Le nuove maschere
Demagogia, dietrologia e qualunquismo
sfilano tronfi travestiti da sarcasmo:
non è di carnevale o halloween un inganno,
ma un costume indossato fieramente tutto l'anno.
Sono un rompicoglioni, non v'è dubbio, ma ho buone intenzioni: proporre spunti di riflessione a cui magari non avevate pensato.
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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:
Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.
Altro piccolo particolare: il grande filosofo tedesco - prima di arrivare alle sue conclusioni - aveva lavorato come insegnante, non come specialista della guerra. Ops, scusate, intendevo specialista della difesa, ovviamente.
Fa un po' di tenerezza - e anche tristezza - ricorrere a grossolane
semplificazioni attuali quando da centocinquant'anni c'è a disposizione una serie di lavori
di grande spessore culturale a cui al tempo avevano accesso un
gruppuscolo di iniziati, e che si trovano oggigiorno in libreria per
pochi spicci o persino gratuitamente in una biblioteca
comunale.
Se davvero vi interessa l'argomento, provate a leggere Nietzsche. Lo so, è un po' difficile, succede con tutti quelli che non si accontentano di spolverare i rimasugli delle chiacchiere dal bancone del bar, ma dedicano anni allo studio, cercano di andare a fondo con la loro analisi e coltivano il sano dubbio che alimenta la comprensione al posto del marciume che avvizzisce tra le certezze incrollabili. Però credetemi, una volta che ci si è rotti la testa per capirlo, dà le sue soddisfazioni.
P.S. avendo Nietzsche scritto quelle cose un secolo e mezzo fa, ne consegue che la società del tardo '900 - che gli attuali nostalgici del passato ricordano come simbolo primordiale della tradizione messa a rischio dalla deriva decadente dei nostri giorni - era da lui prefigurata come conseguenza nefasta della deriva decadente dei suoi giorni. I nostri favolosi anni '80 e '90, per chi era giovane decine di anni prima potevano non essere affatto favolosi, bensì il terribile segno di un collasso sociale. Morale della favola: a prescindere dalla società e dal periodo a cui si faccia riferimento come modello virtuoso del passato, c'è sempre qualche generazione precedente che vede il tuo modello virtuoso come conseguenza indesiderabile della decadenza dei costumi del suo tempo. Non se ne viene fuori, a meno che, continuando ad andare all'indietro nel tempo per cercare il paradiso, non si arrivi al periodo in cui andavamo in giro mezzi nudi, mangiando un giorno sì e tre no, facendo quindici figli per vederne crescere uno, e rischiando di morire di cancrena a vent'anni per aver pestato nella sequenza meno auspicabile prima un riccio e poi una merda.
Si sorvola invece - inconsapevolmente, o più colpevolmente sapendo - sulla rivoluzione attuata per lunghi anni, non semplici settimane, da questo personaggio contro la strumentale e falsificata "tradizione" alimentare in vigore da decenni. Da quando cioè si è dato il via (soprattutto negli USA, sì, proprio lì) alla distopica pratica dell'allevamento degli animali secondo i più gretti dettami della rivoluzione industriale, equiparandoli a prodotti artificiali da progettare, ingegnerizzare, contraffare, adulterare, assemblare, distribuire e consumare (consumare nel senso del consumismo, più che della nutrizione).
Una catena talmente disgustosa che si fa ormai fatica a distinguere i polli mangiati da quelli mangianti. Buffo risvolto, tra l'altro, per chi rifiuta di farsi fare un'iniezione — scelta di cui non discuto i motivi — e poi per tutta la vita si pappa in silenzio quella merda, alzando invece la voce quando si tratta di farine di grillo o carne finta. Attenzione, il termine "merda" non è in questo caso una semplice figura retorica: c'è proprio della merda in quella carne che ingeriamo, o forse sarebbe meglio dire che c'è pure della carne in quella merda che mangiamo. La propaganda guida il gregge, va di moda affermare. E di greggi, d'altronde, ce ne sono di vari tipi. Ad alcuni di quelli, purtroppo, appartiene anche chi scrive. Beeh, beeeh, beeh. Ecco, ve l'ho pure onomatopeicamente dimostrato.Insomma, mentre ci si pavoneggia nella condanna dello strapotere del cosiddetto mainstream (uno degli inglesismi più vacui tra le centinaia che sono stati inutilmente adottati dagli italiani nel recente passato), si chiude invece un occhio nei confronti di quello altrettanto torbido del cherry-picking (visto che vi piacciono, beccatevi pure questo). Ah, Djokovic tra l'altro è un vero poliglotta, a differenza dei polidioti dell'inglese maccheronico di casa nostra.
Il mio rispetto va a chi — a torto o a ragione, ma con coerenza sul piatto — non si fa imboccare dai "fabbricanti" di bistecche da catena di montaggio per il resto della propria vita. Che poi Nole, in quell'occasione, abbia anche rifiutato un'iniezione è un fatto: risparmio agli interessati le battute sul verbo "inoculare". La rivoluzione che mi interessa è quella alimentare. Ed è di quella che Nole, per me, resta un esempio.
Grazie per l'attenzione e statemi bene, ragazzi. Uff, ma che palle questo italiano. Meglio così: take care, bros!
- NO! Non lo reggere per il calice: afferralo per lo stelo, così non lo rovini col calore corporeo.
E va ben, sposta chei dei cusì ghea moea de rompare 'e bae (E va bene, sposta quelle dita così la smette di rompere le palle).
- ASPETTA! Non lo bere ancora: fai ruotare il bicchiere, infilaci dentro il naso e riconosci l'aroma.
Uffa, eora, dai, sguarata sto goto, impiraghe dentro 'a napia e daghe na snasada (Allora, dai, scuoti questo bicchiere, infilaci dentro il naso e annusa).
- CHE FAI? Non deglutire! Tienilo sulla lingua piegata a conchetta, aspira un filo d'aria e...
- ...e...e...e...e chiudi quella bocca, porca troia! Lasciami trangugiare questa broda d'uva fermentata in santa pace! Io sono un tipo da birrozza, delle tecniche di degustazione non m'importa un accidente, voglio solo divertirmi un po' e farmi venire sonno prima di andare a letto.
Mah, misteri del darwinismo alcolico.