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Visualizzazione dei post da febbraio, 2012

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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Una cattiva strategia - Bangkok, Thailandia

Sto leggendo un libro e sorseggiando un americano in un bel caffè nel centro città. Dei gay di Bangkok sono seduti alcuni tavoli più in là e chiacchierano distrattamente. La mia conoscenza del thailandese, abbastanza scarsa in realtà, è sufficiente per cogliere l'argomento della loro conversazione: stanno dicendo che lo straniero seduto laggiù per i fatti suoi è carino.

Sono ricchi, sofisticati, vestiti bene e si esprimono con stile. Lo straniero a cui si riferiscono sono io. Forse dovrei essere lusingato - e in un certo senso, alcuni giorni dopo, seduto nella mia stanza, da solo, pensandoci mentre scrivo, in effetti lo sarò - ma devo ammettere che sul momento sono un po' incazzato. Sono un uomo eterosessuale e, porca vacca... perché devono essere proprio loro a guardarmi e commentare mentre le sventole che stanno sedute qui di fianco da quasi un'ora non mi hanno nemmeno notato?

Volendo utilizzare uno strumento dissacrante, auto-lesionista e - in modo un po' sinistro forse - anche spiritoso per capovolgere la situazione arrivo addirittura a pensare di provarci con un roboante peto. Ma dopotutto questa è la Thailandia, un paese piuttosto superstizioso, e dal momento che quelle ragazze non sembrano proprio essere in grado di vedermi temo potrebbero pensare che il tonante e puzzolente ordigno sia stato sganciato da un fantasma acquattato sulla mia poltrona (*).

Se il tuo obiettivo non è quello di essere lasciato da solo in un posto i peti sono sempre una cattiva strategia: in questo caso per esempio mi farebbe soltanto perdere il rispetto di quei simpatici omosessuali, senza fornirmi in cambio alcun vantaggio in tema di sventolone.

(*) Potete leggere un'altra storia di superstizione, spiriti e fantasmi in Thailandia qui.

Foto: Heinkel 111 tedesco sgancia bombe (vere) sul fronte russo

Perché viaggiamo?

Tipi opposti di turisti (o viaggiatori?) che farei volentieri a meno di incontrare: quelli che girano il mondo per dimostrare (più che altro a se stessi) che il loro paese alla fin fine è il posto migliore, senza nemmeno dare una chance a quello che stanno visitando, e quelli che spesso amano qualsiasi paese che visitano più del proprio, anche se la sporcizia, la violenza, l'ingordigia, il razzismo, la corruzione, la povertà e l'ingiustizia che possono trovarvi sono aspetti che non tollererebbero mai a casa. 

A parte la mancanza di equilibrio e di onestà intellettuale...che enorme spreco di risorse! Se hanno già deciso, perché non se ne stanno fermi nel posto a cui hanno assegnato il premio prima ancora che la gara cominciasse, a godersi la chiarezza cementata delle loro idee, risparmiando così un sacco di tempo nonché i soldi dei voli, degli alberghi, dei ristoranti, dei tour e delle guide?

Oltre alla conferma delle nostre aspettative, nei viaggi non dovremmo anche cercare il piacere della scoperta?

Ladri di motociclette (o meglio, la loro assenza) - Pattaya, Thailandia

Alcuni anni fa a Milano qualcuno rubò uno scooter che mio fratello aveva comprato pochi giorni prima. Era parcheggiato all'interno di un cortile, la porta che dà sul marciapiedi chiusa a chiave, legato a un palo con catena e lucchetto carissimi e inviolabili.
In Thailandia parcheggi il mezzo dove vuoi e a qualsiasi ora, blocchi semplicemente lo sterzo (ma potresti anche non farlo), lasci il casco nel cestello e magari un sacchetto della spesa appeso al gancetto. Torni varie ore dopo o il giorno successivo e il tutto è ancora lì.

Ma ci sono altri dettagli che molti di voi troveranno interessanti:
- nella media i thailandesi sono molto più poveri degli italiani. Persino della maggior parte degli immigrati che vivono nelle città italiane. 
- i motorini, anche quelli prodotti in Thailandia, non sono così economici, soprattutto se il prezzo viene confrontato con il potere d'acquisto di un salario medio.
- i caschi thailandesi fanno schifo e in caso di incidente non servono a molto, però per non farsi fare la multa sono sempre utili e per uno che ne è sprovvisto sarebbe molto semplice servirsi di quello che hai lasciato appeso allo specchietto.
- altri problemi-scusa come la tossicodipendenza e il degrado suburbano esistono anche nelle metropoli asiatiche.

Insomma, quel famoso film di Vittorio de Sica (vedi immagine) divenne un capolavoro del Neorealismo perché era ambientato a Roma, ma se fosse stato girato a Bangkok sarebbe forse potuto essere un cult di fantascienza.

P.S. pur essendo vero che in Thailandia non vi ruberanno tanto facilmente il motorino, se lo parcheggiate nel posto sbagliato (per esempio davanti al negozio di un tizio irritabile, possessivo e vendicativo) qualcuno potrebbe forarvi la camera d'aria con un ago...eh sì, è capitato a me alcuni giorni fa a Pattaya. Fortunatamente sono riuscito a farmela cambiare per pochi baht da un motorcycle taxi driver che ripara i mezzi dei colleghi come lavoro part time. Alle 23! Non oso nemmeno pensare a cosa avrei dovuto fare se mi fosse successo nella mia città...

Turisti, viaggiatori o semplicemente confusi?

Mi è capitato più di una volta di incontrare in Asia qualche occidentale che si offendeva a sentirsi dare del turista.

"Ma perché, per caso vivi qui?"
"No..."
"Quindi che fai?"
"Viaggio."
"E come ti definiresti, se non turista?"
"Viaggiatore!"
"Ah beh..."

- Definizione di "Turismo" tratta dal dizionario della lingua italiana Sabatini Coletti: "Pratica del visitare, per istruzione o svago, località diverse da quella in cui si vive."
- Definizione di "Viaggio" tratta dallo stesso dizionario: "Atto di spostarsi da un luogo all'altro compiendo un certo percorso." Una definizione più generale quindi, relativa a un'attività effettuata non soltanto per istruzione o svago ma anche, per esempio, per lavoro o necessità di altri tipi (motivi di salute, visite a familiari o amici, ecc.).
A dire il vero, almeno in inglese, esiste anche un'altra definizione, e potrebbe essere quella a cui queste persone si riferiscono.
- "Viaggiatore New Age: persona che crede nei valori New Age e conduce una vita itinerante e non convenzionale." (ho liberamente tradotto la definizione dell'Oxford online dictionary.)
 
Ma allora, perché continuo a incontrare questi viaggiatori New Age autoreferenziali in posti frequentati da turisti tradizionali?
E poi "turista" non sarà mica diventata un'offesa, no? Se qualcuno proponesse a quegli individui di viaggiare da ora al giorno della pensione, un buon salario, tutto spesato, mete a loro piacere, prima classe e cinque stelle, uno stile decisamente old age, unica condizione lasciarsi chiamare "turisti", rifiuterebbero forse per via della terminologia?

Foto di danorbit (CC)

La gabbia e la giungla

Alcuni mesi fa ho scritto un pezzo intitolato Resta fuori dalla gabbia. L'avete letto? Complimenti! Siete una delle quattro persone sulla terra che l'ha fatto. Non l'avete letto? Ovviamente la cosa non mi sorprende. Se vi interessasse comunque siete ancora in tempo per unirvi allo sparuto gruppo, basta cliccare qui. E' molto breve e l'avevo scritto quasi come fosse una poesia, o forse una filastrocca. Non è il mio campo, ma mi ci sono divertito. Ora però vorrei approfondire l'argomento, in maniera più prosaica.

Cos'è la gabbia? Vediamo. Credo sia una struttura culturale, tradizionale, materiale, di costumi e punti di vista in cui normalmente veniamo cresciuti. Quando diventiamo adulti i suoi elementi sono ormai incastonati nella nostra mente e, come se ce ne fossero state somministrate dosi sempre crescenti, ne siamo diventati dipendenti.

Ho alcuni amici che vivono in quella gabbia. Buoni amici, bravi ragazzi, e ciò significa che la linea di demarcazione non è tracciata tra il bene e il male, è soltanto la porta di quella gabbia, un diaframma, un cancello tra l'interno e l'esterno. La gabbia e la giungla, appunto. 

Loro non ne usciranno. Hanno paura della giungla. Ciò non significa che amino la gabbia, anzi ne odiano alcuni tratti, ma non possono vivere senza quegli aspetti che provocano assuefazione. Continuano a fare domande sulla vita all'esterno, vorrebbero dare un'occhiata alla vegetazione rigogliosa, la fauna variopinta. Ammirano quelli che hanno avuto il coraggio di uscire (senza accorgersi che non c'è proprio nulla da ammirare, né alcuna sorta di coraggio). Sono incuriositi, ma vorranno sempre sapere come ci si guadagna da vivere lì fuori, come fare per assicurarsi un reddito fisso, sicurezza, un futuro garantito. Vogliono costruirsi un'immagine della giungla basata sul paradigma della gabbia. E questo è un paradosso. Guadagnarsi da vivere...selvaggina e frutta? Un reddito fisso...un posto a tempo indeterminato nel settore della caccia? Sicurezza nella giungla? Ma dai! Ci sono belve, serpenti, ragni da questa parte del cancello. E' come se noi, parlando della gabbia, ponessimo domande sulla libertà, l'autonomia, il tempo libero, l'indipendenza. Non le faremo, ovviamente, ed ecco perché loro a loro volta non dovrebbero porre quei quesiti. Non perché siano dei tabù o perché non vogliamo rispondere. Siamo abituati a essere curiosi, a mettere in discussione qualunque cosa, perché dovrebbe darci fastidio rispondere alle loro domande? Il fatto è che non ci sono risposte, si tratta semplicemente di domande mal poste. È come chiedere se bisogna usare il diesel o la benzina per guidare una mela cotogna. O quanto spesso va annaffiato il capitolo di un manuale di filosofia. O se è più appropriato l'utilizzo del sale o della salsa di soia per imparare a suonare la chitarra. 

Personalmente sono uscito da quella gabbia perché non davo l'importanza che danno loro al salario fisso, alla sicurezza del lavoro e alla pensione. Perché ero pronto a rinunciare (almeno temporaneamente) a quei benefit per ottenere la libertà immediata, l'indipendenza, la possibilità di gestire il mio tempo. Perché non sono mai stato molto bravo a concentrarmi sul futuro, a pianificare la mia vita con anticipo. Anzi, devo ammettere che in quel campo sono proprio una frana. Ciò che riesco a vedere con chiarezza è il presente. Il passato è un'immagine ingiallita, addolcita, un po' malinconica e leggermente sfocata. Il futuro è una foto molto, molto mossa.

Forse alla fine si tratta proprio di questo: la gabbia è il domani, mentre la giungla è l'oggi, ed è proprio lì che io vivo. Forse sarò qui anche domani, lo spero, ma si tratterà semplicemente di un altro oggi. Alla fine le situazioni con cui abbiamo a che fare sono sempre le stesse, possiamo solo affrontarle da angolazioni diverse. La gabbia è quel posto dove tutto ciò che si fa oggi lo si fa preoccupandosi del domani. Nella giungla invece ti occupi dell'oggi. Ogni giorno, anche domani. 

Foto di una foglia-lenzuolo, Luang Prabang, Laos