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Brandelli di un mondo bizzarro non è un diario in ordine cronologico da sorbirsi dall’ultimo post. È un archivio di scene, satira e ragionamenti. Parti da dove ti interessa:

Tutti i post in ordine di data restano disponibili sotto. Meglio entrare da una porta, però.

Apples and weed - Padova

Giovedì sera, manca poco a mezzanotte. Non c'è quasi nessuno in centro, per questo mi stupisco quando, entrando in Piazza delle Erbe, vedo un gruppo numeroso accalcato sotto i portici, davanti al centro TIM. Mi viene un sospetto, non esce in questi giorni il nuovo modello iPhone? Mi avvicino. Saranno una trentina, molti dei quali, a sorpresa, cinesi. Mi rivolgo a un italiano con la faccia simpatica, che sta poggiato pigramente a una colonna.

- Ciao, siete tutti qui per comprare l'iPhone?
- Sì!
- Scusa, ma a che ora cominciano?
- A mezzanotte, in teoria.
- Cioè, mi stai dicendo che oggi la TIM apre a mezzanotte?
- Proprio così! Io comunque mi sono fatto qualche canna e sto qui tranquillo...
Poi sorride. È proprio simpatico. Beh, il fumo aiuta sempre.
- Ma, lo vende solo la TIM?
- Oggi sì. Domani invece lo trovi dappertutto.
Poi si lancia in una contorta spiegazione delle modalità di vendita: in contanti senza impegni o rateizzato con sottoscrizione di un contratto. Non capisco se questa gente sia qui per avere il telefono dieci ore prima degli altri o per non doversi comprare una nuova SIM. Decido di non chiedere, il fumo in questi casi non sempre aiuta.
- A mezzanotte! Credevo che certe cose succedessero solo in America.
- Eh, no, anche qui, hehehe. Occhio che se lo vuoi comprare devi prendere il numero. Ce l'hai già? Lo puoi ritirare lì. 
- No, grazie, il mio aggeggio cinese funziona ancora benissimo.
- Ah, ma allora sei solo un turista!
- Ehi, forte questa. Solo un turista! Proprio simpatico. Beh, come detto il fumo aiuta sempre.
- Costa sui settecento euro, no?
- Un po' di più. Io ho coltivato un po' di piante ultimamente, quindi mi posso permettere questa pazzia...
- Hahaha...Breaking Bad!

E' mezzanotte, le porte si aprono. La mia battuta cinefila fa cilecca e viene inghiottita dal grande vuoto della piazza. Il ragazzo mi porge la mano e mi saluta, alla padovana.

- Ciao, vecchio!

Poi si avvia per effettuare il suo prezioso acquisto. 
Alla fin fine non sono tutti stronzi quelli che fanno la coda per comprarsi i nuovi gadget della Apple. Questo coltivatore diretto, per esempio, mi sta proprio simpatico. Beh, ovvio, il fumo aiuta sempre...

La prima pera

Hai voglia a dire che tu non ci cascherai mai, che non c'entri nulla con quei poveracci, i loro problemi, le loro debolezze, le loro tentazioni. Gira e rigira, ascolta e riascolta, pensa e ripensa, la curiosità ti rode il cervello e ti graffia lo stomaco, la voglia di provarci si fa irresistibile e trattenere la gamba, che sembra ormai un arto telecomandato, si fa impossibile, fino a quando, finalmente, si sposta, e tu muovi il grande, tragico passo. Eh già, ci sono cascato anch'io, alla fine mi sono sparato una pera. In realtà quelli del settore la chiamano peretta, ma si tratta di qualcosa che di diminuibile, credetemi, non ha proprio nulla. Potete vedere l'occorrente nella foto qui sotto, che ho scattato prima dell'iniezione. Comunque mi sento sollevato: ora so cosa si prova, e mi rasserena la consapevolezza che non lo farò mai più. L'esperienza, onestamente, mi ha fatto proprio cagare...



Le impronte sulla carta stampata

Sono stato intervistato. Ancora una volta. A me non sembra di avere molto di originale da rispondere quando mi chiedono informazioni sul mio stile di vita o sulle ragioni che mi hanno spinto a prendere certe (non) decisioni, ma a quanto pare le storie di disperati, spiantati e svitati che si levano dalle palle per girovagare un po' confusi tra un tropico e l'altro interessano a qualcuno. Il fascino dell'esotico, o presunto tale. 

Questa volta non si è trattato di un programma telefonico o di un sito web specializzato, ma di un quotidiano, quello della mia città, quello che ho visto milioni di volte in mano a un passante o sul tavolo di un bar. Leggere il mio nome su una pagina di giornale è qualcosa che ho desiderato spesso, solo che nei miei sogni quel nome non appariva nel titolo o nel corpo dell'articolo: lo si leggeva in coda, in grassetto, anche rappresentato dalle sole iniziali. Ma va bene lo stesso, ormai è andata così. L'evento ha attratto l'attenzione di amici, parenti e conoscenti, gente che mi ha scritto o fermato per strada chiedendomi delucidazioni o commentando la cosa. Devo ammettere che la luce di quel riflettore mi ha messo un po' in imbarazzo, normalmente preferisco adottare un basso profilo, soprattutto quando si tratta della mia vita privata. E perché allora scrivi i cazzi tuoi in questo blog, starete pensando? Bah, misteri del profilo, quello basso...

La giornalista comunque è stata molto carina, gentile e disponibile, e ciò mi ha fatto piacere. Il trafiletto lo trovate nella foto in alto, altrimenti potete leggerne la versione online qui.

La rivincita italiana parte da un cesso romagnolo - Cattolica

Istruzioni per l'uso
Tempo fa in un post illustravo una serie di dispositivi ed espedienti alternativi al nostro bidè, strumento che per vari motivi non può essere considerato espressione di superiorità tecnologica, creativa e stilistica del nostro paese, essendoci in giro soluzioni più convenienti, comode e intelligenti per il lavaggio del culo. Se volete leggere quel post cliccate qui.

Beh, durante un breve soggiorno a Cattolica, nel cuore della riviera romagnola, mi sono dovuto ricredere: anche da noi sono state ideate alternative fantasiose, poco ingombranti e convenienti. Date un'occhiata alle foto qui sotto o a quella in testa al post.

W.C. e...
... bidè!

Il costo della sicurezza - Cebu, Filippine

La teca con le armi bianche

Aeroporto internazionale di Mactan-Cebu. Qualche metro prima del controllo bagagli finale, l'ennesimo, c'è una teca in vetro. E' colma di oggetti requisiti. Ce ne sono di ogni tipo. Da quelli potenzialmente pericolosi - forchette, coltelli a serramanico, forbici, bombolette di lacca - ad altri apparentemente più innocui, come bottigliette di shampoo, collutorio, deodorante, palline da golf, spazzolini, nastro adesivo, rotelle metriche. Subito dopo la barriera a raggi X c'è un tavolo pieno di bottiglie d'acqua. Tutta roba proibita in volo per la nostra sicurezza, dicono. Persino l'acqua. Se te la porti da fuori te la strappano dalle mani come se stessi cercando di contrabbandare una tanica di kerosene. Solo quella che vendono ai gate sembra essere sicura. Sarà, io di sicuro ci vedo solo il fattore 2 o persino 3 per cui moltiplicano il prezzo.

Che spreco. E che perdita di tempo questi controlli. Un dentifricio sembra avere lo stesso potenziale distruttivo di una bomba a mano, mentre entrare nello spazio aereo dell'Ucraina orientale, dove infuria una battaglia civile e le batterie contraeree sono operate da semi incompetenti, è una normalissima pratica, utile in ottica di risparmio carburante. Per non parlare delle procedure utilizzate ai banchi dell'immigrazione. L'aeroporto di Kuala Lumpur è dotato delle tecnologie più avanzate: nei database delle autorità vengono persino salvate delle copie delle impronte digitali dei visitatori. Eppure tra i passeggeri del volo MH370, quello scomparso a marzo di quest'anno, c'erano due iraniani imbarcatisi utilizzando un passaporto italiano e uno austriaco, entrambi rubati in Thailandia ben più di un anno prima, regolarmente denunciati e inseriti nella lista nera internazionale dei documenti sospetti. Ci si aspetterebbe che, quando documenti simili vengono passati al vaglio, sullo schermo degli addetti cominci a brillare un'enorme luce rossa, accompagnata da una sirena spaccatimpani. Niente di tutto ciò...welcome aboard sir, enjoy your flight! Evidentemente i due iraniani poi il volo non se lo sono proprio goduti, ma questo è un altro discorso. 

Osservo di nuovo il contenuto della teca, mi viene in mente una vecchia canzone di Elio e le Storie Tese, e provo a pensare a quale strofa avrebbero potuto cantare se si fossero trovati qui: ha detto mio cuggino che una volta un tizio vestito da sceicco ha costruito una catapulta a palle da golf con una sofisticata struttura di spazzolini e forchette, ne ha potenziato la gittata col gas di una bomboletta di lacca, di quella per signore mature, e l'ha quindi usata per tramortire una hostess, che ha poi tentato di scoparsi. 
Mio cuggino, mio cuggino...


L'acqua, un'arma di distruzione di massa

I paladini della legge - Manila, Filippine

Sì, sì, certo, come no...

Lascio le Filippine con un volo che via Bangkok mi porta a Zurigo. Ci sono rimasto sei mesi, troppi rispetto alle intenzioni iniziali, pochi per tutti i luoghi che che mi sarebbe piaciuto visitare. 

Mi è spesso stato detto di stare attento. Occhio ai borseggiatori, ai rapinatori, ai truffatori, persino agli assassini. E io all'inizio, vittima di un po' di naturale paranoia, li ho assecondati. Poi, come spesso accade, ci si adatta alle condizioni al contorno, o almeno alla percezione e all'idea che ce ne facciamo. Dopo qualche settimana me ne sbattevo completamente, e passeggiavo allegramente in vicoli bui, di notte, da solo, a volte persino un po' brillo, di ritorno da una tarda cena o da un locale con la musica dal vivo. Camminavo lungo marciapiedi che la gente utilizza per dormire (per mancanza di un posto migliore in cui farlo), tra bambini scalzi con abiti sbrindellati, uomini alcolizzati, donne semi-distrutte da dieci gravidanze. Gente povera, alla canna del gas, a cui persino pochi centesimi di euro possono cambiare la giornata. Non mi è mai successo nulla. Niente, nothing, nada, zero totale. Spesso non mi degnavano di uno sguardo, altre volte mi osservavano curiosi. In alcune circostanze qualcuno mi ha salutato, sorriso, o magari allungato una mano per chiedere un po' di elemosina.

L'unica volta che sono finito nei pasticci chi mi ha estorto del denaro vestiva un'uniforme azzurra, profumata e stirata, portava distintivo e pistola in fondina e si muoveva a bordo di una scintillante auto giapponese. Sono stato derubato da tre poliziotti. Solo da loro. Proprio da loro: quelli che dovrebbero difendere la gente dal crimine sono gli unici che hanno personalmente contribuito a rovinare l'idea che mi ero fatto del paese e dei suoi abitanti. 

Camminavo lungo le vie di Makati, non lontano da Burgos street, una zona un po' malfamata, diretto ad un bar con lo schermo gigante in cui volevo guardare una partita dei mondiali. Mi ero appena sbafato mezzo pollo allo spiedo in un posto in cui non vendevano birra. Avevo sete e ne ho comprata una al 7eleven. Camminavo con la mia bottiglia di San Mig light in un sacchetto di carta. Mi si è avvicinata un'auto bianca e ho pensato che fosse un taxi. Quando mi sono accorto che era una volante della polizia ho tentato di nascondere la bottiglia col corpo, ma era troppo tardi. Sì, ho cercato di non farmi beccare con la birra in mano perché avevo già sentito parlare di una legge che proibiva l'uso degli alcolici in pubblico. Ma la regola mi era sempre sembrata ipocrita, assurda, idiota, in un paese in cui gli introiti derivanti dalla vendita della birra costituiscono una fetta importante del PIL, e dove la polizia dovrebbe avere cose più importanti da fare. Inoltre non l'avevo mai vista applicare. Ero già stato in numerose località, avevo bevuto birra ovunque e l'avevo visto fare a tutti. Ma quella zona di Makati è un posto particolare, dove i proprietari dei bar sono in combutta con i negozianti, le autorità e le forze dell'ordine. E che la gente compri la birra a un terzo del prezzo e la beva in strada non fa comodo a nessuno. Se lo fa impunita, ovviamente. Altrimenti il fenomeno può rivelarsi un'ottima fonte di guadagno.

Avvertiti dalla guardia del negozio o dal buttafuori di qualche locale, i poliziotti sono partiti alla ricerca del delinquente (io), mi hanno scovato, mi hanno caricato in macchina, si sono addentrati in una via non illuminata e utilizzando uno strumento noto fin dall'antichità a chi ama abusare della propria forza, autorità, potere o posizione di vantaggio - l'intimidazione - mi hanno estorto qualche euro. Gli agenti puntavano a un bottino più pingue, ovviamente. Conscio del carattere maccheronico della situazione non mi sono però fatto prendere dal panico e ho contrattato la tangente. Già, la tangente: dopo avermi sgridato come un moccioso fresco di marachella i soldi che ho consegnato se li sono infatti messi in saccoccia. Nessuna ricevuta, niente tracce, ovviamente. Tutto ciò che mi è rimasto è il sapore nauseante di sorrisi beffardi, pessime battute e viscide strette di mano.

Prima di uscire ho chiesto cosa avrei dovuto fare della bottiglia di birra. "Ah, ora che hai pagato puoi pure bertela, ma quando la finisci ricordati di gettare il vuoto in un cestino, mi raccomando!" 

Che ci volete fare, in fin dei conti sono sempre poliziotti, il senso civico ce l'hanno termosaldato al DNA.
San Mig Light, l'acqua nazionale...

Sud est asiatico: test dello schifo

Avete intenzione di partire per un viaggio avventuroso, divertente o rilassante nel sud est asiatico? Se non siete preparati a trovarvi davanti queste scene è meglio che cambiate programma e destinazione. Oh, magari l'asettica Singapore può andare, ecco, ma solo quella eh...

Sesso alla Missionaria o atroce atto di cannibalismo? - Makati, Manila, Filippine

Blatte giganti si abbuffano col cadavere appiattito di un topolino - Makati, Manila, Filippine

Un golosone! - Bangkok, Thailandia

Stecchita e rinsecchita - Pattaya, Thailandia