lunedì 22 agosto 2016

Il prezzo da pagare - Bangkok, Thailandia

Tra i vari barboni che affollano i marciapiedi di Bangkok ce n'è uno che incrocio spesso. Passa la sua giornata in una specie di galleria, un vicoletto coperto da lamieracce che collega due strade, utilizzato, a seconda delle necessità, come mercato, scorciatoia o bivacco appunto. E' un tipo dall'aria simpatica, bassino, cicciottello, con l'occhio vispo e una barbetta nera. La notte dorme sulle panchine di un centro di massaggi. Di giorno e di sera sta invece seduto nella posizione del loto, con la schiena rivolta verso una parete che separa due negozi. Quando qualcuno gli passa davanti lui chiude gli occhi e con dei movimenti scattanti abbassa la testa e unisce le mani in preghiera, invitando la buon'anima a depositare qualche moneta nel bicchiere di plastica che sta sempre davanti a lui.
L'altro giorno, passando di lì, l'ho visto seduto nella sua usuale posizione meditativa, rivolto però non verso il centro del vicolo bensì a fissare la parete, schiena ai passanti. Tra le mani reggeva una torta alla crema, di quelle economiche, industriali, chimico-radioattive che vendono nei 7-eleven. Sono pronto a scommettere che gliel'aveva appena regalata qualcuno, come il mezzo phat thai che il mio amico coreano - non essendo riuscito a terminarlo a causa del troppo peperoncino - gli aveva donato il giorno prima.
Il barbone se ne stava lì, senza far nulla, con la torta poggiata sui palmi delle mani. Ad un tratto ha abbassato lo sguardo, con lo stesso movimento rapido che utilizza per impietosire chi gli passa davanti. Ho pensato che si apprestasse ad assaggiare il suo dolcetto, invece si è fermato col naso a pochi centimetri dalla crema - come per annusarla - ed è rimasto in quella posizione per alcuni secondi. Poi, all'improvviso, ha alzato le mani e s'è spiaccicato la torta in faccia. Tenendosela schiacciata contro il volto ha quindi cominciato a muovere la testa, lentamente, a destra e a sinistra, in basso e in alto, per spalmarsi per bene la crema sugli zigomi, sulla fronte e sul mento. Soddisfatto del risultato ha rialzato il viso, si è poggiato la torta sulle gambe e ha infilato le dita nella crema per gustarsela. 
Solo a quel punto mi sono accorto che mi ero fermato ad osservarlo: pensando che avrei potuto metterlo in imbarazzo mi sono prontamente rimesso in marcia, senza smettere di interrogarmi sul perché avesse fatto una cosa del genere. 
Qualcuno potrebbe liquidare la questione concludendo che non ci sta molto con la testa, e magari avrebbe pure ragione. Io però credo che sia qualcos'altro. Può darsi che mi sbagli ma ho l'impressione che si sia voluto infliggere una sorta di punizione per aver ricevuto un dono così prelibato, che abbia voluto pagare con quel gesto il lussuoso dessert che gli era stato offerto. Hai visto cos'è successo? Te ne stai qui tutto il giorno, circondato da gente che lavora, si affretta e si stressa, a chiedere la carità, senza fare nulla. Ogni tanto ti danno una moneta, alle volte mezzo phat thai oppure il resto di uno spiedino di maiale. Oggi qualcuno ti ha regalato una torta alla panna, fresca, intera, nella sua bella confezione di plastica trasparente. Una torta da signori, a te, che pisci dietro la colonna e ti lavi con lo sputo. Non vorrai mica sorridere, aprirla e pappartela in pace, così, come se niente fosse?! Eh no, tu quel regalo da signori lo devi pagare: la torta te la gusti solo dopo essertela schiacciata in faccia, tiè!

8 commenti:

  1. E' una storia carica di significati sottili.

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  2. Dario: sono d'accordo, mi ha incuriosito molto...

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  3. Certi dolci sono fatti per essere condivisi, mangiati in compagnia in un giorno di festa, il fatto di ritrovarsi a mangiarli da soli può mettere molta tristezza, accentuare il senso di solitudine. Il bizzarro comportamento del senzatetto di Bangkok potrebbe anche essere una trovata stravagante per tentare di allontanare l'insopportabile senso di solitudine, e allo stesso tempo per sprecare una buona parte di dolce, che tanto non sarebbe riuscito a finire da solo(a meno di non procurarsi un certo mal di pancia). Che ne dici?

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  4. Andrea: sì, anche quella è una possibilità.
    Oppure noi ci stiamo solo girando attorno e alla fine ha ragione quello che pensa si tratti di uno svitato.
    Chi lo sa...

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  5. Ho pensato la stessa cosa mentre leggevo!

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  6. dottornomade: io lì per lì, mentre lo osservavo, non ho avuto dubbi. Solo dopo mi sono venute in mente altre ipotesi.

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  7. Ciao Fabio, bello l'articolo. Notare queste cose significa in fondo cercare di capire la ns natura. Assumere che c'e' un fondo comune comportamentale, osservare tali individui e' cercare di capire sempre noi stessi come umani.

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  8. Alessando: osservare e interpretare quello che vedo è per me parte integrante del viaggio, alle volte persino la parte migliore.
    Grazie del commento.

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