giovedì 25 settembre 2003

Kuala Lumpur - Malesia, 25 settembre 2003

Sono sul moderno e comodo treno che mi porta a Putrajaya, la nuovissima cittadella amministrativa voluta dal premier Mahatir. Il treno sfreccia attraverso il 'super corridoio multimediale' che collega la capitale malesiana al bellissimo (e costosissimo) aeroporto.
In un posto con un nome del genere ci si aspettano chissà quali prodigi della tecnologia. In realtà ad entrambi i lati della linea ferroviaria è la bellezza quasi finta della natura tropicale a dominare il paesaggio. Sotto un pesante cielo gonfio di nuvole grigio-bianche si estende un paesaggio dolcemente ondulato, ricoperto da una vegetazione di un verde molto intenso, interrotta qua e là da macchie brulle color caffellatte. Le piantagioni di palme da olio sono in quest'area soltanto una discreta presenza.
Nella zona residenziale di Putrajaya le case sono tutte color pastello: rosa, beige, noce, giallo paglierino. Estese sono le aree dedicate al verde pubblico. Mi ricorda vagamente Canberra, la capitale australiana.
Scendo al grande piazzale rotondo su cui si affacciano la moschea 'Masjid Putra' e il palazzo in cui ha sede l'ufficio del primo ministro. La moschea ha una stupenda cupola rosa con decorazioni chiare e sta come distesa sulle rive di un laghetto, sulle cui acque "poggia" romanticamente il capo. A poche decine di metri l'edificio che ospita l'ufficio di Mahatir è più grande della Masjid Putra e, con le tre cupole verdi che lo sovrastano, è un esempio perfetto del miscuglio di stile moderno e tradizione islamica che caratterizza un po' tutta l'architettura recente di Kuala Lumpur.
Faccio una passeggiata nei dintorni, il centro nevralgico di Putrajaya è un complesso di edifici moderni e sofisticati - ma sempre con qualche tocco ''moresco" -, belle strade pavimentate, piazze architettoniche, sotterranei ad aria condizionata. Il tutto "ricamato" con un arredamento urbano sofisticato e funzionale - panchine e fontanelle d'acqua potabile sono ad ogni angolo - e decorato con piante e alberi.
Il governo qui non ha certo badato a spese. «L'opera fu completata poco dopo la crisi del '97, la gente a quel tempo era molto preoccupata e in molti non gradirono le spese "folli" dell'amministrazione» mi spiega un ragazzo di Kuala Terengganu che incontro sotto la provvidenziale ombra di un albero davanti alla moschea. Mi torna alla mente la storia di Ibrahim Anwar che, anche per aver criticato spese come questa, si trova da allora in carcere.
Scopro un altro record di questo incredibile paese. Il sistema di trasporto metropolitano LRT di KL è il più lungo al mondo tra quelli automatizzati, senza pilota a bordo.

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