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IL DIBATTITO FARLOCCO SUI MOTORI


I partecipanti al dibattito sul futuro del trasporto privato si dividono per la grande maggioranza in due schieramenti: 1) chi vuole che ognuno continui a guidare la propria auto, tassativamente a idrocarburi e 2) chi vuole che ognuno continui a guidare la propria auto, purché sia elettrica. In entrambi i casi continuerebbero a lamentarsi perché non trovano parcheggio, perché ci mettono un'ora per fare pochi kilometri, per il traffico, i lavori in corso, i cantieri, gli incidenti, i pirati della strada, gli incapaci al volante, ecc.
Nessuna delle due alternative tra l'altro offre una soluzione definitiva al problema dell'inquinamento e del riscaldamento globale. La prospettiva di avere circa 10 miliardi di auto in circolazione, qualunque sia il carburante utilizzato, non può essere considerata in linea con una politica ambientale (e non solo ambientale) intelligente.
Alla gente non risulta chiaro - e ciò ha dell'incredibile - che il problema principale non è il tipo di motore, bensì il numero di automobili in circolazione. Partono tutti alla stessa ora, vanno tutti negli stessi posti, ognuno da solo a bordo della propria auto. Li guardo dal terrazzo con vista sulla circonvallazione e sinceramente mi fanno anche tenerezza. Sono tutti lì in colonna, a sbadigliare, ammazzare il tempo col telefono, bestemmiare, solitari nella loro scatola di latta, senza nemmeno qualcuno con cui poter chiacchierare. E si sorprendono se c'è traffico. Eh, ma la "passione per i motori"! Per carità, ognuno ha le proprie passioni, le mie sono indirizzate a obiettivi meno meccanici, se così si può dire. L'importante è imparare a non lamentarsi di un problema quando lo si sta contribuendo ad alimentare.
Ovviamente la colpa principale non è degli automobilisti. Loro sono come al solito pedine in mano a chi fa propaganda per qualche sinistro interesse. Se gli proponi come alternative solo le automobili private (che causano il traffico) o i mezzi pubblici (che vanno bene a molti, ma non a tutti) non puoi accusarli di fare le scelte sbagliate.
Io non sono nemmeno a favore di un controllo espresso sempre e comunque tramite obblighi e divieti. Basterebbe poter usufruire di tutte le soluzioni che la tecnologia ci mette a disposizione. In giro per il mondo funzionano già (e molto bene) sistemi di trasporto condiviso. Avete presente Uber? Beh, non è l'unica, a me è capitato di usare anche altri gestori come Grab, Bolt e Gojek. Il funzionamento è simile a quello delle consegne tramite "rider". Apri l'app, scegli la destinazione, il punto di raccolta, il tipo di mezzo e l'algoritmo ti trova dei veicoli in servizio nelle vicinanze.

Le due prove


Secondo i sostenitori del negazionismo climatico non c'è prova definitiva (la famosa pistola fumante) che il riscaldamento globale, o per lo meno una sua porzione preponderante, sia antropogenico (cioè causato dall'essere umano). E ad essere rigorosi non hanno tutti i torti. Ci sono sicuramente molte indicazioni a supporto della tesi "apocalittica", c'è un grande consenso della comunità scientifica e gli andamenti delle grandezze misurate non sembrano rispettare quelli dei cicli climatici naturali. Ma si tratta di dinamiche che si sviluppano su scala enorme, con un insieme di variabili molte delle quali ci sono probabilmente ignote. Non sappiamo nemmeno se abbiamo sotto i nostri occhi l'immagine completa. E non è che puoi tagliare la testa al toro con un semplice esperimento in laboratorio.

TUTTAVIA non esiste nemmeno la prova contraria, cioè che la parte antropogenica del cambiamento non sia preponderante e non abbia conseguenze irreversibili.

La cosa più allucinante è che si consideri la prima delle due mancanze di prova più importante della seconda. Se il rischio di riscaldamento globale si sarà rivelato un falso allarme avremo fatto un po' di casino per nulla, ma saremo ancora qui a goderci la pacchia terrestre. Se invece si tratta di una prospettiva reale siamo potenzialmente fritti, arrostiti, saltati in padella, cotti al vapore. Scegliete pure la metafora che più vi piace, ma sempre di combustione si tratta.