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Visualizzazione dei post da settembre, 2009

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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Un'imponente operazione di polizia - Sihanoukville, Cambogia

(Primavera 2003)

La spiaggia di Sihanoukville è un posto tranquillo. Ci sono pochi stranieri e qualche bambino del posto.

Un ragazzino mi si avvicina, sorride e si siede. A differenza dei bambini che affollano Angkor non chiede l'elemosina e non ha nulla da vendere: forse vuole soltanto praticare l'inglese.

Con un saluto e due domande provo ad innescarlo, ma lui non mi risponde e mi fissa sorridendo. Noto di sfuggita che siede vicino alla mia borsa. Sono tentato di far finta di cercare qualcosa per afferrarla e sistemarla lontano da lui. Mi trattengo e per un attimo riesco pure a disprezzarmi per il mio solito istinto diffidente e sospettoso, europeo, forse italiano o addirittura veneto.

Il ragazzino non ha risposto ad alcuna mia apertura, ha soltanto sorriso, poi si è alzato e se n'è andato. Quando è ormai lontano infilo una mano nella borsa. Tocco il libro, il berretto e un paio di stracci, ma non trovo il portafogli e comincio ad agitarmi. La svuoto sul sarong che uso come telo mare. Rovisto tra i miei oggetti ma poco dopo mi rassegno: quello scugnizzo khmer, tra sorrisi e timidezza,
è riuscito a fregarmi senza dire una parola! Ora provo disprezzo per la mia ingenuità, europea, forse italiana o addirittura veneta.

Avevo solo pochi riel
e qualche dollaro americano. In una tasca però c'erano le mie carte di credito. So che il ragazzino non sarà in grado di utilizzarle, così come i cambogiani a cui pensasse di venderle. Ma non avendo valuta straniera o traveller's cheque, non ho altri modi per procurarmi il contante.

Salgo su un moto-taxi alla ricerca del ragazzino, ma dopo una mezzora sono costretto ad arrendermi. Mi faccio accompagnare alla stazione della polizia dove racconto a un agente ciò che mi è successo. Spiego che le carte possono essere bloccate, ma ci vorrà del tempo per ottenerne delle nuove. L'agente mi consiglia di attendere fino a domani, se poi il portafogli non si trova potrò fare come credo. Prima di andarmene gli faccio capire che con il denaro rubato possono fare ciò che vogliono, a me interessa soltanto
riavere le mie carte.

La mattina seguente mi reco alla stazione. Ci sono più poliziotti rispetto al giorno precedente e stanno tutti schierati dietro una scrivania. Mi sembra di essere tornato indietro di quindici anni, al giorno degli orali di maturità: io da questa parte e la commissione dall'altra. L'agente con cui ho parlato mi presenta i suoi colleghi, compresi degli ufficiali e il capo della polizia locale. Sembra che non si tratti di un banale furtarello ma del sequestro di un magnate con conoscenze altolocate. Mi fa sapere che l'ostaggio è stato liberato: il mio portafogli è stato ritrovato. Elenca tutto ciò che c'era all'interno e quel che dice in seguito nemmeno lo sento.

Sembra che gli piaccia praticare l'inglese e ho l'impressione che la conversazione non debba finire mai. Sfrutto una pausa nel suo monologo infinito e chiedo con tatto se posso vedere il portafogli. L'agente cambia tono, diventa formale e mi spiega è stata messa in atto una grossa operazione, che sono stati dispiegati numerosi uomini e mezzi, attuati posti di blocco e inseguimenti a sirene spiegate. Farcisce la sua parte con una chicca finale: con un'espressione molto seria dipinta sul volto ammette che hanno dovuto usare grandi quantità di...carburante! Dev'essere umiliante dover dire certe cose e tuttavia questo uomo non perde la sua dignit
à. Poi però rifletto sull'operazione che ha descritto e mi immagino un inseguimento di quelli alla Blues Brothers, con centinaia di gazzelle che rincorrono un marmocchio.

Qualsiasi risposta a tono creerebbe un clima grottesco. Lascio perdere e chiedo quanto vogliono per consegnarmi le mie cose.

“Cento dollari americani!” rispondono quasi in coro
.

So che dovrei mantenere un certo contegno ma proprio non ce la faccio e gli scoppio a ridere in faccia. La mia risata
sincera li contagia in un istante e dopo pochi secondi stiamo tutti ridendo. Ci metto solo un attimo per riportarli alla serietà: mi basta rilanciare con un'offerta di dieci dollari. Hanno le facce di qualcuno a cui è crollato il mondo addosso, mi ripetono la storia dell'operazione complessa e quel tragicomico accenno alla quantità di carburante.

Chiudo la negoziazione offrendo loro venti dollari e ribadendo che non pretendo la restituzione del contante
. Un luminoso sorriso riappare sui loro volti e il mio portafogli si materializza sulla scrivania davanti a me. Do una controllata: le mie carte ci sono. Intasco il borsellino, consegno i venti dollari, li ringrazio per l'inseguimento e me ne torno in albergo.

Ho finanziato un'intera operazione di polizia e ho raccolto un'altra storia da raccontare e ricordare. Il tutto mi è costato poco più di venti dollari: in fin dei conti si può dire che è stato un buon affare.


Photo Mototaxi a Sihanoukville by Albeiror24 (CC), from wilipedia.org

Italiani in Thailandia/1: i vacanzieri - Koh Samui

Il geometra toscano è un uomo di mezza età, dal sorriso cordiale e i capelli argentati. Gli dico che ho una laurea in ingegneria: lui mi diverte con una serie di aneddoti sulla rivalità tra le due categorie a Firenze e dintorni. Vorrebbe conoscere una ragazza thai ma è un po' spaesato e non sa da dove iniziare. È stato sposato per molti anni e si sente un po' imbranato nelle tecniche d'approccio. Nei bar con le working girls non è mai entrato: i locali di quel tipo lo mettono a disagio.

Un paio di giorni dopo ha qualcosa da raccontarmi: la sera precedente è andato a bere una birra ai baretti con i lettini affacciati sul mare, dove servono cocktail sotto la stellata.

Ha finalmente trovato un'occasione per buttarsi: ha scambiato dei sorrisi con una ragazza, poi l'ha salutata e quella gli ha risposto. Nessuno dei due conosce bene l'inglese, ma gli interessi coincidevano...e sono finiti nel suo bungalow.

La mattina successiva non sapendo cosa fare le ha lasciato una banconota sopra il comodino: prima di andarsene la ragazza l'ha intascata. Dopo quell'incontro si sono visti ogni sera. Nonostante non abbiano mai fatto riferimento ai soldi, il geometra toscano piazza sempre banconote, che all'uscita della ragazza non ci sono più.

Dopo alcuni giorni me l'ha presentata. Si capisce subito che non è una professionista: fa la cameriera in qualche ristorante e arrotonda lo stipendio con marchette part-time. Gli chiede una somma per la parrucchiera. Lui gliela allunga, ma rimane perplesso.

Un ristoratore romagnolo ci racconta con trasporto di quando Koh Samui era “tutta un'altra cosa”. A quel tempo Chaweng, la spiaggia in cui siamo, era disabitata, senza nessuna struttura. Tutti i turisti alloggiavano a Lamai, una baia situata qualche chilometro più a sud. "Non c'erano gli hotel, i ristoranti di lusso, i locali notturni e tutto questo puttanaio. C'erano dei bungalow e delle locande di paglia dove si poteva ordinare solo cibo thailandese. Non c'era mica tutto questo bordello, le luci, la musica e quelle puttane." Continua ad arrostire il suo polpettone e ribadisce il concetto altre due o tre volte.


Osservo di sfuggita il geometra toscano. Noto il suo imbarazzo mentre ascolta annuendo: questo pistolotto lo fa sentire in colpa. Vorrei dirgli che tra lui e la ragazza che arrotonda il ruolo del furbacchione lo impersona lei. Nel suo atteggiamento non c'è morbosità, solo un po' di solitudine e curiosità. Questo signore simpatico, educato e titubante non ha di certo i tratti del turista sessuale.

Ma il mio intervento per fortuna non serve: proprio mentre mi perdo in queste riflessioni mi viene in aiuto un colpo di scena. Il ristoratore romagnolo, tra le varie ramanzine, ci racconta che a quei tempi l'unico svago era costituito da una fila di baretti in legno: ognuno con un mangianastri e qualche ragazza. “Dopo esserti fatto qualche birra ne sceglievi una e per pochi spiccioli te la portavi in stanza. Tutto lì, mica questo bordello...” Do un'occhiata di sfuggita al geometra toscano, lui fa lo stesso e ruminiamo una risata.

Il ristoratore romagnolo alla fine se ne va. Il geometra toscano fa un gesto con la mano e libera la tensione esclamando: “Il puttaniere!” Da oggi lo chiameremo sempre così. Il puttaniere moralista, mi diverto ad aggiungere.

Stiamo seduti all'ombra, con dei ragazzi liguri. Pendiamo dalle labbra di un antiquario ticinese che ci racconta la storia della sua ultima conquista: una bella stangona, formosa e affascinante. Da non crederci che una così potesse starci con lui. Da non crederci appunto. Quando erano in stanza l'antiquario ha scoperto un sorprendente retroscena: la sua preda era in effetti bella e affascinante, davvero un bel colpo se fosse stata una donna! Ma l'antiquario ticinese sa anche accontentarsi e “visto che ormai si trovava già lì” si è
goduto comunque un rapporto alla Bill Clinton.

Quando l'antiquario ormai se n'è andato, un ragazzo scimmiotta i suoi difetti di pronuncia: “Ma se hai voglia di portarti un tranz in guest houze non c'è mica bisogno di ricamarci attorno queste storie. Se ti piace il tranz, ti piace...punto!”

Osservo in lontananza le moto d'acqua che zompettano tra lame azzurre e spruzzi di latte, mentre alla mia destra qualche spigolo di bungalow spunta tra le fronde color smeraldo. Siamo in Thailandia, ma mi aspetto di voltarmi e vedere i contorni di una piazza medievale, la facciata e le guglie di una chiesa barocca o la baraonda di una fontana del rinascimento. Chaweng è senza dubbio una spiaggia tropicale, il profilo di un'isola nel golfo del Siam, ma certe volte ad agosto, se ci si distrae un attimo, sembrerebbe proprio di essere in Italia.

Emozioni mute - Phuket, Thailandia

Il conducente thailandese entra nella lobbie, dà un'occhiata in giro e grida: “Mini-van to airport!”. Prendo lo zainetto e lo seguo all'esterno. Appena uscito dall'albergo sento dei rumori, mi guardo attorno ma non noto nulla di strano. Mentre entro nel mezzo il conducente afferra una borsa e si mette a correre lungo il marciapiedi. Torna quasi subito, con la borsa in mano, nota la confusione negli sguardi dei passeggeri e cerca di spiegare: “He no talk. He look lady”.

Le nostre espressioni devono averlo deluso: lascia perdere le spiegazioni, chiude il portellone e sale rassegnato al posto di guida. Un uomo straniero con i capelli ossigenati si avvicina al van con passo spedito. Si siede sul sedile davanti a me e fa scorrere la porta con foga eccessiva. Poi si volta, osserva un punto lontano, stende il braccio e punta un dito. Mentre la rabbia gli invade il volto esclama: “Ngh! Hmn! Ngh!”. Ci giriamo ma non notiamo nulla di particolare. In un attimo la confusione cede il passo all'imbarazzo e ognuno fa finta di fare qualcos'altro.