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La lezione di stile del papa (in politica)

Non sono esattamente quel che si può definire un credente devoto. Anzi, un lato religioso, nel senso più ortodosso del termine, forse mi manca proprio. Purtroppo l'unico aspetto del mio carattere che invade la sfera del mistico è la mia antica propensione agli sfoghi di blasfemia, con gran dispiacere di mia madre, donna piuttosto morigerata. 
C'è però un tarlo di natura teologica che da alcuni giorni mi rosicchia l'attenzione. Riguarda le recenti dimissioni del papa e le relative battute che ho letto e sentito. Non capisco come mai le migliaia di utenti di Facebook e Twitter che quotidianamente pubblicano commenti indignati a proposito di politici avidi, corrotti e immorali restii a mollare il proprio posto, invitandoli ad "andare a casa", non abbiano gioito all'unisono alla notizia delle dimissioni del pontefice, preferendo invece abbandonarsi a dell'inconcludente umorismo da osteria.

Il coro dei polli - Kuala Lumpur, Malesia

Mo guarda che bei vestitini...
Alcuni istanti dopo che ho messo piede in un negozio di abbigliamento qualcuno urla qualcosa che non capisco, quindi un altro la ripete, poi è il turno di una donna e in seguito molte altre voci si sovrappongono. Sembra che stiano tutti gridando la stessa frase: "Welcome to Uniqlo!". Sì sì, è proprio questo che dicono, e siccome sono l'unico che è appena entrato si stanno rivolgendo per forza a me. Mamma mia che buffonata. Per togliermi i dubbi residui mi volto verso l'entrata e osservo. Entra un altro cliente, un commesso lo nota e urla: "Welcome to Uniqlooooo!" Lo fa con un tono pseudo-simpatico che risulta però indisponente. E' come se si concentrasse più sulla sua esibizione che sul saluto stesso, rendendo il gesto non solo insincero ma anche ridicolo. I suoi colleghi affacendati ad appendere camicie o piegare magliette lo sentono e ripetono la frase a pappagallo, senza distogliere l'attenzione dalle loro attività, utilizzando virtuosismi vari quali il falsetto, il gorgheggio, il crescendo e il calando. Si stanno servendo di una tecnica di vendita vecchia come il cucco, quella dello stordimento, ma a me sembra di essere tornato all'asilo, o meglio di essere entrato in una voliera tropicale.

Prima ti dicono "Welcome Sir"...e poi ti perquisiscono! - Manila, Filippine

Un improbabile "iPaletto" in un centro commerciale
Attorno all'incrocio tra Makati e Ayala Avenue si sviluppa un enorme groviglio di centri commerciali, apparentemente in continua espansione come una specie di tumore benigno urbano. Ci sono gli immancabili SM mall e Parkson. Le catene Glorietta e Green Belt solo qui hanno ben cinque filiali. Stanno uno a ridosso dell'altro, formando così un'ininterrotta isola degli acquisti di svariati chilometri quadrati. Negozi, ristoranti, grandi magazzini, cinema, caffè all'aperto, discoteche: centinaia di attività e migliaia di clienti ogni giorno. Una miniera d'oro per i ricchi investitori e la solita trappola mangia-salari per classi medie asiatiche, che quando si tratta di pubblicità e richiami dell'effimero non sono dotate di meccanismi di autodifesa e ci cascano come bambini.
Questa bramosia degli esercenti entra però in conflitto con le paranoie indotte dal tasso di criminalità e dalla sensazione permanente di instabilità politica. Conflitto che si svolge prevalentemente agli ingressi, dove la clientela viene canalizzata attraverso stretti passaggi presidiati da guardie munite di metal detector.

Arresi - Puerto Princesa, Filippine

La fuga
Gli ingressi al fiume sotterraneo sono limitati, seicento o novecento al giorno, non abbiamo capito bene. Comunque sia i posti sono tutti prenotati per almeno una settimana. Al centro servizi ci fanno però sapere che se andiamo direttamente a Sabang e alloggiamo presso l'hotel "giusto" potremmo trovare dei permessi non ancora assegnati. Compriamo due posti in un minivan per il giorno dopo. A giudicare dal prezzo e da come ci viene presentato si direbbe che si tratti di un servizio decente.
La mattina ci vengono a prendere all'alberghetto con un furgoncino mezzo scassato. A bordo, oltre a noi, ci sono solo altri due turisti. Ci portano alla stazione degli autobus, dove hanno intenzione di imbarcare altri passeggeri: non c'è problema, mica contavamo di viaggiare spaparanzati su tre sedili a testa. Il flusso in entrata però è interminabile. Il mezzo ha nove posti, più un paio di sedili pieghevoli, ma questi fanno entrare dieci, quindici, venti passeggeri, e ce ne sono altri accalcati davanti al portellone. Nella fila posteriore sei o sette persone condividono quattro sedili, altri stanno seduti su tavole di legno poste in bilico tra sedili, portiere e braccioli. Anche lo spazio per i bagagli è stato occupato e le borse vengono sistemate sul tetto.

La tecnica del girasole inverso

Magari sono l'unico sfigato. Non so se capiti anche a voi, a me molto spesso. 
Avete notato di sfuggita il volto di ragazza e avete l'impressione che possa essere molto bella. Sarà stato il baluginare di un profilo, la promessa di due labbra succose, un paio di ciglia a scivolo, scintillanti e corvine. Il problema è che è durato soltanto un attimo e non ne siete sicuri: quante volte in passato non hanno retto alla prova del secondo sguardo? Ora vi dà le spalle e quel dubbio vi rimane. Per togliervelo vi muovete lungo un arco di circonferenza avente lei come centro, il più corto possibile naturalmente, per non farvi notare. Speranza vana: voi avanzate e lei ruota in sincronia, dandovi sempre le spalle. Cambiare verso di percorrenza non serve, lo fa anche lei, come se ci fosse un magnete, o meglio ancora un asse che vi collega, costringendovi a muovervi in maniera solidale. Se cercate una mossa diversiva un babbeo qualunque si frappone col naso puntato verso l'alto, attratto forse dall'odore di pollo arrosto del negozio lì a fianco, ignaro dello sforzo che state profondendo e quindi incolpevole, ma comunque maledetto.

Ah sì, capisco...cioè, aspetta...hmm...no, non ho capito nulla! - Filippine

Scritta su un muretto...chissà che significa...
C'è un programma alla tv filippina in cui una conduttrice bella e dalla lingua sciolta intervista delle studentesse a un qualche evento. Parla inglese come se fosse la sua lingua madre, l'accento è marcatamente americano, esageratamente americano forse.
Non c'è da sorprendersi, moltissimi filippini, specialmente quelli con un grado di istruzione elevato, parlano l'inglese così. In molti sostituiscono la f con la p, così che un caffè e una fotocopia diventano la stessa cosa, ma lo parlano comunque molto bene.
Torniamo al programma televisivo. Le studentesse rispondono alla prima domanda in inglese, con una certa disinvoltura. La conduttrice formula la seconda domanda e quell'accento comincia a far venire la nausea. Le ragazze a sorpresa rispondono in tagalog, la lingua nazionale, o meglio l'altra lingua nazionale, perché l'inglese, pur non essendolo dichiaratamente, è utilizzato ovunque: per gli annunci all'aeroporto, nei cartelloni pubblicitari e appunto in tv. 

Casinò rustico (con foto) - Puerto Princesa, Filippine

Siamo nei pressi di Junction 1, un incrocio importante di Puerto Princesa, nell'isola di Palawan. Ci sono delle specie di capanne di legno vicino alla strada, a fianco di un bar, e un crocchio di persone sotto una di esse. Ci avviciniamo, facendoci spazio lentamente, mantenendo un basso profilo. Quando siamo abbastanza vicini capiamo di cosa si tratta. E' una specie di roulette un po' artigianale: sembra quasi un baraccone da sagra ma si tratta in realtà di un settore di un casinò di campagna. E le altre capanne sono i banchi per gli altri giochi, che sono chiusi al momento: la gente infatti sta tutta accalcata qui. 
Il croupier ha un mazzo di banconote ordinate per valore in mano, sembra il bigliettaio di una corriera popolare laotiana. Ci sono delle specie di fiches in una cesta accanto a lui, ma tutti i giocatori sembrano utilizzare le banconote. Quella che nella roulette è una ruota girevole qui è una matrice fissa di quadrati colorati, ognuno di una tinta diversa e con una scanalatura tonda al centro. I bordi del banco sono coperti con piastrelle di colori diversi, corrispondenti a quelli dei quadrati. C'è una recinzione a circa mezzo metro dalla struttura: i giocatori ci stanno appoggiati e fanno le loro puntate gettando delle banconote sulle piastrelle colorate.