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Evoluzionismo vs creazionismo: la complessità


Molti creazionisti sostengono che la complessità degli organismi avanzati è prova dell'esistenza di un creatore, perché solo una divinità potrebbe aver creato qualcosa di così complicato.
In realtà la complessità prova esattamente il contrario. L'evoluzione procede senza un piano, senza nemmeno un fine, per progressivi minuscoli passaggi di adattamento, nel corso di periodi di tempo lunghissimi, aggiungendo di volta in volta un tassello in maniera casuale, senza avere una direzione.
Proprio per questo solo l'evoluzione può arrivare a soluzioni così esageratamente complesse.
Se ci fosse stato un creatore le funzioni in natura sarebbero le stesse (o anche migliori), ma sarebbero eseguite tramite strutture e meccanismi molto più semplici.
La complessità tipica di alcune strutture della natura non può quindi essere utilizzata come prova conclusiva dell'ipotesi creazionista. 

La truffa


Molta gente è convinta che una fresca ondata di scienza arrogante, gretto materialismo e freddo ateismo cerchi da qualche secolo in qua di spazzare via l'edificio nobile di una tradizione filosofico-religiosa che esiste da sempre, che è in un certo senso innata alla cultura europea. Forse addirittura alla natura umana. Mi riferisco ovviamente a tutte le correnti di pensiero ispirate all'idealismo, laiche o religiose che siano.
La vita, la nostra natura, quella che ci circonda, la voglia di realizzarci nel mondo che scopriamo attorno a noi: questo è il vero punto di partenza, l'impianto fisso su cui costruire qualsiasi struttura culturale. E lo stimolo a comprendere tutto ciò è il tipo di curiosità che ha guidato l'attività umana per decine e decine di migliaia di anni, fin da prima che si parlasse di scienza, materialismo o ateismo. Questa è la nostra vera tradizione.
Solo poco più di duemila anni fa sono iniziati i deliri (anche belli e interessanti, per carità) degli idealisti e dei loro vari spin-off mistico-metafisici. Ci hanno spiegato che tutto quel che vediamo e sentiamo non è reale, anzi è materiale immondo da cui tenersi alla larga. I sensi sono fallaci, l'universo va interpretato con la narrativa, o addirittura con la fantascienza. Le idee superiori sono tutto ciò che conta. Il cavallo idealizzato, che non vedrete mai, è più importante di quelli che vi è capitato di osservare dal vero: bellissimi, certo, ma insignificanti. E poi il corpo è pattume, mentre l'anima è sublime. La vita che conduciamo è spregevole, e per questo va vissuta nel disprezzo di sé stessi, nel senso di colpa, nel pentimento e nell'espiazione, possibilmente nei pressi di una caverna, a schernire i coglioni che si godono lo spettacolo delle ombre sul fondo, in attesa di quella, sublime e veritiera, che verrà dopo la morte, la quale non è quindi la fine bensì l'inizio della vera esistenza. 
Concezioni spirituali e antropologiche antichissime come quelle animistiche e dionisiache, ma anche politeistiche, che celebravano natura e vita, e che erano pienamente in linea con ciò che sentiamo e intuiamo, sono state sostituite da idee astratte, demiurghi, entità manichee. Tutta paccottiglia a cui la nostra mente fin da subito oppone i suoi legittimi dubbi. Dubbi che i cattivi maestri non sono mai stati in grado di dissipare con argomentazioni oneste, costretti sempre a rifugiarsi in risposte sleali, assurde e soprattutto non falsificabili, quindi intellettualmente meschine per definizione: la conoscenza superiore, gli spiriti sacri, la fede, i miracoli, i miti, il regno dei cieli, il giudizio universale.
Prendersela con scienza, ateismo e quant'altro è come notare il dito che punta alla luna. La verità l'abbiamo sempre osservata con i nostri occhi, ascoltata con le orecchie, toccata con le dita e respirata con il naso, e fino a quando Platone, o chi per esso, introdusse come nuovo paradigma l'idealismo, era stata nota a chiunque. Ed è una realtà bellissima, non qualcosa di cui diffidare.
Chi rigetta gli idealismi e i loro sviluppi, religiosi o filosofici che siano, cerca solo di capire questa realtà. Mettere in discussione sistemi idealistici è una normalissima conseguenza di questa nobile, antica, umana attività.
L'idealismo non ha subito un vile attacco alle spalle. È l'idealismo che ha aggredito la natura dell'uomo. E finalmente, dopo secoli bui, è arrivato qualcuno a vendicarla.
L'inganno era già stato esposto da Galileo Galilei, Giordano Bruno e altri poveracci emarginati, ingattabuiati o addirittura arsi sul rogo nei secoli. È stato infine demolito da Nietzsche con la trasvalutazione dei valori e frantumato da Popper con il principio della falsificazione.
È incredibile che sulla poltiglia che ne rimane scivoli ancora tanta gente.

Le due prove


Secondo i sostenitori del negazionismo climatico non c'è prova definitiva (la famosa pistola fumante) che il riscaldamento globale, o per lo meno una sua porzione preponderante, sia antropogenico (cioè causato dall'essere umano). E ad essere rigorosi non hanno tutti i torti. Ci sono sicuramente molte indicazioni a supporto della tesi "apocalittica", c'è un grande consenso della comunità scientifica e gli andamenti delle grandezze misurate non sembrano rispettare quelli dei cicli climatici naturali. Ma si tratta di dinamiche che si sviluppano su scala enorme, con un insieme di variabili molte delle quali ci sono probabilmente ignote. Non sappiamo nemmeno se abbiamo sotto i nostri occhi l'immagine completa. E non è che puoi tagliare la testa al toro con un semplice esperimento in laboratorio.

TUTTAVIA non esiste nemmeno la prova contraria, cioè che la parte antropogenica del cambiamento non sia preponderante e non abbia conseguenze irreversibili.

La cosa più allucinante è che si consideri la prima delle due mancanze di prova più importante della seconda. Se il rischio di riscaldamento globale si sarà rivelato un falso allarme avremo fatto un po' di casino per nulla, ma saremo ancora qui a goderci la pacchia terrestre. Se invece si tratta di una prospettiva reale siamo potenzialmente fritti, arrostiti, saltati in padella, cotti al vapore. Scegliete pure la metafora che più vi piace, ma sempre di combustione si tratta.