divieti! (Firenze)

Pensavo fossero delle schifezze qualunque, invece è e-waste! (Pattaya, Thailandia)

Italiani in Thailandia/8: il liquame umano continua a colare verso il basso

Sembra liquame, invece è un rigagnolo

E continua a colare precisamente da qui 

Storia 3) Un terzo puttaniere bighellonava con dei colleghi presso la piazzetta dei delfini con una bella telecamera in mano. Gli si è avvicinata una ragazza carina. Dopo un breve scambio di battute se ne sono andati assieme. I colleghi si sono guardati l'un l'altro in preda allo stupore. Ma come? Una figona del genere se ne va con quello sfigato? (Nota personale: non me l'aspettavo proprio, ma probabilmente anche per andare a puttane bisogna essere dei fighi.) Nessuno di loro l'ha più visto per un giorno. Dopo la seconda notte di assenza si sono ricordati della telecamera, hanno messo assieme i tasselli del puzzle e preoccupati sono andati a cercarlo. Non è stato difficile trovarlo: era stato sedato e ronfava ancora pesantemente in una delle stanze che loro stessi avevano frequentato spesso in passato, con donne della stessa risma. Per alcuni giorni (!) lo hanno accudito. Dal momento che era sempre mezzo addormentato hanno cercato di tenerlo sveglio, trascinandolo regolarmente in spalla a prendere aria. Né la vittima né alcuno di quegli altri disperati aveva (voglia di spendere) soldi per l'ospedale. Oltre alla telecamera questa doppiolavorista (puttana e anestesista, la rima è casuale ma ci sta giusta) gli ha fottuto tutto il denaro che aveva addosso. Senza nemmeno doversi sfilare le scarpe. La possiamo accusare di varie nefandezze ma non certo di essere una che vende il proprio corpo per quattro spicci.

Storia 4) Q stesso una volta (o forse più d'una) è stato narcotizzato da una puttana.

Ho (ri)letto I Promessi Sposi: ecco le mie chiavi di lettura

Ho riletto di recente I Promessi sposi. Anzi, direi che l'ho letto per la prima volta, visto che al liceo avevo seguito la vicenda attraverso i riassunti della leggendaria Casa editrice Bignami, con l'unico obiettivo di non fare una figura meschina alle interrogazioni, senza alcun interesse letterario. L'ho letto in versione e-book tra l'altro, e spero che l'Alessando  (con l'articolo, alla milanese) non si rivolti nella tomba. 
Tra i vari motivi che mi hanno spinto a farlo c'era una curiosità: dopo tanti anni c'è ancora qualcosa di attuale in questa storia? O la leggiamo soltanto per tradizione, per costrizione, perché i programmi scolastici sono dei muri spessi, difficili da abbattere e ricostruire, o anche solo da restaurare?

Ricordo che Manzoni veniva spesso elogiato per le poetiche descrizioni dei paesaggi e per l'ideazione di personaggi elaborati, rappresentativi, intriganti. Onestamente non sono d'accordo. Mi spiego, tutto ciò è sicuramente vero. Per un lettore del diciannovesimo secolo però. Ma ora? Dopo aver letto Tolstoy, Faulkner, Flaubert, Updike, Pirandello, Greene, Roth, Eco? Mah, i personaggi e i paesaggi di Manzoni non vengono fuori troppo bene dal confronto. Provate ad analizzare il profilo di Herzog, il protagonista dell'omonimo romanzo di Saul Bellow o il modo in cui McCarthy dipinge con le parole i tramonti al confine tra Messico e USA. Poi tornate a quel ramo del lago di Como o alle macchiette stereotipate di Azzeccagarbugli, Don Abbondio, Agnese o Perpetua e tirate le somme. In realtà mica è colpa del buon Alessandro: il confronto non è nemmeno corretto farlo. Sarebbe come paragonare i tempi degli atleti di due epoche diverse, o le tecniche chitarristiche o le velocità dei sistemi di trasporto. La letteratura si evolve, così come la società e la tecnologia. E a un lettore del ventunesimo secolo tenderà a piacere di più quel che è stato scritto in tempi a lui più vicini.

Italiani in Thailandia/7: l'escalation dello squallore

Squallore
Come vi avevo detto tempo fa, pur avendo lasciato Pattaya da un pezzo non vi ho ancora raccontato tutti gli aneddoti raccolti quando ci abitavo.

Eccovi le ultimissime storie di Q (che abbiamo conosciuto qui). Spero siano davvero quelle conclusive perché l'escalation dello squallore non accenna a placarsi.
Le ho buttate giù in fretta poco dopo averle apprese, preoccupandomi innanzitutto di non dimenticare nulla, utilizzando un tono e una terminologia di basso livello, adattandomi semplicemente a quel che avevo appena ascoltato. Pensavo di levigare il tutto in seguito, poi però ho pensato che questa spazzatura merita strumenti espressivi di pari qualità. Le "prostitute" sono quindi chiamate "puttane", i "rapporti sessuali" sono "scopate" e...eccetera eccetera, non c'è bisogno di aprire una sezione dedicata al vocabolario tecnico a questo punto. Se non digerite il pastone (contenuti e stile) mi dispiace, spero troviate altri post nel blog di vostro gradimento. Io questo qui lo dovevo scrivere così. A volte ci vuole l'anima corazzata anche solo per provarci a essere politicamente corretti, e la mia in questo momento è come una bolla di sapone, che ondeggia e si deforma mentre svolazza verso il basso, rischiando di esplodere per una semplice folata d'aria polverosa.

Storia 1)
Il signor Gallina (nome inventato, in realtà si tratta di un altro volatile, comunque è un italiano) si è sposato con una puttana e poi ha costruito una villa per andarci a vivere assieme.

La lezione di stile del papa (in politica)

Non sono esattamente quel che si può definire un credente devoto. Anzi, un lato religioso, nel senso più ortodosso del termine, forse mi manca proprio. Purtroppo l'unico aspetto del mio carattere che invade la sfera del mistico è la mia antica propensione agli sfoghi di blasfemia, con gran dispiacere di mia madre, donna piuttosto morigerata. 
C'è però un tarlo di natura teologica che da alcuni giorni mi rosicchia l'attenzione. Riguarda le recenti dimissioni del papa e le relative battute che ho letto e sentito. Non capisco come mai le migliaia di utenti di Facebook e Twitter che quotidianamente pubblicano commenti indignati a proposito di politici avidi, corrotti e immorali restii a mollare il proprio posto, invitandoli ad "andare a casa", non abbiano gioito all'unisono alla notizia delle dimissioni del pontefice, preferendo invece abbandonarsi a dell'inconcludente umorismo da osteria.

Il coro dei polli - Kuala Lumpur, Malesia

Mo guarda che bei vestitini...
Alcuni istanti dopo che ho messo piede in un negozio di abbigliamento qualcuno urla qualcosa che non capisco, quindi un altro la ripete, poi è il turno di una donna e in seguito molte altre voci si sovrappongono. Sembra che stiano tutti gridando la stessa frase: "Welcome to Uniqlo!". Sì sì, è proprio questo che dicono, e siccome sono l'unico che è appena entrato si stanno rivolgendo per forza a me. Mamma mia che buffonata. Per togliermi i dubbi residui mi volto verso l'entrata e osservo. Entra un altro cliente, un commesso lo nota e urla: "Welcome to Uniqlooooo!" Lo fa con un tono pseudo-simpatico che risulta però indisponente. E' come se si concentrasse più sulla sua esibizione che sul saluto stesso, rendendo il gesto non solo insincero ma anche ridicolo. I suoi colleghi affacendati ad appendere camicie o piegare magliette lo sentono e ripetono la frase a pappagallo, senza distogliere l'attenzione dalle loro attività, utilizzando virtuosismi vari quali il falsetto, il gorgheggio, il crescendo e il calando. Si stanno servendo di una tecnica di vendita vecchia come il cucco, quella dello stordimento, ma a me sembra di essere tornato all'asilo, o meglio di essere entrato in una voliera tropicale.