venerdì 15 luglio 2011

Locale sciacallo - Bangkok, Thailandia

Foto di adaptorplug (CC)
Si può dire che ogni postaccio è un postaccio a modo suo e se si tratta di postacci la gamma offerta da Bangkok è una delle più ampie al mondo. Il film The Hangover part 2 (in italiano "Una notte da leoni 2"), ambientato proprio qui, anche se farcito di situazioni poco probabili offre un panorama di locali decadenti molto verosimile, spesso reale.
Pur frequentando la città da dieci anni ho bisogno dell'aiuto di M. - un amico turista, un visitatore occasionale - per scovarne uno che ha ancora il potere di stupirmi. Non ci sono quindi solo i bar con le ragazze vestite a tema, i locali del ping-pong show, i cabaret coi ladyboy, i go-go bar, i centri di massaggi erotici, i disco-pub e gli after-hour illegali con le squillo free-lance. Non solo Patpong, Nana Plaza e Soi Cowboy quindi...no, a Bangkok c'è pure questo!
Appena entro provo quel brivido che si prova quando ci si imbatte in qualcosa che ci intriga proprio perché ci rivolta. In un certo senso potrebbe essere inserito nell'ultima delle categorie elencate sopra, dal momento che le ragazze non lavorano per il proprietario del locale, o meglio in un certo senso lo fanno, ma in maniera indiretta, senza percepire uno stipendio né ricevere ordini o istruzioni. Alcune delle caratteristiche peculiari dell'ambiente e le dinamiche delle relazioni sociali suggeriscono però di creare una categoria apposita allo scopo di classificarlo. 
Alcuni dettagli - i tavoli, i movimenti e l'aspetto austero dei camerieri - ricordano certe taverne bavaresi. Il banco del bar potrebbe essere quello di una sagra di paese o di una festa di partito, con la lista delle bevande appesa alla parete e gli addetti affannati e dall'aria vagamente improvvisata. L'uso generoso di legno, mattonelle, luci al neon e foto kitsch di luoghi famosi (la torre di Pisa, il Colosseo, l'Arco di Trionfo) riportano invece alla mente certi bar italiani degli anni '60 e '70. La componente che interrompe questo viaggio della fantasia tra paragoni con posti lontani è ovviamente la presenza di decine di donne. Alcune hanno già vissuto tutti i giorni del loro splendore ma il numero di quelle giovani e carine, a detta di M., dall'ultima volta che è stato qui sembra essere aumentato.
Pesa nell'aria un'atmosfera lievemente squallida, da mercato del bestiame in periodi di magra. "E' un posto alquanto sciacallo" commenta M. e anche se non conosci l'espressione appena metti piede qua dentro ne afferri al volo il significato.
Le donne stanno quasi tutte disposte a semicerchio, spalla contro spalla, addossate alle pareti o al mobilio della metà del salone più lontana dall'entrata. Indossano abiti da ufficio o da sera, portano acconciature ben curate e sono truccate sobriamente, niente di volgare o pornografico. Quelle più hot lo sono in maniera piuttosto discreta. Solo poche siedono ai tavoli sparsi qua e là o all'immenso banco a virgolone che si incurva al centro della sala. Qui sta invece la grande massa dei clienti, molti dei quali visibilmente annoiati, quasi disinteressati, che sorseggiano birra, chiacchierano con gli amici o si guardano attorno, non necessariamente verso le donne.
Che differenza con i locali tradizionali dell'industria del sesso thailandese! La decadenza qui è più un concetto di design che di etica. Manca l'elemento indecente, la libido, scomparsa assieme alla teatralità eccessiva, ai colori volgari, ai giochi di luce contundenti e ai suoni che stordiscono. Ogni tanto un DJ invisibile attacca un pezzo ma per lunghi minuti la colonna sonora di questo film grottesco è quella del brusio, del tintinnio dei bicchieri, dello stridere degli sgabelli, dei rumori di fondo di un locale notturno all'ora di chiusura, quando le luci si accendono e l'ultima canzone sfuma via mentre la gente si trattiene all'interno.
Le donne cercano il contatto visivo e nella maggior parte dei casi i clienti abbozzano un sorriso imbarazzato e poi distolgono lo sguardo. O distolgono lo sguardo senza nemmeno l'effetto lenitivo del sorriso. Ma probabilmente questo è qualcosa che provo solo io per loro: le ragazze sembrano infatti essere assuefatte a questo genere di reazione.
Ogni tanto qualche uomo ne chiama una, lei - e magari pure quella che le sta accanto - risponde stupita: "Chi, io?" E poi percorre i cinque o sei metri che la separano da quello che è ben più di un cliente: è un pompiere in un palazzo in fiamme, un San Bernardo sul luogo di una valanga, un bagnino in mezzo al mare mosso. Insomma, una sorta di salvatore. A questo ritmo però soltanto il 5% di loro verrà salvato, sono troppe e troppo poco sembra essere l'interesse nei loro confronti. Le altre torneranno ad aggrapparsi al misero lavoretto che fanno di giorno, se ne hanno uno. Come verremo a sapere in seguito da un amico di M., infatti, la maggior parte di queste precarie del sesso ha delle occupazioni normalissime e le più giovani sono spesso studentesse.
Tra tutti, i giapponesi sembrano sapere qualcosa che ad altri sfugge, perché quando chiamano una ragazza questa arriva e spesso attacca a parlare la loro lingua. Un approccio molto intraprendente.
Finite le birre, prima di andarcene facciamo un salto in bagno, un tugurio seminterrato in linea con lo stile del locale. Un canaletto di scolo lungo la parete piastrellata funge da orinatoio. A fianco ci sono due di quei disgustosi sgabuzzini asiatici per le signore. Cinque baht per entrata ma se ne paghi venti hai l'accesso illimitato. Chi potrà resistere qua dentro tanto a lungo da aver bisogno di andare al bagno più di quattro volte, condizione necessaria affinché l'investimento sia profiquo? Un'altra soffiata ci svelerà anche il mistero nel quale si avvolgono quelle coppiette che invece di scendere verso gli inferi del cesso immondo salgono la rampa di scale in direzione opposta: ai piani superiori c'è un infimo alberghetto ad ore dove si consumano transazioni più o meno oscene.
Usciamo e appena saliti gli scalini Bangkok ci tira un ceffone di calore, umidità, odori e frastuono riscattandoci all'istante da quello strano torpore che ci aveva ammantati. Era come se il locale sciacallo ci avesse narcotizzato. Forse eravamo soltanto sbalorditi, ma può darsi che sia stato invece l'ennesimo incantesimo di questa città dai poteri misteriosi.
Dopotutto la chiamano Città degli Angeli: l'ingrediente mistico da qualche parte dev'esserci.

17 commenti:

  1. Ci sai fare: molto ben scritto.
    Atmosfera centrata da Mondo di Susie Wong.
    Many compliments

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  2. Ottima scrittura, gran miseria umana.

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Maria Cristina: grazie. Sai che non ho mai visto quel film ne' letto il libro? Ora li cerco...

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  5. ParkaDude: grazie, eh gia', dici bene...gran miseria umana.

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  6. caro Fabio
    per forza! è un romanzo di antica memoria e non è che volessi proprio consigliartene la lettura, anche se a me era piaciuto.
    Non avendo mai viaggiato in Asia, se escludiamo le Maldive (immagino una risatina di scherno da parte tua), mi sono rifatta leggendo un po’ di libri che ne parlassero.
    Noto fra le tue letture “Caos Calmo”: io non l’avrei mai comprato di mia iniziativa, ma è stato distribuito come dispensa dal Sole 24 Ore col sovrapprezzo di pochi euro e così me lo sono portato a casa. Cosa faccio ora, lo leggo?
    Io ho terminato da poco “Freedom” di Franzen, romanzo tipicamente americano abbastanza impegnativo; se non ti manca il tempo per leggere (600 pagg. intense), te lo garantisco come ottimo esemplare di buon stile di scrittura e di contenuti.
    Bella l’idea di riservare uno spazio alle lista delle tue letture: dovresti però aggiungere un certo numero di asterischi di fianco al titolo in modo da segnalare il relativo gradimento, così uno si regola, anche se in realtà potrebbe risultare sviante, considerato che non tutti hanno gusti uguali.
    Altrimenti certi autori sarebbero stati mandati a spasso da un pezzo invece di sprecare tanta carta.
    Ciao.
    Ah! mi sono iscritta fra i sostenitori del tuo blog, simpatico e "ingegneristicamente" curato nei dettagli, così posso tenerti d’occhio più da vicino per quella cosa che tu sai! ;-)

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  7. Grazie Maria Cristina,
    non conosco quell'autore, anche se come potrai notare leggo in gran parte americani, ma non quelli troppo giovani.
    Avevo pensato di mettere le stelline accanto ai titoli, forse un giorno lo farò...
    Ciao

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  8. Da poco ho iniziato a ri-scrivere il mio blog da expat... vivo a Bangkok da oltre 3 anni eppure sono riuscito ad evitare gran parte dei locali squallidi a cui la tua "bella" descrizione si potrebe riferire! Vivo vicino a Patpong e di posti così ce ne sono davvero tanti... finchè ci sarà domanda l'offerta non verrà meno!

    Complimenti, Andrea

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  9. Andrea: io ogni tanto sono attratto dal fascino oscuro della decadenza, mi piace avvicinarmici e osservarla dall'esterno. Come hai notato pure tu a Patpong, anche in posti del genere c'è molto da imparare sulla natura umana...comunque quel posto è molto diverso dai locali di Patpong, Nana o Soi Cowboy, davvero grottesco.

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  10. ...non me lo immagino e..non me lo voglio immaginare... concordo che ogni occasione è buona per imparare qualcosa!

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  11. Questo che descrivi sembra essere il Thermae (anzi ne sono proprio sicuro)... un locale decadente ed affascinante allo stesso tempo oltre che operativo dai tempi della guerra del Vietnam....

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  12. SexyBangkok: Bingo! Ai tempi in cui scrissi il post non ricordavo il nome, ma ho avuto occasione di passarci davanti altre volte (dà proprio sul marciapiedi di Sukhumvit) e posso confermare che si tratta proprio di quello...

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  13. pensa ci sono arrivato a capirlo dalla descrizione dei bagni...articolo scritto in maniera sublime, complimenti... in tutti i casi Bangkok offre anche posti pegiore del Thermae volendo andare a rimestare nel torbido ancora piu' a fondo...

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  14. SexyBangkok: grazie!
    Volevo infatti chiederti da cosa l'avevi capito. Ma...dai bagni? Pensa un po', a me sembravano, considerati gli standard "regionali", il dettaglio meno caratteristico.
    Fai qualche nome (e indirizzo) di posti torbidi: se sono in vena di decadenza e ho l'anima corazzata li vado a recensire...

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  15. Si l'ho capito dal dettaglio dei bagni. Servizi igienici in quella maniera indicano un locale vecchio a cui ho ricollegato il bancone a virgola e le file di ragazze di cui molte sparlottano il giapponese... poteva essere solo il Thermae!

    Altri posti decadenti ce ne sono ma non so se dirlo in pubblico cosi'... uno facile a cui puoi andare un'occhiata e' sicuramente il quarto piano del Rajah Hotel a Sukhumvit soi 4.....

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  16. SexyBangkok: non lo conosco, ma mi fai venire in mente un posto abominevole che teneva aperto fino a tardi all'hotel Grace, credo sia in Soi 3, e che suppongo non esista piu'. Parlo del 2003-4.
    Puoi pure scrivermi un'email all'indirizzo che trovi nel mio profilo...

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