lunedì 15 novembre 2010

Omaggio al pedone - Kuala Lumpur, Malesia

Foto di sinkdd (CC)
Mi unisco alla folla che attende il verde al passaggio pedonale. Bukit Bintang è una zona affollata: auto, moto e pedoni di varie nazionalità si contendono quei preziosi metri quadrati. 
È il turno dei mezzi che arrivano dalla nostra destra. Quando questi si fermano quelli che ci stanno di fronte cominciano ad avanzare, svoltano a destra e ci passano davanti (in Malesia, ex colonia britannica, si guida a sinistra). Fra poco dovrebbe arrivare il nostro turno, osservo le espressioni vagamente ansiose di quelli che mi stanno accalcati attorno. Mi volto di nuovo verso l'incrocio. Cosa è successo? Sta avanzando nuovamente chi arriva da destra! Forse il nostro turno è iniziato e terminato mentre mi sono distratto? Strano, nessuno ha attraversato.
Al secondo ciclo mi concentro e faccio attenzione alla sequenza dei passaggi. Si ferma chi arriva da destra, bene, parte chi viene verso di noi, come previsto, poi scatta il rosso, si fermano, un attimo di suspense e...ci hanno beffati di nuovo! Truffatori, soltanto perché vi sembriamo i più deboli? Questo è da vedersi.
Assieme a due giovani arabi e un signore anglofono conduco il contrattacco, un paio di ragazze urlano preoccupate ma alla fine ci seguono tutti. Avanziamo lungo le strisce con passo attento ma deciso. L'omino rosso ci osserva brillante e altezzoso dalla cima del suo trespolo stradale. Sfidiamo la sua autorità e ne trasgrediamo l'ordine con la fierezza di chi ha subito anni di ingiustizie e infine si è ribellato, ormai è partito e non può far altro che proseguire con inesorabile follia. Le auto ci arrivano quasi addosso ma noi siamo in tanti, determinati e spazientiti. Si fermano per farci passare, nessuno suona il clacson, nessuno protesta con smorfie o sbuffi.
Ce l'abbiamo fatta, siamo sul marciapiede opposto. La formazione si scioglie, i prodi si lanciano occhiate di intesa. Oggi la battaglia è vinta ma la guerra è dura, sporca e ancora lunga. In molti dovranno interrompere l'avanzata, costretti ad arretrare e rifugiarsi di nuovo nelle trincee dei loro marciapiedi di partenza. Altri cadranno, investiti dalle auto o dalle invettive di chi guida e non riconosce il loro diritto all'attraversamento. Noi li ricorderemo e ne rispetteremo l'ardore e il coraggio, ne onoreremo il sacrificio battendoci senza tregua per il raggiungimento dell'altra sponda, l'agognato marciapiedi. E combatteremo ancora, sempre, ovunque.
Altre battaglie ci attendono domani, oggi però ci godiamo la gloria della conquista: il meritato approdo dall'altra parte della strada.
La nostra barricata. Il nostro fronte.

Potete leggere la seconda parte qui

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