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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

E' normale - Bangkok, Thailandia

Sono urla quelle che sento? C'è molta confusione in questo angolo di strada nel centro di Bangkok. Alla mia sinistra c'è un tempio buddhista e alla mia destra la stazione della polizia della zona. Sul marciapiedi si affrettano decine di thailandesi, birmani, cambogiani, cinesi, coreani, giapponesi e occidentali. Sulla strada si è formato il solito bordello di taxi, furgoni, automobili, tuk tuk, autobus e motorini. Biciclette, quelle mai, ovviamente, sarebbe da suicidio guidarne una qui: morte assicurata, per trauma cranico o tumore ai polmoni.

Ma non ci sono dubbi, sì, si tratta proprio di urla strazianti. Sembra vengano dall'alto. Sollevo lo sguardo e al secondo piano della casermetta noto un tizio che sporge la testa da una finestra e grida come se lo stessero fustigando. I thailandesi non ci fanno molto caso e la cosa non mi sorprende: probabilmente tirerebbero dritti anche se si trattasse di un'esecuzione sommaria. Sono molto pragmatici i thailandesi: il tizio sta nella stazione della polizia, che ci possono fare loro?

Gli stranieri, invece, soprattutto gli occidentali, si fermano a guardare, come sto facendo io. Il nostro atteggiamento è un misto di curiosità, confusione e solidarietà. Perché quest'uomo grida a quel modo, che gli avranno fatto?

Poi un agente esce dalla stazione e ci si avvicina: l'uniforme impeccabile e attillata sul corpo muscoloso, scarpe, fibbia e mostrine scintillanti, cappello inamidato, viso bruno, bello e pulito.

"Non vi preoccupate, è normale, non c'è nessun problema!"

Quando vede che lo osserviamo più confusi di prima ripete quella che sembra essere la parte fondamentale della sua rassicurazione.

"E' normale, è normale...è tutto normale!"

Ma che cosa è normale, esattamente? Non so se si riferisca al tizio, al suo atteggiamento, alle circostanze. La situazione non sembra avere nulla di normale, e la calma con cui il poliziotto ci chiede di farci gli affari nostri ha qualcosa di paradossale.

Non credo che stia utilizzando il termine con l'accezione che ci aspettiamo noi. Suppongo che per normale lui intenda qualcosa come "tipico di questa persona", "usuale", "per niente sorprendente", nel senso che il tizio si comporta così da quando è stato portato in caserma. Anche se nessuno gli ha torto un capello ed è stato trattenuto giustamente - magari perché guidava ai 100km/h in centro, in stato di ubriachezza e con la patente scaduta - lui reagisce comunque urlando e dimenandosi come se un torturatore gli stesse strappando le unghie con una pinza rovente mentre lo sodomizza usando un mattarello.

E va beh, allora sarà normale, e poi forse hanno ragione i thailandesi: anche se non lo fosse, che ci possiamo fare noi?

Mi incammino riflettendo su quanto sia facile adattarsi ad usi e costumi alieni, specialmente quando ci fa comodo farlo. Ma anche su quanto siano relativi i valori in cui crediamo e che siamo convinti siano invece verità assolute. 

Ha ragione Harari. La solidarietà, la fratellanza, i diritti umani: tutte finzioni che l'Homo Sapiens utilizza per organizzare masse di persone che non hanno nient'altro in comune. Finzioni utilissime quindi, ma pur sempre finzioni. Non c'è nessuna verità, nessun torto o ragione. Spesso non ci sono nemmeno buoni e cattivi. La discrepanza tra la nostra reazione e quella dei thailandesi è dovuta soltanto a due finzioni diverse. 

Malinteso memorabile - Bangkok, Thailandia

Passeggio distratto tra il putiferio di questa zona turistica. Ad un certo punto capto una conversazione a cui la mia attenzione si aggrappa per istinto. Tre turisti cinesi stanno negoziando con un thai una corsa in tuk tuk.

"How much?" Chiede il capo dei cinesi.
"How muuuuuchhhhh???" Ribadisce uno dei suoi amici, compensando con furia pugilistica l'inutilità della domanda.

Alla foga da potenza emergente dei negoziatori inesperti il thailandese oppone la sua calma buddista, disarmante, persino irritante.

"200 baht."

"No! No!", risponde il comandante dei cinesi.

"No! Nooo! Naaaaaaaaawwwwww!", ribadiscono i suoi amici, sporgendo i menti sopra le spalle del capo, come belve che sbavano dietro le sbarre di una gabbia.

Il thailandese li osserva senza scomporsi. Ricorda Neo di Matrix che schiva i proiettili. Quando riprende a parlare sembra quasi annoiato.

"Okay, how much you give?"

E qui arriva il colpo di scena, quello che il mio intuito aveva forse prefigurato: da una conversazione tra un tizio che parla tre acche d'inglese e tre che unendo le loro forze ne capiscono due, scaturisce un malinteso memorabile.

Facciamo il punto della situazione: il conducente ha avuto la sfrontatezza di chiedere 200 baht, 5 euro, per portare i turisti all'altro capo della metropoli. Questi giustamente reagiscono oltraggiati. E rilanciano.


"300...", la butta lì il cinese, titubante, temendo forse di tirare troppo la corda.

"Yes, 300! 300...no more!" ribadiscono con veemenza i suoi amici.

Il conducente riesce in qualche modo a nascondere la sorpresa, poi comprende che questa non è una trattativa commerciale, bensì una partita di poker con dei polli da spennare. Abbozzando un'espressione da mercante sopraffatto, allarga le braccia e sfodera il bluff.

"Okay, okay, 300 bath..." Dopo un momento di pausa, per risultare ancora più convincente, aggiunge una chicca da truffatore incallito: "But only for you!"

Poi si gira e si avvia verso il suo mezzo, senza perdere tempo, prima che le risate di qualche passante insospettiscano i ragazzini.

Questi sghignazzano e coi gomiti si danno dei colpetti sui fianchi. Cazzo, ragazzi, incredibile, ce l'abbiamo fatta: abbiamo fregato un tassista thailandese!