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Visualizzazione dei post da aprile, 2012

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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

State solo giocando - Bangkok, Thailandia


Li osservo mentre si esercitano sul prato del parchetto. La massificazione priva di gusto del codice che regola la loro immagine, immune ad aggiornamenti e cambi di stagione. Li guardo mentre lanciano in aria birilli, diabolo e palline di gomma, due, tre, a volte perfino quattro. Fanno ruotare aste, hula hoop, catene con stoppini collegati alle estremità - spenti ovviamente, perché cambiarli costa e il loro budget è limitato - o magari dei brandelli di stoffa per simulare le fiamme.
Le loro espressioni serie sono ciò che più mi turba. Di certo non ce l'ho con loro perché stanno giocando. Ricordo bene le dolci giornate in spiaggia, nei parchi o nelle strade di quartiere, impegnato con gli amici o da solo a sudare dietro a qualunque di tipo di palla. Le ore trascorse a friggermi il cervello pensando a un'insignificante mossa di scacchi travestita da punto di svolta esistenzale. Persino i giochini dei computer si sono portati via fette preziose della mia adolescenza. Conosco l'importanza che ha il divertimento per l'equilibrio mentale dell'essere umano, forse la conosco anche troppo bene. L'unico esame universitario che mi sembrava avesse un nome degno di una disciplina del sapere si intitola "Teoria dei giochi": decisi di non seguire quel corso soltanto dopo aver scoperto che non trattava esattamente di giochi, per lo meno non così come li intendevo io. Era soltanto l'ennesimo trucco da ingegnere.

Comunque sia stavo semplicemente giocando, esattamente quello che stanno facendo questi individui davanti a me. Era un semplice fatto di cui ero perfettamente conscio. Questi ragazzi, le loro rigide espressioni, i loro piedi scalzi, i loro pantaloni svolazzanti che potrebbero anche essere gonne, le magliette strappate ad arte, le capigliature, le barbe e le basette apparentemente trasandate frutto di ore passate davanti allo specchio, alle volte persino quelle agghiaccianti sopracciglia ritoccate, i piercing standardizzati, gli accessori appariscenti che penzolano rumorosamente sui loro petti, polsi e caviglie, quei tatuaggi sciocchi e ridicoli con cui si sono marchiati la pelle e di cui si spera si pentiranno fra qualche anno, tutto ciò comunica profondo impegno sociale, azioni severe in difesa dell'ambiente in pericolo e delle popolazioni oppresse, di vegetarianismo e veganismo nel nome del diritto alla vita di tutti gli animali, di lotte estenuanti e pacifiche resistenze passive contro dittatori terzomondisti, depravate democrazie occidentali, oscuri gruppi massonici che controllano la finanza mondiale, religioni monoteiste e qualsiasi altra forma che il male possa assumere.

Tutti nobili intenti, lo ammetto. Il problema è che queste persone si ingannano pensando di realizzare tutto ciò facendo volteggiare dei pezzi di plastica o ingaggiando inutili dibattiti carburati da birra, erba o peggio. Perché in fondo le droghe sono i vizi dei buoni, un mezzo per raggiungere una sorta di nirvana, uno stato di armonia tra le persone e la natura circostante, non certo scorciatoie per un divertimento un po' frivolo (a cui tra l'altro non ho nulla in contrario, basta che non sia mescolato con delle tossiche dosi di ipocrisia).

Immagino che gli uomini lo facciano per facilitare le manovre d'abbordaggio. Potrebbe essere il caso di quel nerd che cerca di guidare una biciclettina mono-ruota, appoggiandosi a una ringhiera ogni cinque metri, sbuffando e ansimando, cercando nel frattempo di maneggiare pure tre palline di gomma. Palline che tiene premute contro gli inguini facendole così sembrare enormi testicoli fluorescenti e rasati. Assomiglia un po' a Napoleon Dynamite, con i capelli oleosi di Kurt Cobain e gli occhiali da vista del giovane Bill Gates. Ha decisamente bisogno di una mano se vuole trombare prima dell'arrivo della prossima era glaciale. E le ragazze, che non devono certo aggiungere questo tipo di prestazioni per migliorare l'efficacia della loro procedura standard di accoppiamento, prendono probabilmente la cosa per una forma di esibizionismo poetico, non del tipo da maschio alfa quindi, ma più di quello della farfalla, della gazzella o del pavone.

Nelle vicinanze un gruppo di thailandesi si esibisce in una serie di mosse di street dance con un atteggiamento diretto, arrogante, infantile, animalesco e assolutamente naturale. Anni luce di distanza dal vergognarsene, urlando, ridendo, spingendo, applaudendo, esultando e sfottendo. I turisti occidentali, o viaggiatori come loro stessi preferiscono farsi chiamare, sentono invece la necessità di avvolgere il loro umano desiderio di divertirsi in un sudario a prova di sensi di colpa dalle radici puramente cristiane. Il silenzio, le facce serie, le urla di incoraggiamento e disapprovazione soffocate segnalano l'intenzione di mettere in scena un rituale sacro. Non hanno l'aria di chi sta dando sfogo al bisogno di divertirsi del proprio lato fanciullesco. Sembrano piuttosto in preda a un'esaltazione di tipo mistico, la trance da cerimonia propiziatoria di un sacerdote tribale. Proprio loro, i campioni delle crociate anti-chiesa, coloro che si adoperano per svelare il grande bluff delle religioni, smascherati con una mano di carte balorde, o meglio con un mucchio di giocattoli da quattro soldi. Il loro stesso bluff fallito miseramente.

Non puoi nemmeno dar la colpa alla giovane età quando vedi che molti di loro hanno più di cinquanta o sessant'anni.
Ma alla fine è sempre la solita storia: come loro, tanta altra gente ha bisogno di una scusa per riuscire a godersi quello che sta facendo. Il concerto in piazza si fa per i diritti dei lavoratori, la festa in spiaggia è organizzata per la luna piena, birilli, aste e bastoni si lanciano in aria per fare di questo mondo un posto migliore.

Divertirsi e basta sembra non andare mai bene.

Foto di Johan J.Ingles-Le Nobel (CC)

La terra trema - Kuala Lumpur, Malesia


ATTENZIONE: PAROLACCE!

Stavo per mandare affanculo un mio studente credendo si divertisse a scuotermi la scrivania quando ho notato la mia espressione - nonché la mia stessa intenzione - rispecchiata sul suo volto. Allora ci siamo voltati entrambi verso il contenitore dell'acqua, abbiamo constatato che la superficie del liquido ondeggiava vistosamente, ci siamo alzati con calma e quindi, elegantemente e con una certa classe, mantenendo il sangue freddo, senza usare l'ascensore ma volando leggiadri sul pelo delle scale, ce la siamo data a gambe.

Tra l'altro, mentre uscivo con un certo aplomb dall'edificio, temendo perdite di memoria dovute ad attacchi di panico postumi, ricordando la preziosa lezione di Pollicino ho deciso di spargere delle tracce di merda lungo cammino. Il giorno dopo sono comunque riuscito a tornare in classe senza doverle seguire ma, come si suol dire, la prudenza non è mai troppa.

Scultura triste - Bangkok, Thailandia


La scultura occupa una buona fetta di un lato del parchetto. E' composta da una serie di lastre di cemento scolpite a bassorilievo su cui sono raffigurate varie scene di vita tradizionale thailandese: famiglie di contadini, pescatori, nobili e mercanti. Abiti, arnesi e aspetti diversi. Una sola cosa in comune: sono tutti seri. Un'atmosfera di una tristezza asfissiante. Proprio in Thailandia, il paese che in rete viene soprannominato LOS, ovvero Land of Smiles, Terra dei Sorrisi.

Certo, mica sono sempre sinceri e cordiali quei sorrisi siamesi. Il più delle volte magari sì, ma spesso si può trattare anche di imbarazzo, ipocrisia, malizia o addirittura perfidia. A chi campa con l'industria del turismo o ai commentatori superficiali, soprattutto quelli stranieri, lo stereotipo del paese col sorriso permanentemente stampato in faccia tuttavia piace e fa comodo, molto. E non cambierebbe nulla anche se si trattasse solo di una smorfia mendace, il frutto di una paresi beffarda.

Ma allora forse questa scultura, anche se non proprio un capolavoro, è davvero un'opera d'arte. L'espressione di un vero artista, cioè un individuo intellettualmente onesto che non ha paura di andare controcorrente, smascherando l'ipocrisia del mercato e dei luoghi comuni per raccontarci che spaccarsi la schiena sui campi sotto il sole o svegliarsi alle 4 per andare a pescare può togliere il buon umore anche a queste latitudini. Che la fatica, la povertà o anche la solitudine dei ricchi sono cose che difficilmente ti fanno sorridere. 
Anche se sei thailandese.